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Legalizzazione cannabis. Cosa fare e cosa non fare
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Articolo di Vincenzo Donvito
13 giugno 2021 11:49
 
 E’ probabile che la legalizzazione della cannabis per quella parte che ancora non lo è (uso ricreativo, coltivazione ed autocoltivazione) sia nel prossimo futuro. Quello che sta accadendo in diversi Stati degli Usa è sempre stato un punto di riferimento per la politica nostrana e, in materia e non solo, il nostro legislatore non ha mai mostrato particolare lungimiranza.
Le direzioni per accelerare questo processo sono due: parlamentare ed extra-parlamentare.

Per la direzione parlamentare, l’impresa, nonostante tante disponibilità (quasi tutte di facciata, c’è sempre qualcosa di più importante a cui stare dietro...), appare ardua. Le opposizioni (quasi tutte opportunistiche e ideologiche) hanno avuto buoni risultati fino ad oggi e non si può escludere che continuino ad averle: le forme di ostruzionismo sono diverse ed efficaci. Occorre continuare, ovviamente, ma la realtà sembra che sia questa.

Per la direzione extra-parlamentare, relativamente al consenso, l’impresa sembra che sia a buon punto. Ma non basta. Occorrono iniziative diffuse, soprattutto in luoghi in cui ci sono le persone contrarie e con dubbi, per far meglio conoscere la realtà dei fatti, soprattutto degli effetti/conseguenze in quei Paesi dove la legalizzazione completa è tale. Le iniziative in corso, volutamente o meno da parte degli organizzatori, sembra che si rivolgano solo a chi ne è già convinto… “vizio” di molte manifestazioni, ma è importante che se ne abbia la consapevolezza per cercare di cambiare metodo.
La crescita del consenso negli elettori è importante perché non si può escludere che falliti i tentativi parlamentari, è agli elettori direttamente che occorrerà rivolgersi. E’ bene quindi non incancrenirsi sul percorso parlamentare ma capire quando lo stesso sia divenuto fine a se stesso e fare il salto verso il referendum.

Con la stagione referendaria che comincia dal prossimo luglio (legalizzazione eutanasia e riforma giustizia), è probabile che nuova fiducia verrà data agli elettori sul potenziale riformatore dello strumento referendario (come ci hanno insegnato i radicali di Pannella nel secolo scorso). Negli ultimi anni il referendum si è screditato per la caratterizzazione partitica che è stata data a quesiti che, invece, proprio per essere oggetto di referendum, devono essere trasversali ai partiti e solo giudicandi dalle opinioni dei singoli.
I quesiti eutanasia e giustizia sono in questa direzione. Lo stesso vale per la cannabis.
 
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