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Legalizzazione cannabis. Francia: il non-dibattito verso una nuova regolamentazione punitiva
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Articolo di Redazione
18 giugno 2018 11:58
 
 La messa a punto della "Mission interministérielle de lutte contre les drogues et les conduites addictives (Midelca)", della scorsa settimana, avrebbe dovuto far fischiare le orecchie, nel nome del diritto, alla fine della ricreazione in materia di cannabis ultra-light alla CBD. Vietando essenzialmente la vendita dei fiori di cannabis anche se non contengono più dello 0,2% di THC, che è stato il motivo del boom in crescita della cannabis ultra-light con l’apertura di molti negozi in queste ultime settimane un po’ dovunque in Francia.
Un conto al contrario degli altri Paesi
Ma se la legge era così chiara, perché il ministro della Sanità, Agnès Buzyn, ha ritenuto utile dire, domenica scorsa su RTL, che occorreva chiarirlo? Secondo lei, “questi coffee shop [che non hanno niente a che fare coi famosi coffee shop di Amsterdam poiché vendono solo della cannabis con un tasso di THC, il principio psicoattivo, inferiore a 0,2% -ndr] sono stati aperti grazie ad un zona grigia del diritto. Il diritto dice che la canapa può essere utilizzata a fini industriali quando contiene meno di 0,2% di THC. Non parla di prodotti in formato sigaretta, ma delle piante. Questi negozi invece aggirano il diritto sostenendo che le sigarette contengono meno dello 0,2% di THC”. E la ministra aggiunge: “Va da sé che occorre rivedere la legislazione e rivedere come rimettere ordine in tutto questo”, ha detto evocando un lavoro congiunto con la repressione delle frodi. “Oggi, tutte le vendite di cannabis per uso ricreativo, quando contengono del THC, qualunque sia la percentuale, è normalmente perseguibile. Ma è vero che la legislazione sullo 0,2% può essere un po’ sfocata”.
Si comprende male l’urgenza che c’era di levare questa mancanza di chiarezza nei Paesi europei dove si consuma la maggior parte di cannabis ricreativa, fortemente piena di THC e venduta al mercato nero. In materia di salute pubblica, di sicurezza ed anche di pragmatismo fiscale, il conservatorismo del governo è a modello di quel che accade nella maggior parte dei Paesi. Mentre in Canada, la legalizzazione a livello federale della cannabis ricreativa è imminente. In Francia la ministra deve essere soddisfatta che i negozi vendono della cannabis ultra-light alla CBD, dovranno chiudere da qui a qualche mese.
Ma lei, in quanto medico, al contrario si è mostrata favorevole sull’uso della cannabis a fini terapeutici, dicendo “mai ostile a ciò che può aiutare a lenire i dolori”: “Si possono estrarre le molecole antidolorifiche dalla cannabis per fare dei farmaci […], abbiamo già la struttura terapeutica”, ha sottolineato. Ma ha ribadito la sua opposizione ad ogni legalizzazione della cannabis ricreativa. “perché credo che sia un prodotto tossico e pericoloso, che stimola delle turbe cognitive soprattutto nei giovani, un gran numero di incidenti automobilistici… E stiamo lottando come dei matti per far sì che i francesi smettano di fumare perché si mettano a fumare della cannabis!”
Inchiesta preliminare
Ben lungi dal dibattito, che non è in corso in Francia, sulla cannabis CBD che può al contrario permettere ad una parte dei milioni di consumatori di cannabis classica (di cui nessuno nega gli effetti, soprattutto nei giovani) di avere un palliativo al loro consumo con un prodotto cugino che non è uno stupefacente. Era visibilmente più urgente, nel momento in cui la ministra ha riconosciuto lei stessa che la legislazione non è chiara, che un’indagine preliminare fosse aperta l’11 giungo dalla procura di Parigi. Quest’ultima, sui modi d’uso, acquisizione, trasporto, detenzione, offerta e cessione di stupefacenti, è stata affidata alla Brigade des stupéfiants et du proxénétisme (BSP), e deve permettere di verificare se il coffee shop di rue Amelot, rispetti la suddetta legislazione. Nel frattempo, in un sondaggio commissionato da Terra Nova e pubblicato l’11 giugno scorso, il 51% dei francesi si è detto favorevole ad “una regolamentazione della cannabis”, a condizione che la stessa resti vietata per i minori e per chi guida un mezzo di trasporto.
Da parte governativa, in materia di politica pubblica sulle droghe, ci si orienta soprattutto verso l’approvazione, per un maggiorene che fa uso di stupefacente (non solo la cannabis), di una “multa forfettaria penale” di 300 euro, ha detto il ministro della Giustizia, Nicole Belloubet ad aprile scorso. Questa multa, che “sarà possibile anche in caso di recidiva”, sarà a priori maggiore dei 150/200 euro previsti da un recente rapporto parlamentare. La piccola estremità del cannocchiale.

(articolo di Jonathan Bouchet-Petersen, pubblicato sul quotidiano Libération del 18/06/2018)
 
 
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