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Lezioni gender, scuola pubblica e libero dissenso. Un caso fiorentino
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Articolo di Vincenzo Donvito
2 dicembre 2020 11:50
 
Sulla rubrica "Piazza Signoria, voci della città" del 01/12/2020 è stato pubbicato questo testo:
In una scuola elementare fiorentina sono stati avviati dei progetti sulla differenza di genere e per il superamento del concetto maschio/femmina. Due genitori si sono opposti, hanno ritirato i propri bambini e li hanno iscritti ad un altro istituto.
C’è chi ha torto e chi ha ragione? No!
La scuola pubblica è legata ai meccanismi della democrazia, anche quella interna ai singoli istituti. Non è reato non essere eteresosessuali, ma per alcuni può essere peccato (anche se il papa della religione maggioritaria nel nostro Paese, Francesco, dice che non lo sia). Importante sarebbe non confondere il reato col peccato, il pubblico con l’intimo.
Se è così nella nostra Repubblica, i genitori dei due bambini sono liberi di scegliere. Basta che siano consapevoli che altrettanti corsi sul superamento del genere potrebbero esserci anche nel nuovo istituto. Non solo, non si può escludere che siano, per decisione ministeriale, introdotti in tutti gli istituti pubblici.
La nostra democrazia intima l’obbligo scolastico, ma consente di farlo nel pubblico o nel privato. In diverse scuole paritarie i nostri genitori non crediamo che avrebbero difficoltà a trovarne una in cui del gender (almeno nei corsi della scuola) non se ne parli proprio. E quindi, per essere liberi occorre pagare? Anche, in soldi e non solo. Esser liberi in democrazia comporta doversi adattare a ciò che decidono le maggioranze (io, per esempio, ho pagato ché alle elementari pubbliche a mia figlia è stato insegnato l’inno di Mameli, che proprio non mi piace), salvo il diritto di ognuno di esser libero in altro modo.
 
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