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La libertà di stampa è solo l'ultima delle libertà sotto attacco
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Articolo di Pietro Moretti
12 novembre 2018 13:18
 
Nonostante Matteo Salvini attiri su di sé le maggiori critiche di coloro che sono preoccupati per la tenuta democratica dell'Italia, è il Movimento 5 Stelle che aggredisce in modo sistematico le fondamenta della democrazia per come la conosciamo oggi.
E' vero, Salvini capeggia una forza politica xenofoba con forti tonalità razziste. L'uguaglianza di tutti gli individui di fronte alla legge, di qualunque colore o provenienza o religione, è certamente uno - se non il principale - dei valori fondanti della democrazia liberale diffusa nel cosiddetto Occidente, e la Lega rappresenta il suo principale avversario. Ma raramente questo partito politico ha aggredito in modo sistematico le istituzioni e gli istituti democratici di questa forma di governo. Se lo ha fatto, ha riguardato specifiche situazioni cui ha reagito con scompostezza. In ogni caso, oggi non potrebbe fare ciò che fa senza la complicità del suo partner di Governo.
Il Movimento 5 Stelle ha invece fatto dell'aggressione alla democrazia liberale il punto centrale del suo movimentismo. Beppe Grillo e i suoi seguaci hanno spesso invocato la chiusura del Parlamento e l'arresto in massa dei parlamentari, per sostituirlo con un sito Internet di proprietà dove il Capo politico indirizza votazioni "bulgare" da parte dei suoi fan. Invocando la democrazia diretta (dall'alto), ha convinto milioni di italiani che la democrazia rappresentativa è morta e corrotta, che il pluralismo partitico va sostituito con un movimento che rappresenta il 100% del popolo, che i Parlamentari debbano ubbidire al Capo pena l'espulsione e la gogna.
Le garanzie processuali e costituzionali dell'individuo vengono quotidianamente dipinte come strumento del potere costituito per mantenersi l'impunità. Si manomettono le procedure penali per combattere i corrotti, ma l'unico effetto sarà quello di consentire che il cittadino rimanga sotto stato d'accusa permanente. Proprio come accadeva e accade in ogni tirannia che si rispetti, le libertà vengono via via tolte in nome del Popolo.
La libertà di ricerca e informazione scientifica è altro bersaglio del M5S: anche in questo caso si utilizza la foglia di fico della democrazia diretta (dall'alto) per aggredire il pluralismo e l'autonomia dei saperi, cercando di imbavagliare e dirigere l'informazione scientifica. Evidentemente la campagna contro le vaccinazioni e le scie chimiche non stanno andando come ci si aspettava e si ha bisogno dell'aiuto della TV di stato per convincere i cittadini a non seguire le indicazioni della comunità medico-scientifica, additata come stampella dell'establishment.
L'insofferenza e l'aggressione alla libertà di stampa è quindi solo l'ultimo fronte del M5S. Per quanto possa non piacerci questo o quel giornale (e ce ne sono tantissimi che io detesto, pur sforzandomi di leggerli ogni giorno) è indiscutibile che nel suo complesso la libera stampa oggi offre un'informazione infinitamente più affidabile di Facebook o dei blog del Movimento 5 Stelle, così spesso meri amplificatori della disinformatia proveniente da Est. Eppure, milioni di italiani oggi pensano veramente che la libertà di stampa non sia altro che prostituzione legalizzata ("i giornalisti sono pennivendoli-puttane", ci spiegano gli intellettuali grillini).
Ma come è possibile che un attacco così massiccio e sistematico alle fondamenta delle nostre libertà sia accolto ormai da una rassegnata scrollatina di spalle? Come possiamo ignorare con tanta superficialità che le democrazie degenerano in tirannia proprio quando seguono leader politici che si presentano come unici e autentici portavoce del popolo?
Forse il problema sta nel modo in cui abbiamo insegnato i valori e i principi della democrazia e delle libertà individuali. Invece di insegnare la nascita, lo sviluppo e le possibili alternative agli istituti democratici, in un'atmosfera di libertà, pensiero critico e sperimentazione, abbiamo preferito la scorciatoia della catechizzazione dei cittadini alla sacralità delle istituzioni. Invece di ragionare insieme sull'organizzazione delle comunità locali, nazionali e sovranazionali nell'ambito del percorso di autentico apprendimento e crescita, abbiamo pigramente preferito trasmettere la democrazia come fosse una religlione, con i suoi riti anacronistici e verità indiscutibili. Il problema con il sacralismo civico è che nell'immediato può anche funzionare, ma quando l'illusione si schianta sugli scogli di crisi economiche e sociali, non rimane nulla. E chiunque può approfittarne per sacralizzare nuove forme di tirannia, inevitabilmente spacciandole per più democrazia.
 
 
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