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Lotta alle droghe in Francia. La riforma del proibizionismo
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Articolo di Redazione
5 luglio 2018 11:22
 
 “E’ tutta la politica penale fatta in questi ultimi anni in materia di traffico di stupefacenti che deve essere messa in discussione”. In una lettera di martedì 3 luglio, che il quotidiano Libération ha potuto consultare, il Sindacato della magistratura (SM) interpella di nuovo il ministro della Giustizia, Nicole Belloubet, sulle questioni in materia di lotta antidroga. E’ la terza lettera indirizzata dal sindacato alla cancelleria dopo che la polemica è esplosa. Ad ottobre, 70 poliziotti dell’Ufficio centrale per la repressione del traffico illegale di stupefacenti (Octris) avevano deposto le loro armi di servizio per denunciare il perseguimento in corso nei confronti di diversi loro colleghi, tra cui il caso più eclatante, François Thierry, incriminato per “complicità in traffico di stupefacenti” da due giudici della Giurisdizione interregionale specializzata (Jirs) di Parigi. Denunciando una “dottrina giudiziaria fluttuante” ed un “clima deleterio”, i poliziotti avevano minacciato di non “svolgere il loro servizio" nei procedimenti portati avanti dai giudici parigini, accusati di istruire i procedimenti “soltanto nei loro confronti”. All’epoca, il Sindacato della magistratura aveva denunciato “un grave attentato alla separazione dei poteri da parte delle pressioni esercitate sui magistrati di quell’ufficio e dalla procura, con l’intento di influenzare le inchieste in corso”, deplorando in proposito l’assenza di prese di posizione pubbliche da parte del ministro della Giustizia.
Lo stato degli informatori
In seguito, per calmare la situazione, il cancelliere ha fatto partire un gruppo di lavoro interministeriale che riunisce, sotto l’egida della Direction des affaires criminelles et des grâces, di rappresentanti della polizia nazionale, della gendarmeria nazionale e della dogane. Organizzati dal ministero della Giustizia, gli incontri si sono concentrati sui due principali motivi di discordia tra magistrati e inquirenti nelle questioni di stupefacenti: le consegne controllate e la gestione degli informatori. La gestione sorvegliata è una tecnica che che consente di far filtrare importanti quantità di droghe, sotto il controllo di un magistrato, sì da identificare i destinatari finali e smantellare le loro reti.
“Una pratica poliziesca sperimentata da diversi anni dagli inquirenti”, insistono i poliziotti dell’Ocrtis. Ma questa tecnica, messa in discussione da diverse indagini giudiziarie, sarebbe tuttavia stata largamente fuorviata da parte dell’Ufficio degli stupefacenti e dalla Direzione nazionale delle indagini doganiere, accusate di aver favorito l’importazione di quantità di droghe ben più consistenti di quelle sequestrate. Altro problema spinoso nelle indagini penali: lo statuto degli informatori, che appare sempre problematico nonostante i tentativi successivi di regolamentarlo. Questi personaggi sono registrati all’ufficio centrale delle fonti e pagati secondo un preciso regolamento, ma di per sé non compaiono mai nelle procedure. In effetti, esistono amministrativamente, ma non giudiziariamente. Questa situazione crea una insicurezza permanente, sia per queste spie che per gli agenti che hanno a che fare con loro. “E’ evidente che il meccanismo delle gestioni sorvegliate e l’intervento degli informatori nell’indagine, sono insufficientemente inquadrati, aprendo la via a delle derive così come a degli attentati al diritto ad un processo equo”, insiste il Sindacato della magistratura, che si lamenta di non essere stato preso in considerazione in questi gruppi di lavoro.
Una nuova procura nazionale
Secondo le nostre informazioni, diverse ipotesi sono oggi in gioco per uniformare le pratiche in corso. Riconoscendo una “imprecisione delle norme”, la cancelleria indica che una modifica legislativa è allo studio “sì da ottenere un quadro d’azione migliore per i servizi inquirenti”. Una nuova legge che crei delle norme per la gestione sorvegliata e la gestione delle spie, potrebbe essere parte del progetto di riforma della giustizia penale, che sarà discusso a partire da metà ottobre al Senato.
Ultima questione che crea preoccupazione: i problemi di coordinamento in materia di politica penale. Dopo la loro creazione, nel 2004, gli otto Jirs della Francia (Bordeaux, Fort-de-France, Lille, Lyon, Marseille, Nancy, Paris, Rennes) sono stati coinvolti in 3.145 indagini di grande criminalità organizzata, il 40% dei quali riguardavano il traffico di stupefacenti. Ma in questi ultimi anni, le disparità si sono accentuate tra le diverse giurisdizioni specializzate, alcune delle quali possono essere sembrate più liberali di altre. Per rimediarvi, la cancelleria sta pensando alla creazione di una nuova procura nazionale, che dovrebbe occuparsi nello stesso tempo di terrorismo e di crimine organizzato. Un progetto sostenuto dall’Eliseo, sottomesso ad arbitrati, che potrebbero anche nascere con la nuova legge di riforma della giustizia.

(articolo di Emmanuel Fansten, pubblicato sul quotidiano Libération del 05/07/2018)
 
 
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