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Low-cost. Luci ed ombre
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Articolo di Vincenzo Donvito
11 novembre 2018 18:00
 
 Mi è capitato di recente di dover acquistare un libro di un centinaio di pagine su Amazon: una edizione, tradotta dalla lingua inglese, della casa editrice francese “Librio”, per la scuola di mia figlia. Già al momento della ricerca sono rimasto stupito per il prezzo, 2 euro, ma informandomi ho saputo che è una caratteristica di questa casa editrice e della sua politica divulgativa (così come la casa editrice italiana “Millelire”).
Ma sono rimasto perplesso quando ho ordinato il libro, sabato pomeriggio e lunedì mattina già ce l’avevo. Pur se sono abbonato alla formula “Prime” di Amazon, la mia perplessità si è comunque manifestata per il costo complessivo dell’operazione, sempre e solo 2 euro. Ho pensato a tutto il processo: ordine arrivato ad Amazon e processato elettronicamente. Un umano ha preso il libro, lo ha messo dentro la busta di cartone su cui è stato attaccato l’indirizzo. Un qualche meccanismo ha chiamato il corriere. Che con un mezzo è andato presso il deposito di Amazon e poi, dalla loro centrale operativa di zona, lo ha affidato ad un camion che si è diretto verso la mia città. Arrivato, il pacchetto è stato smistato e consegnato al corriere della mia zona che, con un mezzo, lo ha portato fino al mio indirizzo, dove è sceso, ha suonato il campanello, ha atteso, ha interloquito con me, mi ha fatto firmare ed è ripartito col suo mezzo. La consegna, ovviamente, è risultata eseguita tutto in modo elettronico grazie al ricevitore in possesso del corriere che mi ha fatto firmare. Grossomodo è questo il meccanismo (forse mi sono perso qualche passaggio o qualche automatismo dello stesso, ma non cambia molto). Ah, poi ci sono ovviamente anche le tasse che tutti questi soggetti devono pagare, e che sono incluse nei 2 euro.
Non credo che Amazon e la casa editrice Librio ci guadagnino su questa transazione. Non conosco i loro bilanci (Amazon, casa editrice e corrieri), ma presumo che da qualche altra parte avranno ingressi che lascino un po’ di margine per far fronte a queste transazioni di 2 euro. Ovviamente non ho potuto non pensar alle più celebri low cost, quelle aeree…. ma lì, in qualche modo, tra bagaglio, servizio di ristoro a bordo, check-in strani e penali per qualche cambio che sono spesso più alte del costo del biglietto, un po’ di operazioni per introitare soldi ci sono. Qui, col mio libro di quasi cento pagine, questi margini non li vedo da nessuna parte. Sempre ovviamente non ho potuto non pensare alla precarietà di molte di queste compagnie aeree low-cost (soprattutto quelle che, esistendo spesso solo per marketing e deregolamentazione della concorrenza, non hanno giganti del cielo alle spalle, ma sono sono tentativi di business). Ma Amazon precaria, almeno al momento, proprio non ce la vedo, così come i corrieri che utilizza (aziende navigate), e non so della casa editrice francese (anche se alle spalle ha un colosso come Flammarion).
E’ qui che nasce la mia riflessione su questo mercato, partendo da un dato di fatto: io – e non credo di essere un marziano – anche se avessi speso 8 euro (il quadruplo!) per quel libro e tutto l’ambaradan che ho ricordato per farlo giungere al mio indirizzo, avrei sempre avuto la certezza di aver speso poco. Otto euro che, invece, rispetto ai 2 euro incassati, avrebbero sicuramente fatto la differenza per produttore, venditore e distributore. Perché così non è stato? La risposta banale e buona per tutte le occasioni sarebbe: è il mercato, bellezza! Risposta che potrei accettare se avessi avuto a che fare con una promozione, una svendita, un’offerta speciale… ma non si trattava di niente del genere, ma solo una banale ordinarietà. C’è qualcosa che non mi torna. L’ordinario, in una economia capitalistica di mercato (come in linea di massima è anche la nostra) si basa sul dare/avere, con dei margini che nel caso che sto trattando non solo non vedo, ma mi danno numeri negativi. Ho provato a chiedere a mia figlia dodicenne, che sta fruendo di questo acquisto, che cosa ne pensa; la sua risposta è stata agghiacciante nel suo essere scontata, distratta e superficiale: di che ti lamenti, che costa troppo poco… Non le ho spiegato che domandavo solo per lenire i miei dubbi sulla solidità dell’economia che la riguarda e la riguarderà, il suo futuro soprattutto. Ma la sua risposta mi è servita a darmi, in un certo modo, il polso del cosiddetto senso comune, probabilmente lo stesso che - non all’età di mia figlia - pretende che diversi prodotti e servizi siano gratis, mentre in un’economia di mercato è giusto e doveroso che non lo siano (energia e trasporti pubblici, per esempio)… quelli che io, e non solo, chiamo retaggi di una cultura e una pratica monopolista che - per il nostro Paese - hanno terminato la funzione di recupero assistito dell’economia dopo il disastro e la giusta sconfitta nella seconda guerra mondiale. Retaggi che se si manifestano anche in una ragazza di dodici anni, sono a mio avviso preoccupanti. Ma è così, ed è bene saperlo.
E finiamo sui 2 euro. Gli scenari di chi fa queste scelte economiche sono di diversi tipi. Sicuramente non durevoli, a detrimento di qualità e certezze, sue proprie e più in generale per tutti (si pensi agli specifici indotti). Visto anche che abbiamo disquisito non di prodotti che vengono da Paesi dove le materie prime e la forza lavoro hanno prezzi ridicoli se confrontati con quelli nostri (il caso più eclatante è il tipico negozio “cinese” in cui si trova tutto a prezzi incredibilmente bassi, non giustificati neanche dalla frequente scarsissima qualità). Abbiamo invece parlato di un’azienda, Amazon, che opera (nella fattispecie) in Italia/Europa, che usa servizi e corrieri del mercato italiano/europeo.
Concludiamo con un parallelo. Sul mondo del lavoro. I disperati che, spesso anche per 2 euro l’ora, raccolgono pomodori e altri prodotti simili nelle nostre campagne. Disperati che spesso vengono dal terzo e quarto mondo e che sono presenti illegalmente sul nostro territorio. Grazie a loro, uno dei nostri cibi preferiti e usati, il pomodoro, è presente sul mercato a prezzi molto bassi. Ma cosa succede a chi ha raccolto questi pomodori? Quali costi, per tutta la comunità, comporta il loro sfruttamento lavorativo e umano? Alti e, alla fine, il pomodoro ci costa molto di più. Riportando il parallelo al libro di 2 euro… cosa comporta questa illogica “concorrenza della concorrenza” sulla nostra economia? Siamo sicuri che ogni azienda privata riesca ad assorbire su se stessa una produzione e un lavoro che gli costa più di quanto incassa? E su chi ricadono questi deficit?
 
 
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