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La narco-violenza in Messico
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Articolo di Redazione
1 ottobre 2017 12:52
 
 La violenza che colpisce la societa’ messicana e’ causa ogni anno di migliaia di morti e di sparizioni. Giornalista a “La Jornada”, uno dei rari media indipendenti del Paese, corrispondente dell’agenzia France Press-AFP, Sergio Ocampo, 62 anni, e’ di Guerrero, uno degli Stati messicani piu’ coinvolti dai trafficanti di droghe. Essendo uno dei rappresentati delle professioni piu' colpite dagli assassinii, ci spiega nel dettaglio le origini della violenza.
D. Il Messico e’ uno dei Paesi piu’ pericolosi per i giornalisti. Qual e’ l’ampiezza del fenomeno?
R. 103 giornalisti son stati assassinati dall’anno 2000, soprattutto nei tre Stati piu’ toccati (Veracruz, Chihuahua e Guerrero), e 11 dall’inizio dell’anno. La mortalita’ nella nostra professione fa parte di un clima di violenza ben piu’ largo. Sotto il mandato del presidente Felipe Calderon (2006.2012), ci sono stati 120.000 morti e 30.000 persone scomparse. Dopo la situazione si e’ aggravata. Nel mio Stato, Guerrero (3,5 milioni di aitanti), 1.500 persone sono morte da gennaio. Acapulco e’ la citta’ piu’ violenta del Paese, seguita, in terza posizione, da Chilpancingo, la capitale dello Stato.
D. Perche’ questo picco di violenza sulla costa del Pacifico?
R. Perche’ essa e’, dal 1990, sulla rotta del narcotraffico. La cocaina colombiana sale verso gli Stati Uniti per via terrestre o marittima. Il principale porto del Guerrero vede anche lo smistamento delle amfetamine che vengono dalla Cina, che contribuiscono ad alimentare dei laboratori clandestini, e lo Stato, luogo di notevole produzione di marijuana -la famosa “dorata di Acapulco”- ha anche visto proliferare la coltivazione del papavero: il messicano ha la reputazione di essere buono quanto quello afghano. Sono stati recensiti 30 gruppi di narcotrafficanti in Guerrero, 13 nella sola citta’ di Acapulco.
D. Ci immaginiamo che questi gruppi si fanno la guerra tra loro…
R. Certamente, si scontrano per il controllo dei territori e delle strade. Per la loro bassa manovalanza, usano giovani tra 12 e 25 anni, che uccidono e sono uccisi. Fino al 2012, il cartello di Chapo Guzman controllava il traffico sulla costa pacifica. Dopo, Ii cartelli si sono uccisi fra di loro. Il fatto nuovo e’ che sempre di piu’ le donne sono vittime di esecuzioni sommarie e che i sequestri si moltiplicano. L’estorsione di fondi attraverso “sequestri lampo” comporta spesso la morte dell’ostaggio, anche se il riscatto e’ stato versato. Ci sono delle persone scomparse ufficialmente e gli altri, perche’ le famiglie non osano dirlo per paura di rappresaglie. E questo coinvolge anche giovani e bambini.
D. Le indagini sull’infiltrazione dello Stato centrale e degli Stati federati da parte dei narcotrafficanti, sono la causa degli assassinii dei giornalisti?
R. I nostri colleghi cercano in effetti di andare al di la’ dei fatti criminali. Talvolta, alcuni toccano interessi degli Stati e delle forze armate legati al narcotraffico. Semplice aneddoto: sono andato a 70 Km dalla capitale di Guerrero a vedere delle coltivazioni di papavero per le quali gli Stati chiedono la legalizzazione per fini terapeutici. Ho chiesto ad una contadina come le derrate lasciavano i campi. E mi ha risposto che degli elicotteri venivano a cercarle: blu, verdi e grigi. Traduzione: quelli della polizia federale, quelli dell’esercito e quelli della marina nazionale. Bene! Quando i giornalisti sono minacciati, i poteri pubblici fanno loro notare che “vanno troppo lontani” e mettono cosi’ in pericolo la propria vita. Di fatto, e’ pericoloso per un giornalista messicano fare il proprio mestiere, sia che siano di cronache locali o che lavorino per un media nazionale. Posso citare tre casi che conosco bene: Javier Valdez Cardenas, Miroslava Breach Velducea e Cecilio Pineda.
D. Chi sono?
R. Il primo, cirrisponde de “La Jornada” nello Stato di Sinaloa, e’ stato ucciso ad aprile del 2017 davanti agli uffici dove lavorava. La seconda e’ stata uccisa a marzo, davanti a casa sua, mentre accompagnava i suoi figli a scuola: faceva delle indagini sulle piantagioni di marijuana e il narcotraffico. Il terzo era corrispondente di “El’Universal” a Messico e denunciava le incursioni del narcotraffico nei villaggi: e’ stato assassinato il 2 marzo a Guerrero.
D. La stampa puo’ proteggersi?
R. Difficilmente. Il governo propone di impegnare dei poliziotti locali per la loro protezione, ma i colleghi hanno dei dubbi perche’ gli agenti ne approfittano per infiltrare le famiglie e queste sono diffidenti. Inoltre, e’ quasi impossibile fare indagini sul terreno quando si e’ affiancati da un poliziotto. Il lavoro della stampa e’ pero’ indispensabile: e’ diventato anche un legame tra popolazione e governanti al posto dei partiti ormai discreditati.
D. Cosa sperano i giornalisti messicani?
R. Che piu’ colleghi stranieri vengano a fare dei reportage perche’ essi si sentono molto soli. Coprire i terremoti, va bene, ma ci sono anche dei terremoti sociali e bisogna venire ad osservare il periodo pre-elettorale che si avvicina. E se i colleghi accettano di lasciare le grandi citta’ per vedere cio’ che accade nei villaggi della sierra, potranno constatare a qual punto le elezioni sono coinvolte in un acquisto massiccio di voti.
D. Cosa succede esattamente?
R. Ci sono 53 milioni di poveri in Messico, e il Paese conta 48 diversi gruppi di indiani. Nei villaggi, l’analfabetismo e’ enorme, e nella mentalita’ indiana, lo scambio di regali e’ una pratica corrente ed apprezzata. Che si tratti di soldi o di cibo, e’ facile organizzare frodi a cavallo delle elezioni.
D. Questo stato avanzato di corruzione lascia una qualche speranza di cambiamento?
R. Il male del narcotraffico colpisce tutti i livelli del potere. E per questo e’ difficile rimediarvi. La speranza si chiama, puo’ darsi, Andres Manuel Lopez Obrador, “AMLO”, che si presenta per la terza volta in nome del Morena, il Movimento di rigenerazione nazionale. nell’ambito dello scrutinio uninominale ad un turno, puo’ avere una qualche possibilita’.

“Il fatto nuovo e’ che sempre di piu’ le donne sono vittime di esecuzioni sommarie e di sequestri”.
E’ uno scandao nazionale tutt’ora vivo, tre anni dopo i fatti. Il 26 settembre 2014, un gruppo di studenti della scuola normale rurale di Ayotzinapa e’ stato arrestato a Iguala dalla polizia di Guerrero. Come sono finiti nella mani di un grupp mafioso? Il dramma ha fatto 6 morti, 27 feriti e 43 dispersi. Dice Sergio Ocampo: “Il governo si e’ impegnato a fornire, verso il 15 ottobre, i risultati di una nuova indagine sulla loro scomparsa. Siccome c’e’ un’elezione presidenziale nel 2018, puo’ darsi che lo Stato si rassegni a sacrificare dei dirigenti politici e qualche graduato dell’esercito per riprendere in mano la situazione. In Guerrero, gli studenti stanno protestando notevolmente, grazie anche a numerosi movimenti sociali, tra cui quello dei contadini ecologisti, anch’essi vittime di assassinii.

(Intervista di Christophe Lucet, pubblicata sul quotidiano Sud Ouest del 01/10/2017)
 
 
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