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Narcos Mexico. Il capo dei capi del cartello di Guadalajara era un altro
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Articolo di Redazione
5 settembre 2020 17:47
 
La storia del traffico di droga in Messico è ampiamente legata al cartello di Guadalajara, la prima organizzazione criminale a dominare il traffico di droga su larga scala. I suoi tre fondatori, tutti di Sinaloa, sono stati anche i primi trafficanti di droga a mobilitare diversi governi per la loro cattura.
Rafael Caro Quintero "El Narco de Narcos", Ernesto Fonseca Carrillo "Don Neto" e Miguel Ángel Félix Gallardo erano negli anni ottanta tre degli uomini più potenti del Messico che si sono confrontati con l'alta società come con la classe politica.
A proposito del Cartello di Guadalajara c'era sempre l'idea che il capo fosse Félix Gallardo, che era anche conosciuto come "Il capo dei capi", riferendosi al fatto che era quello che muoveva tutto e aveva i migliori contatti nelle più alte sfere.
Miguel Ángel Félix Gallardo, detenuto nel 1989

Il cartello è diventato uno dei più potenti del Messico grazie al suo rapporto con i cartelli colombiani attraverso un accordo con il trafficante di droga Juan Matta-Ballesteros.
Finora si è sempre fatto notare che "Don Neto" avrebbe contribuito all'organizzazione criminale con la sua esperienza nel traffico di droga grazie ai suoi contatti negli Stati Uniti e in Colombia, oltre ad aiutarli ad elaborare le loro strategie.
Tuttavia, Héctor Berrellez, ex agente della United States Anti-Drug Agency (DEA) ha sostenuto fermamente in un'intervista a Infobae Mexico che il vero capo all'interno del cartello era sempre Ernesto Fonseca, che aveva persino accesso a dove Félix Gallardo non poteva entrare.
Berrellez ha coordinato la cosiddetta operazione "Leyenda" in Messico negli anni '80, iniziata nel 1985 e culminata nel 1989 con l'arresto di Miguel Ángel Félix Gallardo, che a quel tempo era uno dei maggiori trafficanti di cocaina al mondo.
Il sequestro di Camarena mise in evidenza la complicità tra autorità di polizia e narcotrafficanti

L'operazione è iniziata dopo l'omicidio dell'ex agente della DEA, Enrique Camarena Salazar, con l'obiettivo di catturare i colpevoli del rapimento, della tortura e della morte di "Kiki". I primi sospettati furono Miguel Ángel Félix Gallardo, Ernesto Fonseca Carrillo e Rafael Caro Quintero.
Berrellez ha sottolineato che una delle grandi difficoltà nel condurre indagini in Messico è la notevole infiltrazione dei cartelli della droga nelle polizie e nelle più alte sfere dei poteri.
"(I trafficanti di droga) si sono sentiti protetti, come faranno ad arrestarli se il presidente stesso li ha protetti, pensavano di essere impuniti, proprio come la CIA", ha detto in un'intervista.

Il vero "capo dei capi"
Don Neto era convinto che i suoi contatti e il suo potere lo avrebbero fatto sempre uscire dal carcere

Berrellez ha spiegato che i tre fondatori del cartello erano protetti da molti agenti locali e dalla ex direzione federale della sicurezza (DFS), e che ognuno aveva la propria squadra di guardie del corpo.
Chi dava gli ordini, ha assicurato, era "don Neto", che aveva anche imposto all'organizzazione i vecchi codici della droga.
"Le regole erano che non interferissero con i cittadini e se le avessero infrante avrebbero avuto a che fare direttametne con lui".
"Quello che aveva tutto il controllo era il vecchio Fonseca", ha detto Berrellez, sollevando polemiche dopo aver partecipato alla serie di documentari The Last Narc (L'ultimo infiltrato), dove anche l'ex guardia del corpo di "Don Neto" assicura che due ex presidenti del Messico hanno consumato droga con lui.
Grazie a questi rapporti, il giorno del suo arresto ha chiesto ai suoi uomini di arrendersi, perché pensava che fosse tutto a posto. E ogni volta che si presentava alla polizia, appariva sorridente e faceva il segno dell'amore e della pace.
Ernesto Fonseca Carrillo e l'agente della DEA

"Don Neto", nato a Badiraguato, Sinaloa, il 1 agosto 1930, è zio dei trafficanti di droga Amado Carrillo Fuents "El Señor de los Cielos" e Vicente Carrillo Fuentes "El Viceroy".
Le autorità statunitensi segnalarono che durante una festa di Natale del 1984, organizzata da "Don Neto" e alla presenza di Caro Quintero, era previsto il rapimento e l'omicidio di Camarena Salazar, che era riuscita a infiltrarsi nell'organizzazione criminale.
Tuttavia, la DEA lo ha tenuto sotto controllo dal 1982, quando hanno scoperto le sue operazioni di riciclaggio di denaro a San Diego.
Fonseca Carrillo insieme a Caro Quintero è stato condannato a 40 anni di carcere per l'omicidio e il rapimento di Camarena e del pilota Alfredo Zavala Avelar.
Dopo aver trascorso 30 anni in prigione, la Corte Suprema di Giustizia della Nazione (SCJN) gli ha concesso il beneficio di scontare il resto della pena agli arresti domiciliari, una concessione ai detenuti che hanno già scontato la maggior parte della loro pena. Fu comunque condannato in età avanzata e con gravi problemi di salute. Adesso è quasi cieco e ha un cancro al colon.

(articolo di Juliana Fregoso, pubblicato su Infobae del 04/09/2020)
 
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