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Net-neutrality. In Usa non esiste più
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Articolo di Redazione
12 giugno 2018 12:41
 
 Si era creduto che fosse stata salvata. Ma, da lunedi’ 11 giugno la neutralità di Internet non esiste più in Usa. Il voto che avrebbe potuto ristabilire questo principio alla Camera dei rappresentanti, non c’e’ stato. Di che si tratta? Formalizzata nel 2003 da Tim Wu, professore all’Università della Colombia, la neutralità di Internet assicura l’esistenza di una rete che trasmette tutti i dati col metodo più efficace possibile e senza nessuna discriminazione. Sia che si sia clienti del maggiore provider del proprio Paese che del più piccolo, si beneficia dello stesso tipo di accesso ad Internet. Con la fine della neutralità, in Usa, i fornitori di accesso possono fare proposte di accessi privilegiati a certi siti, mediando accordi (e quindi pagamenti) coi fornitori di contenuti, rendendo possibile un “Internet a due velocità”. Questo sistema penalizza i più piccoli, che non hanno i mezzi dei GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon) per assicurare un accesso ad alto rendimento ai loro siti.
Altra faccia della medaglia: ormai, i grossi operatori americani sono liberi di bloccare o di far pagare di più l’accesso ad un sito, ad un’applicazione o ad un servizio. In modo del tutto legale.
Questa misura esiste da sei mesi. A dicembre, la Federal Communication Commission (FCC), incaricata della regolamentazione delle telecomunicazioni, ha votato tre contro due la soppressione di questo principio, considerato dal suo presidente, Ajit Pai, come “inutile e dannoso”. Una corsa contro il tempo é cominciata. Dopo diverse mobilitazioni, i manifestanti hanno avuto speranza lo scorso 16 maggio, quando il Senato americano ha respinto a maggioranza la decisione della FCC. Ma, un voto analogo della Camera dei rappresentanti era necessario per salvare questo principio adottato durante l’amministrazione Obama. Voto che non c’é stato.
Il gruppo democratico al Senato ha inviato di recente una lettera al presidente della Camera dei rappresentanti, Paul Ryan, chiedendogli di organizzare un voto il più presto possibile. “E’ essenziale che votiate la risoluzione per preservare la neutralità di Internet sì da proteggere le famiglie della classe media, i consumatori, gli agricoltori, le comunità di colore, gli imprenditori e tutti coloro che hanno bisogno di un Internet libero e aperto”. Perche’ questo provvedimento sia adottato, é necessario il voto della Camera. Ma per il momento, niente é stato previsto.
Il ritorno al vecchio sistema é compromesso. Al Senato, le forze politiche hanno quasi lo stesso numero di rappresentanti e la vittoria pro-neutralità é stata possibile solo grazie alla defezione di tre repubblicani. Una situazione poco probabile alla Camera dei rappresentanti, dove i repubblicani sono 238 e i democratici 193. Non solo, ma anche se il voto fosse favorevole, la risoluzione necessiterebbe anche della firma di Donald Trump. Che é quello che ha nominato Ajit Pai alla guida della FCC poco dopo il suo arrivo al potere, persona conosciuta come contraria alla neutralità.
Opposizione in tribunale
Per i sostenitori della neutralità, la speranza é nella mobilitazione dei politici e dei professionisti del settore. Un mese dopo la decisione della FCC, il governo del Montana aveva approvato una legge per obbligare i fornitori di accesso ad Internet a rispettare la neutralità nel proprio Stato. Un esempio poi seguito da altri Stati, come New York, New Jersey e la California. Nel frattempo la FCC ha ricordato che con tali leggi questi Stati rischiano di essere giudizialmente perseguiti perché la loro azione s’impone su tutti gli altri, senza eccezione.
Alcuni hanno scelto di andare nei tribunali. Negli uffici die procuratori generali di 22 Stati, diversi gruppi hanno fatto causa contro la FCC: l’azienda Mozilla (sviluppatore nel browser libero Firefox) e le associazioni Free Press e Public Knowledge. Iniziative che potrebbero ricevere il sostegno della Internet Association. Da gennaio, quest’ultima, che raggruppa una quarantina di grandi imprese del settore digitale (come Amazon, Google, Facebook e Netflix) aveano annunciato di sostenere le iniziative per difendere la neutralità.

(articolo di Corentin Lacoste, pubblicato sul quotidiano Libération del 11/06/2018)
 
 
 
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