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Il nostro quotidiano con le droghe illegali
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Articolo di Vincenzo Donvito
22 ottobre 2013 15:19
 
A Palermo, un bimbo di tre anni, all'asilo dice: “mio padre vende il fumo”. Un uomo armato di coltello fa irruzione al pronto soccorso di Montecchio Emilia pretendendo morfina. Un ragazzo di 16 anni, a Como, ha la sua centrale di spaccio di droga dentro la sua stessa scuola.
Sono solo alcuni episodi di cronaca di questi ultimi giorni che hanno a che fare con le droghe illegali. Crediamo che ce ne potrebbero essere a iosa, ma questi tre sono significativi per tipologia e dislocazione geografica. Un bimbo, un ragazzo minorenne e (presumibilmente) un malato.
Il bimbo -come dicono gli inquirenti che hanno rivelato l'affermazione grazie ad una intercettazione telefonica sul babbo dello stesso bimbo- "fa ben comprendere come l'attivita' di spaccio in queste famiglie sia spregiudicata e intrinsecamente legata alla quotidianita'".
Il ragazzo minorenne e' un segnale di come il fenomeno spaccio di sostanze illegali sia diffuso, al punto che la spregiudicatezza dei luoghi e dei modi si fa gioco anche di quelle che dovrebbero essere le piu' semplici precauzioni in un mercato altrettanto illegale: sedicenne e scuola come centrale operativa..
Il malato -che non puo' essere altro che tale- e' preso dalla disperazione per l'insopportabilita' del dolore e la difficolta' della prescrizione medica oppure per la sua tossicodipendenza che si nutre sempre nell'illegalita'.
Quello che probabilmente avra' meno danni nel suo futuro e' il bimbo.
Tre episodi figli dell'illegalita' in cui certe sostanze diffusissime sono mantenute. Sostanze proibite, bandite, messe all'indice ma che sono ad un livello tale di penetrazione sociale ed economica che e' impensabile poterle buttare fuori della nostra quotidianita'. Milioni di persone in tutto il mondo sono come i protagonisti dei nostri tre episodi. Ed altrettanti milioni di persone al mondo vivono grazie a questo mercato illegale: dal contadino marocchino o colombiano o afghano ai vari livelli di trafficanti. Impensabile, senza danni che probabilmente sarebbero peggiori di quelli attuali, dare segnali e fare azioni di maggiore fermezza: cioe' combattere in modo piu' agguerrito produttori, coltivatori, narcotrafficanti, trafficanti, spacciatori, consumatori. Pensabile, invece, appropriarsi -noi Stato, noi societa' non clandestina- del mercato e gestirlo nella legalita', coi relativi risvolti culturali e comportamentali perche' ognuno sia consapevole -ed aiutato ad esserlo in un clima sereno solo come la legalita' puo' produrre- di cio' che decide di mettere dentro il proprio corpo e il proprio cervello.
Un invito alla riflessione che speriamo si estenda anche all'azione di ognuno in questo senso. Azione civica e culturale, sociale e politica. Perche' stiamo parlando di un fenomeno che, in tutti questi anni in cui e' stato affrontato coi metodi attuali, ha contaminato tutti gli ambiti della nostra vita pubblica e privata.
 
 
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