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Obsolescenza programmata. Una zanzara contro Apple. Il primato della politica sull’economia
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Articolo di Vincenzo Donvito
8 febbraio 2020 9:44
 
 La zanzara che ha punto Apple è quella dell’Autorità francese della concorrenza (DGCCRF): una multa di 25 milioni per “pratiche commerciali scorrette”. Si tratta dell’invecchiamento accelerato che Apple ha indotto in alcuni modelli di iPhone con un aggiornamento del sistema operativo iOS (10.2.1 e 11.2). Secondo l’azienda di Tom Cook si trattava di un aggiornamento per non compromettere la durata della batteria, ma per chi ha denunciato la vicenda all’Antitrust si trattava di spingere all’acquisto di nuovi modelli. L’Autorità ha dato ragione ai denuncianti e Apple, per non andare al processo e coinvolgere la sua immagine, ha accettato un accordo penale, ed ha pagato 25 milioni.
Lapidario e sintomatico il commento della Apple: “Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare prodotti sicuri e apprezzati dai nostri clienti”.

Una “neutralità” che va di pari passo con le rimostranze che la stessa azienda ha fatto e continua a fare contro la possibilità che ci sia uno standard unico europeo per i caricatori dei telefonini: ''Riteniamo che una regolamentazione sulla standardizzazione dei connettori installati in tutti i tipi di smartphone soffocherebbe l'innovazione invece di incoraggiarla, e danneggerebbe i consumatori in Europa e l'economia in generale''. In questi giorni il Parlamento europeo, con una grande maggioranza (583 a 40) ha approvato una risoluzione in materia che “esorta la Commissione a garantire che i consumatori non siano più costretti ad acquistare un nuovo caricabatteria con ogni nuovo dispositivo, in modo da consentire una riduzione del volume di caricabatteria prodotti ogni anno” (quindi anche una motivazione ambientale). Comunque non c’è da sperarci più di tanto perché si parla già che ne verrà fuori una raccomandazione e non una normativa.

La puntura dell’Antitrust francese dovrebbe minare la missione che la Apple dice di svolgere nel mondo per il bene dell’economia, dove per “economia” intende quella che ha origine dalle sue aziende e ritorno sulle stesse aziende… il resto (sempre secondo loro) gira intorno al loro business.
Nessuno mette in discussione la carica innovativa ed economica che le produzioni della Apple hanno avuto e continuano ad avere nel mondo. Ma questo riconoscimento non si può trasformare in una sorta di diritto superiore che questa azienda (e non solo) crede di avere rispetto alle norme dei vari Paesi del mondo. Norme che dovrebbero valere per la piccola impresa come per le multinazionali che operano negli specifici territori.
Nel nostro caso si tratta di una questione che i vari Parlamenti nazionali, e le istituzioni europee, hanno già affrontato: l’obsolescenza programmata, cioè stabilire a priori quanto un oggetto debba durare sì a indurre all’acquisto dei modelli successivi. Tutto questo con ampia pubblicità e stimoli delle bontà dei nuovi prodotti rispetto a quelli che vengono considerati superati… e si sa, la pubblicità spesso induce bisogni che non è detto che siano proprio tali. Se a questa pubblicità di aggiungiamo anche che il nostro “vecchio” telefonino (che magari soddisfa le nostre esigenze) comincia a non funzionare come prima.. grazie ad un aggiornamento che ci viene chiesto per non compromettere la durata della batteria… le produzioni e i profitti di chi è convinto di avere in mano le redini dell’economia, è garantito.

Questa vicenda ci deve anche indurre ad un’altra constatazione/riflessione. Che l’economia di un Paese, e del mondo, non deve essere decisa da aziende private o pubbliche, per quanto eccellenti possano essere le loro produzioni. E’ la politica che deve tenere in mano le redini dell’economia. Perché la politica, nei nostri sistemi democratici, è espressione dei cittadini, mentre le aziende fanno solo il loro interesse (e sarebbe anomalo che non lo facessero).
 
 
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