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L'ondata di calore in Europa ha le caratteristiche del cambiamento climatico
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Articolo di Redazione
28 luglio 2018 13:01
 
 Sono venti anni che il cambiamento climatico era una nozione astratta che si poteva vedere nei progetti scientifici. E’ incredibile come oggi si veda l’ondata di calore in Europa con tutte le caratteristiche di questo riscaldamento climatico”. Dichiara Geert Jan van Oldenborgh, ricercatore all’Istituto meteorologico reale dei Paesi Bassi. Con diversi climatologi della rete internazionale World Weather Attribution, ha pubblicato venerdì 27 luglio uno studio che attribuisce l’ondata di calore estremo che sta vivendo l’Europa dal mese di maggio, dalla Scandinavia alla Grecia, al riscaldamento mondiale dovuto alle attività umane.
Si tratta di una pratica complessa quella che hanno affrontato questi ricercatori. A partire dai rilevamenti meteorologici in sette stazioni attraverso l’Europa (Irlanda, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Svezia e due in Finlandia), hanno potuto stabilire essenzialmente che il cambiamento climatico ha moltiplicato per due le probabilità di punte estreme di calore a Dublino in Irlanda, per 3,3 a De Bild nei Paesi Bassi, e anche per 5 a Copenaghen.
“I modelli di proiezione scientifici corrispondono alle osservazioni fatte sul terreno”, spiega Friederike Otto, vice-direttrice dell’Istituto sui cambiamenti ambientali dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, che ha partecipato anch’essa a questo studio. In Europa centrale, si osserva anche un aumento delle temperature più rapido del previsto. “Con questo rapporto, vogliamo mostrare che il riscaldamento del clima non è solo una media mondiale, ma che esistono delle importanti disparità dove vivono gli umani, anche in seno all’Europa”, dice la ricercatrice.
Una serie di record mondiali
Per quanto riguarda l’ondata di calore che si sta vivendo in Scandinavia da due mesi, gli scienziati del World Weather Attribution stimano che il cambiamento climatico provocato dall’essere umano aumenta le probabilità di questi estremi in quella regione, senza poter stabilire a qual punto. La variabilità dei fenomeni meteorologici atmosferici è troppo aleatoria per definire un dato preciso.
Secondo l’Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica americana (NOAA), l’Europa ha vissuto il suo secondo mese di giugno più caldo mai registrato, dopo la canicola del 2003. Alcun Paesi, come il Regno Unito e la Danimarca hanno anche cambiato colore, passando dal verde al giallo, come fanno vedere le immagini satellitari dell’Agenzia spaziale europea.
Il continente europeo non è il solo ad essere stato toccato. 41,1 gradi a Kumagaya, a nord-ovest di Tokyo. 51,3 gradi a Ouargla in Algeria. 48,9 gradi a Chino, alla periferia di Los Angeles. 36,6 gradi nell’area metropolitana di Montréal. 42,7 gradi a Baku in Azerbaijan. 40,5 gradi a Tblissi, in Georgia. 32,5 gradi a Kvikkjokk, in Svezia, vicino al circolo polare.. Altrettanti record di temperature (dall’inizio dei rilevamenti) si registrano anche per il solo mese di luglio. Queste situazioni estreme provocano siccità, incendi e picchi di consumi di elettricità in tutto il mondo. In California, il parco Yosemite ha diramato un ordine di evacuazione tra i più estesi dopo che trenta anni fa fu devastato dall’incendio che fu chiamato Ferguson. In Giappone, 22.000 persone sono finite in ospedale la settimana scorsa a causa del soffocante calore.
Nel suo ultimo rapporto generale pubblicato nel 2014, il Gruppo di esperti intergovernativi sull’evoluzione del clima (Giec) allertava sul fatto che la temperatura media mondiale è già aumentata di 0,85 gradi tra il 1990 e il 2012, principalmente a causa delle attività umane e delle emissioni di gas ad effetto serra. “Il riscaldamento del sistema climatico è senza equivoci, e dopo gli anni 50, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti su diversi decenni, cioé anche un millennio -conclude il testo. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, le quantità di neve e di ghiacciai sono calate, e il livello del mare è aumentato”.

(articolo di Aude Massiot, pubblicato sul quotidiano Libération del 28/07/2018)


 
 
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