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L'Opera di Budapest sospende il musical Billy Elliot accusato di 'incitare all'omosessualità'
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Articolo di Redazione
22 giugno 2018 18:21
 
 La deriva autoritaria dello Stato ungherese sta raggiungendo nuove vette. Questa volta l'attacco è contro la cultura e i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans (LGBT). Dopo una dura campagna omofobica di un quotidiano vicino al governo di Viktor Orbán ultraconservatore, il Teatro dell'Opera di Budapest ha sospeso la rappresentazione di un musical di Billy Elliot. La decisione di annullare i 15 spettacoli che l'istituzione di proprietà pubblica aveva in programma per questo mese, arriva dopo diverse settimane di attacchi guidati dal quotidiano Magyar IDOK, che aveva sostenuto in diversi articoli che i giovani che avrebbero visto lo spettacolo, correvano il rischio di "convertirsi all'omosessualità".
Le pressioni sono state tali che il direttore dell'Opera, Szilveszter Ókovács, ha assicurato che c’é stato uno strascico sulla vendita dei biglietti. Lo spettacolo, con le musiche di Elton John e ispirato al pluripremiato film diretto da Stephen Daldry (2000), aveva già debuttato la scorsa stagione a Budapest con dati molto buoni di affluenza. Tuttavia, ci sono state enormi pressioni politiche e non economiche, che hanno portato Ókovács ad annullare il musical, che racconta la storia di un ragazzo che sogna di diventare un ballerino professionista, in contrasto con suo padre, che avrebbe voluto diventasse un pugile. Il teatro ha assicurato che i biglietti già venduti saranno rimborsati.
Alcune organizzazioni per i diritti umani hanno reagito. "La cancellazione del musical è un brutto segnale, ma la campagna di odio e omofoba contro l'opera, da parte di un media pro-governo invia un chiaro messaggio sul fatto che il governo incoraggi e giustifichi gli attacchi contro la comunità LGBT", lamenta Katrin Hugendubel, Direttore di Advocacy police di ILGA Europe, un'organizzazione di riferimento per diverse associazioni di gay, lesbiche, bisessuali, trans e intersessuali. Hugendubel osserva che, sulla carta, l'Ungheria non è tra i peggiori Paesi dell'UE, poiché hanno leggi che proteggono la comunità LGBT contro i crimini d'odio. "Ma la realtà è diversa: il governo ungherese è uno dei più contrari al progresso dei diritti sessuali nell'UE", afferma il consiglio dell'ILGA.
L'aggressiva campagna omofobica e la cancellazione del musical rappresentato per anni nelle principali città del mondo è un nuovo capitolo dell'Ungheria di Viktor Orbán. Da quando ha riconvalidato il suo terzo mandato consecutivo lo scorso aprile con una maggioranza parlamentare, il primo ministro e il suo governo hanno aumentato i loro attacchi contro la società civile. Martedì scorso, il Parlamento del Paese dell'Europa centrale - membro dell'UE dal 2004 - ha approvato una legge che sembra fatta ad hoc contro le ONG, criminalizzando coloro che aiutano gli immigrati privi di documenti.
L'eurofobico, xenofobo e populista Orbán, il cui modello di stato è una "democrazia illiberale" non si stanca di ripetere che farà tutto il possibile per proteggere gli ungheresi dagli immigrati e di preservare la sua "identità cristiana". Con questa impostazione ideologica, l'esecutivo di Fidesz (aderente al Partito popolare europeo) e i suoi media hanno intrapreso una battaglia contro tutto ciò che sembra liberale. A partire dal magnate e filantropo George Soros e le organizzazioni e le istituzioni finanziate con i suoi fondi, in un panorama culturale che si allontana dalla linea del governo.
Ormai da mesi i media e i commentatori filogovernativi accusano frequentemente scrittori, artisti e intellettuali liberali, di essersi arricchiti per anni grazie a sussidi pubblici. Nell’Ungheria di oggi, i media filogovernativi fanno molte pressioni economiche e politiche, e alcuni cambiamenti legislativi hanno costretto alla chiusura alcuni media pluralistici che aveano retto durante queste legislature dominate da Orbán.
Attacchi contro la comunità LGBT
È il caso del giornale ultra-conservatore Magyar Idök, fondato da un imprenditore legato a Orbán nel 2015. Questo giornale è stato il precursore della campagna omofobica contro Billy Elliot. "La propagazione dell'omosessualità non può essere un obiettivo nazionale, soprattutto quando la popolazione è di meno, invecchia e il Paese è minacciato da un'invasione straniera", ha detto in uno dei suoi articoli in cui ha accusato l'Opera di "creare giovani infelici che da soli non andrebbero in quella direzione". In questo articolo ha anche accusato il metodo utilizzato per propagare l'omosessualità: "influenzando il subconscio dei minori, proprio in un'età in cui è ancora possibile influenzare la loro inclinazione".
Martedì, il settimanale Figyelö, anch'esso vicino a Orban, ha pubblicato una lista di ricercatori dell'Accademia delle Scienze ungherese, noti per essersi impegnati sui diritti degli omosessuali. Solo poche settimane fa, la rivista di proprietà di un alleato del primo ministro ha pubblicato un'altra lista nera. Questa volta con il nome di 200 attivisti, giornalisti o professori che vengono accusati di essere collegati a George Soros, che Orbán considera letteralmente "nemico dello Stato".

(articolo di Maria R.Sahuquillo, pubblicato sul quotidiano El Pais del 22/06/2018)
 
 
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