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L’ordine di Erdogan: sparare! Caccia dello Stato turco ai dissidenti fuggiti?
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Articolo di Redazione
10 dicembre 2019 10:44
 
 Ai primi del 2018 il deputato dello HDP [Partito Democratico dei Popoli], Garo Paylan, dichiarò di aver saputo che si stavano preparando degli attentati. Una banda composta da tre persone, affermava, era stata inviata in Germania per assassinare i dissidenti fuggiti dalla Turchia. Allarmata da questo avvertimento, la polizia prese ampie misure di sicurezza.
Ebbene, la settimana scorsa Erdo?an ha annunciato, in qualche modo in via del tutto ufficiale, attentati mirati. Riferendosi all’uccisione del capo dell’Isis, Al-Bagdadi da parte degli Stati Uniti, Erdo?an ha detto: “Se alcuni Stati rintracciano e liquidano dei terroristi, che considerano un pericolo per la sicurezza nazionale, a prescindere da dove si trovino, significa che essi riconoscono alla Turchia lo stesso diritto”. E ha aggiunto: “Presto daremo alla nostra nazione una buona notizia su tale questione”. La dichiarazione di Erdo?an si riferiva al capo dell’YPG [Unità di Protezione del Popolo Curdo, nel nord della Siria], Mazlum Kobanê, che era stato invitato alla Casa Bianca, benché in Turchia sia considerato un terrorista.
Quando, alla metà della scorsa settimana, su “Spiegel” si lesse che l’avvocato [turco] addetto alla cooperazione dell’ambasciata tedesca ad Ankara era stato arrestato con il sospetto di spionaggio, l’attenzione si è appuntata sugli avversari del regime nell’esilio tedesco. L’avvocato, che è in carcere dal 17 settembre, aveva l’incarico di raccogliere informazioni sui richiedenti asilo provenienti dalla Turchia. Nella perquisizione del suo ufficio il servizio segreti turco ha confiscato diverse migliaia di atti e ha raccolto così soprattutto conoscenze sugli elenchi di Gülen e i membri del PKK, che erano andati in Germania dopo il tentativo di golpe del 15 luglio 2016.
Per timore di una prossima operazione, le autorità preposte alla sicurezza hanno avvisato i dissidenti a prendere precauzioni.
Al Vertice dei G20 in Giappone il ministro degli Esteri, Heiko Maas, ha espresso la sua preoccupazione al collega turco.
Contemporaneamente la polizia tedesca ha perquisito 52 appartamenti e ditte di una rete che si pensa abbia fatto passare illegalmente in Turchia 200 milioni di euro, il sospettato principale è stato arrestato. Alcuni considerano questa azione una rappresaglia per l’arresto dell’avvocato a settembre. Sia vero o no, i rapporti turco-tedeschi, che dopo la tempesta dell’anno scorso si erano appena placati, sono tornati adesso a farsi tesi.
Non si sa chi ha di mira la “buona notizia”, ma se si dovesse arrivare qui in Germania ad attentati esportati dalla Turchia contro oppositori del regime, è chiaro già adesso a chi si dovrà darne la colpa …

(Articolo di Can Dündar su “Die Zeit” n. 49/2019 del 27 novembre 2019)
 
 
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