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Un politico deve confessare quando fa uso di cocaina? Il caso del ministro britannico Gove
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Articolo di Redazione
20 giugno 2019 12:20
 
È probabile che Michael Gove sia finito fuori del governo piuttosto come traditore che come tossicodipendente da cocaina. Candidato alla guida del partito conservatore britannico di 20 anni fa, ai suoi tempi anche redattore ed editorialista per il Times, coinvolto nelle “linee” della cocaina ha avuto l'effetto opposto a quello che avrebbe voluto ottenere dalla politica. Un atto di contrizione è diventato occasione per una cruda e nuda rivelazione dell’ipocrisia con la quale l'establishment britannico affronta il dramma della droga.

Una sorta di regolamento di conti, perché l'ambizione di Gove, che lo aveva portato a proclamare la sua ammirazione per la quantità di azioni militari di Tony Blair in Iraq e la difesa con la sua brillante oratoria del piano di Brexit di Theresa May, mentre cospirava contro di lei alle sue spalle, ha minato ogni residuo di fiducia che i conservatori avrebbero potuto avere in lui. Inoltre, tutti ricordano la pugnalata alla schiena che aveva dato al suo amico Boris Johnson nel 2016, quando all'ultimo minuto si era dimesso per sostenere la campagna dell'ex primo ministro David Cameron … episodi che hanno pubblicamente messo in dubbio le sue capacità.

Gove non cadrà per le sue incursioni ricreative nel mondo della droga. Solo 2 dei 10 candidati in corsa per la leadership Tory sono stati in grado di affermare apertamente che non hanno mai avuto un peccato di gioventù. Gli altri, con mossa preventiva, hanno subito tristemente ammesso dei passi falsi che hanno suscitato tenerezza e risate: gli spinelli universitari inevitabili, le sniffate di oppio di Rory Stewart durante un matrimonio iraniano o l’enorme consumo di cannabis di Jeremy Hunt durante un viaggio in India.

Ma Gove è stato l'agnello sacrificale attraverso il quale sono stati denunciati gli anni inutili e inefficaci di una "guerra alla droga", voluta da conservatori e laburisti, guerra che ha lasciato una scia di dolore tra le persone meno abbienti, lasciando indenni i creatori di quella epidemia.

La sua vicenda ha messo sul tavolo i doppi standard dei politici. "Sono obbligato a seguire un codice di condotta estremamente rigido. Se si riconosce pubblicamente che ho consumato droghe pesanti, non solo perderò il mio lavoro, ma sarei immediatamente fatto fuori dalla mia professione", ha detto pochi giorni fa in un dibattito politico sulla BBC rispondendo ad alcune domande di una donna del pubblico che diceva di essere un’infermiera. "I deputati hanno un codice di condotta che è una vera e propria spazzatura rispetto a quello delle infermiere". …. Il codice dei membri della Camera dei Comuni, adottato nel 1995, impone stretti principi di integrità, obiettività, responsabilità, onestà e sottomissione della leadership pubblica, ma chiarisce opportunamente che "non persegue ciò che i parlamentari fanno nelle loro vite personali e private". Agli infermieri, così come agli insegnanti, invece, è richiesta integrità anche in ciò che pensano.

Quando Gove era a capo del Ministero della Pubblica Istruzione, sotto la guida del conservatore Cameron, le norme in materia di droghe erano molto più rigide, fino a radiare a vita dalla loro professione quegli insegnanti che erano stati condannati per droghe pesanti. Alcuni finirono anche in carcere, e sotto una logica strettamente penale è comprensibile. Decisamente in contrasto con l'auto-indulgenza mostrata in questi giorni verso il nostro politico e la sua pretesa di comprensione degli altri. "Allora ero un giovane giornalista" - non così giovane …. aveva già superato i trent'anni.
- "È stato un errore. Mi guardo indietro e vorrei che non fosse mai successo". La sua strategia, per molti anni, è stata quella di cercare di nascondere quegli episodi del suo passato.
- Non dovrebbe andare in prigione? Ha chiesto il giornalista della BBC Andrew Marr una settimana fa: "Sono stato fortunato ad evitarla. Ammetto che è stato un errore profondo ed ho visto nel mio lavoro di politico il danno che le droghe possono causare”.

È ingenuo pensare che le ammissioni di Gove potrebbero essere servite per ottenere un qualche beneficio nella causa legalizzatrice, e che la sua storia entri pienamente nel confronto politico. Avremo solo un riemergere di questa vicenda in ogni dibattito, mentre continua ancora ad essere ministro dell'Ambiente ed in corsa per la leadership conservatrice... la morale finale è destinata a essere la solita azzuffata tra i pro e i contro la legalizzazione.

Solo tre anni fa, Suzanne Sharkey, ex-agente segreto nella Divisione Narcotici della regione inglese di Northumbria, intervenne nel Parlamento britannico per esporre la sua frustrazione personale: "Quando guardo indietro ai miei anni nella polizia, mi sento in imbarazzo. Mi sento fallita. Mi vergogno di non essere riuscita a fermare i professionisti del crimine. Ho arrestato chi abitava nei quartieri depressi, senza speranza, e il cui unico crimine era il possesso di droghe. La guerra alla droga è stata un completo fallimento, in cui le vere soluzioni a questo problema sono state ignorate, non rispondendo ai problemi di salute, educazione e comprensione, ma solo criminalizzando le persone".

Un anno dopo, il programma politico di Theresa May candidata del partito conservatore nelle elezioni generali prometteva "coprifuoco nei quartieri e maggiore severità per combattere droga e abuso alcool". In seguito ha dedicato pagine e pagine alla Brexit e al controllo degli immigrati, "perché quando arrivano rapidamente e in abbondanza, è difficile costruire una società coesa".

Nello stesso programma televisivo, due infermiere scandalizzate per la doppia morale hanno fatto alcune domande a due politici che vi erano ospitati, il nazionalista gallese Adam Price e il deputato laburista Stephen Kinnock… che hanno ammesso senza difficoltà di aver avuto dei “disagi” giovanili, ma hanno evidenziato l'ipocrisia di Gove e del suo discorso.

È già diventato un classico tra i giornalisti britannici chiedere ai politici, a un certo punto, se hanno usato droghe. Pochi svicolano, sempre più consapevoli che se tutti peccano, nessuno è un peccatore. O forse perché loro stessi sanno che, a differenza di infermieri o insegnanti, i cittadini hanno iniziato a convincersi che il compito dei deputati non è così rilevante per le loro vite. Anche se è come nel gioco delle sedie, quando la musica smette di suonare e qualcuno si alza in piedi, con la faccia sbalordita… questa volta è stato il turno di Michael Gove.

(articolo di Rafa de Miguel, pubblicato sul quotidiano El Pais del 20/06/2019)
 
 
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