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Il proibizionismo sulle droghe è dannoso, stupido e negativo. Tre casi di cronaca italiana
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Articolo di Vincenzo Donvito
16 ottobre 2019 10:06
 
 Anche se le leggi italiane non sono tra le più rigide nel mondo in materia di droghe illegali, sono comunque proibizioniste: considerano alcune sostanze illegali, non soggette a regolamentazione per il loro uso, alcune un po’ depenalizzate (non si va in galera se si fuma uno spinello), ma tollerate con rigori attenuati delle leggi essenzialmente per i consumatori e i piccoli venditori, mentre per i grandi trafficanti, quelli che in tutti il mondo vengono indicati con l’idioma spagnolo “narcos”, le leggi sono severissime, allineate a quelle di tutto il resto del Pianeta e ai trattati internazionali firmati anche dal nostro Paese in sede ONU.

Nel secondo caso (narcos) i “successi” della prevenzione e repressione sono cronache quotidiane: grandi sequestri, grandi arresti, grandi accordi, grandi protocolli anche coi Paesi produttori per eccellenza come la Colombia, ma con il dato di fatto che, nonostante i numeri dei sequestri ad ogni livello siano sempre in crescita, le quantità di droghe presenti nel mercato illegale al dettaglio e il loro consumo sono altrettanto in crescita. Qualcosa non torna. Ma questo sembra poco interessare a chi ci governa e ci amministra in Italia e nel mondo, dediti più che altro a rincorrere i loro miasmi ideologici sulla “droga zero” che non a dedicarsi al passaggio di una legalizzazione che tratti il fenomeno con la serenità della stessa legalità che non con la violenza dei blitz (di consumatori, spacciatori piccoli e grandi, nonché trafficanti) delle polizie (1).

In questo contesto generale, ognuno ha a che fare col suo proibizionismo “sotto casa”, quello che coinvolge la quotidianità di ognuno, inclusi i nostri figli, nonché le “piccole istituzioni".
Oggi la cronaca italiana ci offre tre vicende sintomatiche.

A) Due 15enni sono stati fermati ieri 14 ottobre dalla polizia in un giardino del centro della città di Siena mentre si erano appena fumati uno spinello, acquistato da un qualche spacciatore in zona (3). Cronache quotidiane che si riscontrano un po’ ovunque. Ma solo l’ultima per farci capire il contesto normativo e culturale: la polizia li ha portati in questura, uno dei due è stato “segnalato” perché sarebbe il detentore ufficiale della sostanza, entrambi portati a casa dicendo ai genitori “state attenti”. E quindi? E’ altamente probabile che i ragazzi continueranno, appena possono, a farsi uno spinello. E se i genitori dovessero in qualche modo “sequestrarli” in casa, è altrettanto altamente probabile che fumeranno lo stesso la loro canna, con più attenzione e, ovviamente, più isolamento e alterità da genitori e istituzioni. Successo della squadra di polizia che ha sentito l’odore di una canna dal giardino senese Orto dei Tolomei ed è intervenuta con suoi agenti impegnati per ore dietro alla vicenda? Suvvia…: perdita di tempo della squadra, e quindi dei soldi pubblici che, magari, avrebbero potuto essere meglio utilizzati contro le delinquenze di ogni tipo, incluse quelle fiscali. La stupidità del proibizionismo si manifesta anche in questo modo.

B) Il Comune di Treviso ha inserito nel regolamento di Polizia Comunale una disposizione che prevede una multa di 400 euro a carico di chi "contratti, acquisti e riceva sostanze stupefacenti in ogni area pubblica o aperta al pubblico". Cosa c’entra il Comune in materia? Nulla! All’approvazione del provvedimento, se verrà impugnato davanti al Tar del Veneto, è altamente probabile che verrà bocciato. Crediamo che gli amministratori di questa città lo sappiano (ce lo auguriamo….) che non è loro competenza comminare sanzioni in materia ma devono far rispettare l’ordine pubblico applicando le leggi nazionali. Ma perché lo fanno? Si chiama propaganda. A spese delle istituzioni (ché tutto l’ambaradan ha comunque un costo materiale per i contribuenti) vogliono lanciare un loro messaggio di conferma delle leggi proibizioniste. Sarebbe bastata una campagna di dissuasione con l’uso abituale dei vigili urbani in funzione di ordine pubblico mentre applicano le leggi nazionali… ma non gli bastava, l’amministrazione di Treviso vuole dimostrarsi più dura, più forte, più creativa e più decisionista per far arrivare il suo messaggio proibizionista. Peccato che, invece, si dimostrano solo illegali e, in un contesto di capacità amministrativa, ridicoli. Il proibizionismo si manifesta anche in questo modo: la stupidità amministrativa.

C) In un processo in corso ad Ancona contro un rivenditore di cannabis light, il pubblico ministero ha chiesto venti anni di galera. Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo registriamo tutti i costi di una macchina giudiziaria (particolarmente attiva nella regione Marche) che, in virtù di una sentenza di Cassazione che “ha detto e non ha detto” in materia, si è scatenata contro commercianti che vendono legittimamente prodotti altrettanto legittimi. Macchina giudiziaria che registra anche ingressi e uscite di galera, assoluzioni e condanne e tutti gli annessi e connessi che si manifestano quando le leggi non sono precise per tutti, ma solo soggette agli umori degli interpreti. Leggi commerciali, in questo caso, che “fanno pendant” con le leggi generali sugli stupefacenti: mancanza di certezze. Il proibizionismo si manifesta anche in questo modo: stupidità normativa.

Avremmo voluto/potuto aggiungere anche l’ultima richiesta del ministro dell’Interno ai Prefetti: controllate meglio il territorio contro lo spaccio. Ma si tratta di comune routine: tenere fresca e viva l’attenzione (anche mediatica) dell’esistenza di se stessi e delle proprie funzioni, nell’applicazione di leggi e prevenzioni dei reati e degli illeciti che la nostra normativa in materia di stupefacenti si porta con sé. Routine, per l’appunto, del contesto proibizionista, ma più che altro di ordine pubblico in sé: la parola “droga” domani verrà sostituita con “scippi” o “violenze”, etc..

NOTA
1 - blitz destabilizzanti ad ogni livello: Paesi invasi dalle “leggi” dei narcos e con istituzioni corrotte sono all’ordine del giorno in tutto il Pianeta. E in crescita.
 
 
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