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Ramadan. Il diritto a non-digiunare in Tunisia
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Articolo di Redazione
17 maggio 2018 17:04
 
 In Tunisia, un gruppo di associazioni di difesa dei diritti umani ha fatto appello con una lettera aperta perche’ le autorità proteggano “la libertà di coscienza e di religione”, autorizzando a mangiare e fumare in pubblico durante il ramadan, che comincia giovedì 17 maggio. Ogni anno, in virtu’ delle norme generiche sull’oltraggio alle buone abitudini e di circolari che risalono a diverse decine di anni fa, alcuni tunisini vengono arrestati per aver mangiato o fumato durante il digiuno.
Interpellato l’anno scorso da parte di un deputato su una circolare del 1981 che ordinava la chiusura dei bar durante il ramadan, il ministero dell’Interno aveva risposto con una lettera in modo ambiguo, secondo una copia datata novembre e circolate in questi ultimi giorni tra i media tunisini. Il ministero giustificava la chiusura dei bar con il rischio di creare disagio nei digiunatori e di provocare degli attentati, assicurando comunque che nulla sarebbe stato fatto nei confronti dei bar aperti in modo discreto ne’ contro coloro che mangiano in pubblico.
Deplorando il “diniego” del ministero dell’Interno sull’arresto dei non-digiunatori, le organizzazioni fanno appello alle autorita’ “a cessare tutti gli attentati alle libertà individuali”. I firmatari, tra cui la Lega tunisina dei diritti dell’uomo, l’Associazione tunisina delle donne democratiche e diverse associazioni di difesa delle minoranze, hanno deplorato “all’avvio del ramadan… l’aumento di minacce contro la liberta’ di coscienza, di religione, di opinione e di espressione”.
In questa lettera aperta indirizzata al presidente Béji Caïd Essebsi, al Parlamento, al capo del governo, Youssef Chahed, nonche’ al potere giudiziario, le organizzazioni sottolineano di essere pronte a far ricorso alla giustizia per “far rispettare” queste libertà garantite dalla Costituzione del 2014. Anche altre associazioni hanno fatto appello al rispetto della libertà di coscienza.
Nessuna legge vieta di mangiare o bere in pubblico in Tunisia durante il ramadan, ma, a fronte di continui controlli, bar e ristoranti chiudono o oscurano le loro vetrine durante la giornata. Con l’hastag #fater, dei non-digiunatori si scambiano sui social network delle informazioni sui luoghi che sono aperti.
Il rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione, Ahmed Shaheed, ha lodato il mese scorso la “visione progressista” della Tunisia, facendo comunque notare la permanenza delle “restrizioni”, riferendosi all’arresto di non-digiunatori durante il ramadan. A giugno del 2017, cinque persone erano state condannate ad un mese di prigione per aver mangiato o fumato in pubblico durante il ramadan.

(da un lancio dell’agenzia stampa France Press-Afp del 17/05/2018)
 
 
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