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Sorveglianza su Internet. Gran Bretagna sanzionata dalla CEDU
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Articolo di Redazione
13 settembre 2018 19:29
 
 La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato giovedì 13 settembre il Regno Unito per violazione della vita privata e della libertà di espressione nella vicenda delle intercettazioni di massa di dati informatici che erano stati resi pubblici da Edward Snowden.
La CEDU era stata interpellata da 16 querelanti: organizzazioni di difesa dei diritti dei cittadini o dei diritti umani (come Big Brother Watch), l’Ufficio di Inchieste giornalistiche e direttamente da giornalisti d’inchiesta coinvolti.
La sentenza della CEDU, lunga più di 200 pagine, era attesa: i sistemi di sorveglianza di massa delle comunicazioni elettroniche di altri Paesi, sono ugualmente oggetto di richieste davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo.
Violati gli articoli 8 e 10
Nella sua sentenza pubblicata il 13 settembre, la giurisdizione del Consiglio d’Europa interviene solo sull’uso di un sistema di intercettazione di massa delle comunicazioni da parte del Governmet Communications Headquartes (GCHO l’agenzia britannica di informazioni).
La CEDU, facendo riferimento ai documenti resi pubblici da Edward Snowden, ritiene che non siano state prese in considerazione sufficienti garanzie giuridiche per i cittadini e i giornalisti. Questo, dice la Corte, è stato fatto senza considerare quanto previsto dall’Investigatory Powers Bill, una legge del 2016 sulla raccolta di informazioni nel Regno Unito, largamente criticata dalle organizzazioni di difesa delle libertà.
In questo modo i giudici assolvono anche in parte i richiedenti. Secondo loro, le intercettazioni di massa da parte del GCHQ e i metodi utilizzati per ottenere questi dati da parte dei fornitori di accesso ad Internet, hanno violato l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul “diritto alla libertà d’espressione”. Articolo che evoca la “libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che ci sia ingerenza di una pubblica autorità”.
Le intercettazioni di massa e i metodi per ottenere questi dati presso dei fornitori di accesso ad Internet, hanno ugualmente, secondo i giudici, violato l’articolo 8 della Convenzione europea sul diritto al rispetto della vita privata.
I giudici della CEDU si dicono, in merito, particolarmente preoccupati “per l’assenza di una qualche garanzia” sulla protezione del segreto delle fonti dei giornalisti.
In un tweet, Edward Snowden si è complimentato per la decisione europea:
“Per cinque anni, i governi hanno negato che la sorveglianza di massa violava i nostri diritti. E durante cinque anni, noi li abbiamo perseguiti in ogni modo davanti a tutti i tribunali. Oggi, noi abbiamo vinto. Non ringraziatemi, ma ringraziate coloro che non hanno mai smesso di combattere”.
Ma la CEDU ha respinto i richiedenti su due punti. La condivisione delle informazioni con Paesi stranieri è giudicata legale secondo i giudici; tant’è che la Commissione dei poteri d’inchiesta, un organismo particolarmente dedito all’esame delle ingerenze illegali dei servizi di sicurezza in ambito comunicazioni, offre secondo la Corte un adeguata possibilità di ricorso.
Secondo i documenti diffusi nel 2013 da Edward Snowden, l’informatore americano che ha rivelato l’ampiezza delle intercettazioni dell’agenzia di sicurezza americana NSA, i servizi britannici di informazione, essenzialmente il GCHQ, sono il maggiore responsabile della sorveglianza delle comunicazioni mondiali. Che sono ampiamente condivise coi loro omologhi statunitensi.

(da un lancio dell'agenzia France Press - AFP del 13/09/2018)
 
 
 
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