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Tik Tok. La tentazione di individuare tutti sui social
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Articolo di Redazione
27 gennaio 2021 10:08
 
Leggo di varie proposte italiane di obbligare tutti, o almeno i minori, a identificarsi sui social network, eventualmente ricorrendo allo SPID (il sistema pubblico di identità digitale, che però è solo per maggiorenni). Le proposte sono state fatte in seguito alla morte di una bambina, forse collegata al suo uso di TikTok (o così pare; non è ancora certo). 
L'idea riemerge periodicamente, ma resta una scemenza inutile e dannosa.

È inutile perché non risolve il problema: gli utenti non italiani sarebbero esentati dall'obbligo e continuerebbero impunemente a istigare ad atti pericolosi, a molestare e a bullizzare.

È dannosa perché regala ai social network le identità certificate di milioni di cittadini, e perché le vittime di abusi e bullismi non possono proteggersi con l'anonimato o creandosi un profilo nuovo separato da quello abusato.

Ed è una scemenza perché c'è sempre puntualmente qualcuno che la tira fuori ignorando tutte le obiezioni degli esperti, pensando di saperne più di loro e di essere il primo al mondo ad aver avuto la Grande Idea.
Scusate se non mi ripeto più estesamente: mi è bastato lo scambio con una delle proponenti di questa scemenza, Sandra Zampa, sottosegretario alla Salute, che vedete qui accanto. Se è questo il tono della discussione, me ne tiro fuori subito.

Mi limito a ricordare che la stessa idea geniale era venuta a Luigi Marattin a novembre 2019 e al senatore Nazario Pagano a dicembre 2018, quindi neanche tanto tempo fa, e invito a leggere le spiegazioni degli esperti che avevo già raccolto in quelle due occasioni e che sono già intervenuti (Stefano Zanero) anche in questa.
Spiegone 1 (dicembre 2018)
Spiegone 2 (novembre 2019)
Raccomandazione per politici: prima di aprir bocca sull'argomento, si prega di leggere e capire i suddetti spiegoni. Dopo averli letti, si prega di rileggerli e chiudere la bocca. Grazie.

La scemenza, fra l'altro, stavolta si arricchisce di una novità: Sandra Zampa propone un limite di età di legge per il possesso di uno smartphone. Gli scenari di un'eventuale applicazione pratica (e, si presume, retroattiva) di una legge del genere sono a dir poco demenziali. Come lo facciamo valere? Facciamo le ronde di polizia per sequestrare gli iPhone? Gli smartphone attualmente in circolazione fra i minori devono essere restituiti? E a chi?
E soprattutto, esattamente in che modo questi rimedi di facciata, lanciati senza pensare alle conseguenze, servirebbero a evitare altre tragedie?

(Paolo Attivissimo su Zeus News del 26/01/2021)
 
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