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Tlc. Servizi non richiesti e raccolta illegale di dati. Quando l’illecito conviene più del lecito
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Articolo di Vincenzo Donvito
14 luglio 2020 13:03
 
  L’ultima notizia è quella di una multa di 17 milioni di euro inflitti a Win-Tre dal Garante della Privacy per il cosiddetto marketing selvaggio: con dati che non dovrebbe avere, Wind-Tre ha tempestato gli utenti con richieste commerciali di vario tipo. L’importo della multa è decisamente alto anche perché questa Autorità ha vincoli diversi come, per esempio, accade per l’Antitrust. Nonostante questo, la notizia è relegata nelle parti più secondarie dei media.

Ci viene in mente un’altra notizia di alcuni giorni fa, quella dell’apertura delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Milano, sempre contro Wind-Tre (al momento), per l’attivazione di servizi non richiesti. Questa notizia ha invece avuto molto clamore mediatico: uno dei giudici più noti della procura milanese era tra le vittime di questo gestore tlc.
Ci verrebbe da dire: “meno male” per Milano (non ce ne voglia il giudice-vittima) e “mannaggia” per la multa dell’Autorità della Privacy. Eppure… 17 milioni non sono bruscolini… ma sembra che mediaticamente si venda meglio il giudice-vittima che non il signor Rossi-vittima. Ne prendiamo atto, anche se per noi, come per i morti, tutte le vittime sono uguali.

Comunque, un luglio caldo per le telecomunicazioni. Siamo alla resa dei conti? Dopo decenni e decenni di angherie ad ogni livello e di ogni tipo? Ne dubitiamo fortemente. Per diversi motivi. Le indagini della procura milanese sono in corso anche se l’informazione ci ha già presentato i gestori tlc come i cattivi. E la multa del Garante della Privacy è, giustamente, appellabile. Ne sapremo qualcosa fra molto tempo, quando magari la memoria, anche mediatica, di ciò che ha destato clamore, sarà offuscata.

Nel frattempo?
Tutto come prima. Coi gestori che, surfando tra una multa e un richiamo di questa o quell’altra Autorità, tra sentenze di giudizi superiori che ridimensionano i numeri delle multe che avevano fatto tanto clamore… gestori tlc che continuano a fare quello per cui sono stati in questi giorni al centro dell’attenzione. Con diverse e nuove varianti. Che magari in passato erano già state oggetto di sanzioni, ma che – pagate le sanzioni, magari ridimensionate da un qualche Tar – hanno fatto un conto semplice semplice: commetto 100 illeciti che mi procacciano 1.000; mi cuccano in 5 di questi illeciti e per tre mi multano e, tra ricorsi e impegni verbali di non essere più cattivo pago 100; quanto fa 1.000 – 100? Novecento (900)… perché non devo continuare a commettere questi illeciti, anche considerando che magari una campagna pubblicitaria lecita, per procacciarmi 900 non mi costa solo 100, ma molto, proprio molto di più?

A che serve la giustizia?
Quando la giustizia si trova di fronte ad una situazione del genere è obbligo che si ponga una domanda: a che serve tutta la mia attività? Domanda che da tempo non ha nessuna risposta, se non l’indignazione e l’aumento della tipologia delle vittime (un giudice-vittima … poi… vuoi mettere…).
A questa domanda rispondiamo noi: questa attività di giustizia sta servendo a legittimare l’illecito come forma di guadagno molto più lucrativo del lecito. Con questa variante rispetto alla logica diffusa che l’illecito, sanzionato, non debba continuare: che qui l’illecito continua, è incrementato, è stimolato, è incentivato, è nei piani industriali di queste nostre aziende tlc.
Qualcosa forse potrà cambiare se la procura della repubblica di Milano sentenzierà che non si tratta di illecito ma di illegale. Ma fino ad un certo punto. Visto che, giustamente. Nel nostro sistema giuridico l’illegale non viene sanzionato con qualcosa tipo la pena di morte; per cui, commessa e sanzionata l’illegalità, si è comunque pronti a commetterne un’altra.

Siamo ad un livello di putridume dove quanto fino ad oggi pensato e messo in opera per farci meno male, sembra non funzionare. Per cui: o si galleggia in questo putrido o si cambia radicalmente il contesto giuridico e normativo, a partire dalla revoca delle licenze per chi opera sistematicamente nell’illecito e nell’illegale. Per farlo non sono sufficienti le varie Autorità, ma occorre proprio il legislatore.
 
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