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Tutto incluso in cella di gruppo. Il ministro dell’Interno turco minaccia: metteremo in galera anche turisti che vengono dalla Germania. Il clima di paura sarà la rovina del turismo
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Articolo di Redazione
19 marzo 2019 14:30
 
La crisi diplomatica fra Turchia e Germania ha spaventato molti turisti. Se nel 2015 a recarsi in Turchia sono stati ancora 5,6 milioni di turisti tedeschi, nel 2007 se ne contarono due milioni di meno. Da quando, nell’estate scorsa, le relazioni sono sembrate più distese, il numero dei turisti è tornato a salire.
Alla “Fiera internazionale del turismo”, che si è svolta la settimana scorsa [6-10 marzo] a Berlino, la Turchia ha voluto, in effetti, farsi pubblicità. Ma proprio il ministro dell’Interno, Süleyman Soylu, ha mandato a monte tutto con una gaffe.
In un suo discorso ha detto: “C’è gente che in Germania prende parte a manifestazioni dell’organizzazione terroristica e poi viene a fare le vacanze a Antalja e a Bodrum; per questa gente abbiamo preso provvedimenti. Basta che arrivino all’aeroporto e noi li arrestiamo, e via in galera!”. Esperti del settore turistico, che naturalmente non vogliono vedere scritto il proprio nome, hanno detto, davanti a me, che, dopo questa comunicazione, sono grandinate le disdette. Quando Ankara ha riconosciuto che il ministro, con due frasi, aveva mandato in fumo tutti gli sforzi fatti per riabilitare l’immagine della Turchia, sono state subito fornite molte rettifiche per salvare la situazione. I ministri degli Esteri e del Turismo hanno dichiarato che quelle parole erano state estrapolate dal contesto.
Ma era troppo tardi. Chi sa che in Turchia viene già considerata attività terroristica un semplice tweet di critica al governo, capisce che cosa intendeva dire il ministro. Una caricatura comparsa sulla stampa tedesca mostra come la dichiarazione è stato percepita qua: Nella cella di un carcere un turista tedesco se ne sta sdraiato su una sdraio, sorseggia una birra e dice alla moglie: “Che posto vacanziero favoloso la Turchia! Abbiamo pagato per due settimane, e ci possiamo restare per venti anni!”
Immediatamente dopo, gli accreditamenti dei giornalisti tedeschi in Turchia non sono stati prorogati.
Quando, l’ultimo fine settimana, ho chiesto a una deputata tedesca di origine turca che cosa ne pensasse, lei mi ha risposto: “Meglio che non dica niente. Quest’estate voglio andare in Turchia”. Che cosa potrebbe dimostrare meglio di questo che la minaccia, che proviene da Ankara, è arrivata persino nel Bundestag?
Chi abbia mai rivolto sui social critiche al governo, o abbia partecipato a una manifestazione dell’opposizione, condivide la preoccupazione della deputata. La paura, che Erdogan diffonde per consolidare il potere, trabocca in Europa. La Turchia viene totalmente isolata.
“Lunga vita al serpente che non mi tocca”, dice un proverbio turco. Un ammonimento per coloro che non combattono il male finché non li riguarda direttamente.
Turisti, che vanno in Turchia senza pensare a coloro che vengono arrestati all’aeroporto, perché hanno criticato il dispotismo. Giornalisti che stanno a guardare in silenzio, perché non si sentono minacciati direttamente, mentre i loro colleghi non ricevono più l’accreditamento. Imprese che, guardando al profitto, continuano a fare affari, mentre in Turchia il diritto viene calpestato – tutti questi siano certi che toccherà presto anche a loro.
E dunque, cari amici della Turchia, state al fianco di coloro che si impegnano alla costruzione di un Paese democratico. Allora potrete fare le vacanze in santa pace, fare reportage, effettuare investimenti.

(Articolo di Can Dündar su „Die Zeit“ n. 12/2019 del 16 marzo 2019)
 
 
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