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Diffusione fake news: cosa si rischia?
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Articolo di Sara Astorino
8 luglio 2020 17:17
 
Il termine fake news è entrato ormai nel vocabolario di noi tutti.
E' un termine che ha iniziato a diffondersi con il sempre maggiore utilizzo dei social network.
Questa circostanza non è casuale.
Prima di diffondere una notizia, infatti, i giornalisti, che lavorino per la carta stampata o per la televisione, sono tenuti a verificare la stessa anche al fine di evitare spiacevoli sanzioni.
Purtroppo la stessa attenzione non viene posta dagli internauti e così, fin troppo spesso, assistiamo alla divulgazione incontrollata di notizie false.
Il fenomeno è talmente grave che, stante la diffusione di sempre maggiori fake news attinenti al covid 19, il Dipartimento per l'informazione e l'editoria con proprio decreto emesso il 04 Aprile 2020 ha istituito “l'Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al COVID-19 sul web e sui social network".
Tale unità, come suggerisce il nome, ha la funzione di contrastare la diffusione delle fake news ed alla stessa può partecipare anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Ci troviamo, tuttavia, innanzi ad una buona idea che non potrà, ad avviso di chi scrive, produrre buoni risultati finchè non si prevederanno delle sanzioni effettive nel caso di inconsapevole diffusione delle fake news.
La domanda, infatti, è proprio questa.
Cosa rischia chi diffonde una fake new?
In base alla gravità ed al contenuto della fake news chi la diffonde rischia di essere accusato di diffamazione o di procurato allarme.
Eppure questo rischio non basta ad evitare la diffusione delle fake news ed il motivo per cui non si riesce a contrastarle, oltre alla mancata verifica da parte degli internauti, dipende dall'inesistenza di una normativa specifica.
Le conseguenze di questa assenza sono notevoli sul piano giuridico.
Se esistesse una norma, ogni notizia che avesse le caratteristiche ivi descritte per essere assimilata ad una fake news determinerebbe una conseguenza, penale o civile, a carico di chi l'ha creata e/o diffusa.
In assenza della norma occorre prima allertare la Polizia di Stato segnalando la notizia e successivamente occorrerà attendere che vengano svolte le indagini per poi rimettere al giudice il compito di inquadrare quella notizia nelle varie fattispecie delittuose.
Verrebbe da chiedersi perchè si ha interesse a diffondere una fake news?
La risposta è semplice. La diffusione della fake news comporta un ritorno economico.
Molti siti si basano sul click baiting ed in virtù di ciò ottengono migliaia di visite e pubblicità.
Questo comporta il predetto ritorno economico.
A ciò si aggiunga che alcune volte cliccando su una notizia vengono installati dei software dannosi tanto per il computer quanto per lo smartphone.
Nonostante non vi sia una disciplina specifica sul punto, sarebbe sbagliato pensare che la condivisione di una fake news sia esente da conseguenze.
Come affermato in precedenza la decisione di configurare il reato di diffamazione, procurato allarme o addirittura truffa, spetta all'Autorità Giudiziaria e tale contestazione può essere mossa tanto nei confronti di chi ha creato la notizia quanto nei confronti di chi l'ha divulgata.
Bisogna, tuttavia, fare delle distinzioni per non cadere nell'errore di pensare che ognuno di noi, in fondo è capitato a tutti di pubblicare inconsapevolmente una fake news, rischia di essere accusato!
La condivisione di una fake news non integra nessun reato se chi la condivide è in buona fede.
Se chi pubblica sa che la notizia è falsa eppure condivide, allora è perseguibile per i medesimi reati che possono essere contestati a chi la fake news l'ha creata e messa online.
Appare corretto porsi la domanda finale.
Cosa posso fare per evitare di diffondere una notizia falsa?
La risposta è scontata: VERIFICARE.
Occorre verificare la fonte da cui proviene la notizia, controlla l'url del sito ed il layout dello stesso.
Attenzione ai titoli che molte volte non corrispondono assolutamente al contenuto ed occorre accertarsi che chi ha scritto la notizia sia identificabile.
Sarebbe opportuno controllare anche la data della notizie e se la stessa compare solo ed esclusivamente su quel sito.
 
 
 
 
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