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Coronavirus. A messa dal 18 maggio: assembramenti di nuovo consentiti?
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Comunicato di Alessandro Gallucci
8 maggio 2020 9:05
 
 Ieri, come ci ricorda il Governo * sul proprio sito istituzionale, è stato firmato il Protocollo con la Cei (Conferenza Episcopale Italiana) per disciplinare le modalità di svolgimento delle celebrazioni liturgiche.
Dal 18 maggio, data di entrata in vigore del protocollo, si potrà riprendere a svolgere messe in presenza di pubblico. A questo protocollo, così è stato detto, seguiranno quelli con le altre confessioni religiose.

Qui non c’interessa la questione della cura delle anime, a noi preme mettere in evidenza un aspetto, contraddittorio, comunque si affronti la vicenda.

Perché? Vediamo. Nel protocollo ** si dice che “nel rispetto della normativa sul distanziamento tra le persone, il legale rappresentante dell'ente individua la capienza massima dell'edificio di culto, tenendo conto della distanza minima di sicurezza, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale”.
Indicativamente, in 100 metri quadrati calpestabili e di forma regolare (es. la navata di una chiesa) ci possono stare una ventina di persone. Non ricordiamo qual è il numero massimo di persone raggiunto il quale si configura un assembramento. Tre, quattro persone?

Forse il Governo, firmando questo protocollo, ci sta dicendo che dal 18 maggio cadrà il divieto di assembramento per ogni genere di riunione che rispetti questi requisiti? Se non lo dirà, di fatto sarà così.
Tantissime forme di riunione tra persone trovano tutela di rango costituzionale. E sarebbe contraddittorio consentire a 20 persone di riunirsi per pregare, ma a quelle stesse venti, volendolo, non vedersi per parlare del proprio futuro concreto.

Ci auguriamo che non sia così, perché se così fosse, ogni divieto di assembramento, se la riunione rispetta questo preciso protocollo, non potrebbe non essere considerato illegittimo.

Nota a margine. Si potrebbe obiettare: si poteva già andare ai funerali? Ve ne accorgete adesso? Vero, ma l’eccezionalità di quella funzione funebre – civile o religiosa e comunque limitata a sole 15 persone e preferibilmente all’aperto – non ha a che vedere con l’ordinaria attività pastorale, ci pare.

* Il comunicato stampa
** Qui il testo del protocollo

 
 
 
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