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Coronavirus e vacanze. Il governo auspica di poterle far fare per questa estate? Bene, ma che ognuno sia uguale agli altri, nei diritti e nei doveri
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Comunicato di Vincenzo Donvito
23 aprile 2020 16:48
 
  Il premier Giuseppe Conte avrebbe concluso l'incontro della cabina di regia alla quale hanno preso parte Regioni e Comuni sostenendo che il motto del governo sarà andate in vacanza in Italia.
Ne siamo felici anche noi e lo auspichiamo, se le garanzie sanitarie ci saranno e se – fatto non secondario – ci saranno turisti con soldi per poterlo fare.
Ma al momento questo è un discorso prematuro, che nessuno è in grado di stabilire se, quando, come e dove. Occorre aspettare l’evoluzione dei fatti.
Ma non è prematuro considerare se diritti e doveri per le prenotazioni e l’uso dei servizi turistici debbano essere nel rispetto di tutti gli attori del comparto: organizzatori e viaggiatori. La prefigurazione di una situazione deve necessariamente implicare anche questa situazione. E, allo stato dei fatti e delle previsioni normative, sembra proprio che così non sia.

Il testo approvato in Senato per la conversione in legge del decreto Cura Italia conferma, come indicato nel Dpcm, il rimborso in voucher per coloro che hanno già prenotato e disdetto un servizio turistico, non solo, ma estende questi voucher anche ai servizi futuri (da fare o da prenotare) entro il 30 settembre 2020.
Questo significa che chi prenota un viaggio si deve obbligatoriamente legare col fornitore del servizio scelto senza poter fruire delle garanzie delle leggi italiane ed europee sul turismo, che prevedono rimborsi rispetto alla fruizione o meno dei servizi e non voucher per un uso successivo, a scadenza, degli stessi. Non solo, ma si “vocifera” (autorevolmente visto che la voce principale è quella del ministro Franceschini) di bonus vacanze con la stessa impostazione di finanziamento a fondo perduto per gli operatori del turismo da parte dei viaggiatori.

No, così non va proprio bene. Tutti vogliamo poterci concedere una vacanza, anche se molto probabilmente sarà diversa da quelle precedenti la crisi coronavirus, ma tutti vogliamo essere uguali. Non che gli operatori del turismo siano più uguali dei consumatori del turismo. Anche perché, visto che si tratta di comparti di uguale importanza, non si capisce perché non si dovrebbe fare altrettanto per la ristorazione, per lo sport, etc.

Noi auspichiamo e chiediamo con forza al legislatore di non sottovalutare questo aspetto. Allo stato dei fatti è bene che noi, come contribuenti, attraverso lo Stato aiutiamo ogni settore economico a risollevarsi, ma non è giusto ed è perfido che il consumatore di viaggi debba invece devolvere a questo sostegno un contributo supplementare oltre le proprie tasse
 
 
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