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Coronavirus e viaggi. Bonus vacanze per l'estate 2020? Una sòla
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Comunicato di Emmanuela Bertucci
19 aprile 2020 0:43
 
 La fiducia è un importante motore dell'economia: se so che della mia controparte non mi posso fidare, non gli affido il mio denaro. Così per i prestiti – debito pubblico incluso – così per il settore del turismo.
Se so che posso fidarmi dell'albergatore, dell'organizzatore della mia crociera, del vettore aereo e via viaggiando, potrei anche prenotare un viaggio per la prossima estate. E pagarlo in anticipo, con la garanzia però che se questo viaggia salta (e oggi la probabilità è decisamente alta) riavrò il mio denaro.
Se il "comparto turismo" preme sul Governo e sul Parlamento affinchè siano loro complici nel fregare i turisti, e ci riesce ottenendo addirittura una legge che impone al consumatore di rinunciare al proprio denaro in cambio di un voucher, non si stupisca se nessuno prenoterà nulla per questa estate.
Tour operator e agenzie di viaggi lamentano che le prenotazioni per l'estate sono prossime allo zero, ovvio: hanno preferito l'uovo oggi alla gallina domani, si sono accontentati della ruberia legalizzata e hanno perso la fiducia dei loro clienti.

Non mi pare un bel guadagno.

E occhio, perchè il "bonus vacanze" che pare sarà inserito in uno dei decreti di prossima emanazione è ridicolo: fino a 325 euro di detrazione fiscale per lavoratori dipendenti e professionisti con un reddito compreso tra 7.500 e 26 mila euro, graduato in base alla composizione del nucleo familiare: 100 euro per un componente, 275 per famiglie di due persone, 325 se si è in tre.

Fosse un investimento sarebbe una sòla, una sorta di "turismo bond" senza interessi. Scommetti di fare una vacanza, se vinci non guadagni nulla di più, semplicemente fai la vacanza, mentre se perdi la scommessa ricevi un "viaggerò" non garantito.

Uno strumento ridicolo.

Ma non tutto è perduto. Il "comparto turismo" può ancora salvare l'immagine e il rapporto con i clienti consumatori decidendo di non avvalersi della possibilità di emettere un voucher e dando la possibilità al consumatore di scegliere fra rimborso e "viaggerò", magari maggiorato rispetto all'importo pagato.
 
 
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