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Droghe e sicurezza pubblica. L’illegalità fomenta l'inutilità?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
27 agosto 2020 17:17
 
  Anche se l’Italia, tra i Paesi dove le droghe sono ancora illegali, è tra quelli che ha una legislazione più morbida (il consumo è depenalizzato), il fenomeno dell’illegalità continua a creare problemi di ordine pubblico e di salute.
Senza minimizzare i problemi che il consumo di sostanze pesanti provoca alla salute per il fatto che sono sostanze illegali, anche in questo il nostro Paese è grossomodo attrezzato per cercare di ridurre il danno (SerT). Ovviamente non siamo ai livelli di Paesi come, per esempio, Svizzera, Regno Unito, Spagna, Portogallo dove la riduzione del danno si espleta anche con le narcosale (sale sanitariamente protette per il consumo individuale di sostanze pesanti), ma sembra che il problema sia comunque affrontato pur nei limiti della nostra legislazione proibizionista.

Non si può dire altrettanto dal lato sicurezza
che, purtroppo, per molti politici rimane l’unico approccio alla questione. Approccio che li porta anche all’esasperazione delle situazioni, dei concetti e, talvolta, anche ad auspicare provvedimenti che darebbero effetti contrari rispetto a quelli che loro stessi auspicano.
E’ il caso dell’assessore della Regione Lombardia alla Sicurezza, Immigrazione e polizia locale, Riccardo De Corato che, commentando alcuni arresti avvenuti ieri a Milano per droga, si esprime così:
“La citta' e' in mano agli spacciatori, principalmente stranieri, e l'enorme sforzo di polizia e carabinieri non basta. Come ripeto da tempo, e' indispensabile un aumento del contingente di forze dell'ordine. Almeno 500 uomini in piu', proprio come e' stato fatto a Roma. In particolar modo servono uomini addestrati e specializzati a contrastare lo spaccio. Mi domando, ancora una volta, - conclude De Corato - cosa stia aspettando il Ministro dell'Interno Lamorgese ad incrementare il numero degli uomini in divisa anche nel capoluogo lombardo" (1).

Sapiamo che l’assessore De Corato, ideologicamente contrario alle droghe oggi illegali (non ci risultano sue iniziative rispetto a quelle legali, come tabacco e alcool), non è nuovo in materia, ma arrivare a sostenere che la città “è in mano agli spacciatori” crediamo sia una forzatura che lo porta ad auspicare una militarizzazione del capoluogo della Regione che amministra.
E’ bene che in questi contesti - comprensibilmente non graditi da nessuno, proibizionista o antiproibizionista che si sia - si faccia riferimento alle molteplici esperienze in Italia, in Europa e nel mondo. Che ci dicono che tutti le intensificazioni della militarizzazione dei territori portano a risultati visibili solo nell’immediato e non incidono sul problema spaccio in sé. Mentre uno specifico territorio è militarizzato, siccome domanda e offerta continuano ad esserci, il mercato si sposta altrove.
Inoltre, dopo un po’ che la militarizzazione è in atto, gli spacciatori ricompaio nelle medesime zone migliorando la propria capacità di dissimulazione e visibilità. Un contesto in cui – prima, durante e dopo la militarizzazione - i prodotti comunque non vengono mai a mancare: come è stato dimostrato durante i periodi più restrittivi della circolazione durante il periodo pandemico, diversi modi di spaccio (a domicilio e via posta) si sono rafforzati per non farsi individuare e si sono diffusi molto di più.

Lotta contro lo spaccio con provvedimenti inutili
Quindi i provvedimenti in genere maggiormente adottati fino ad oggi contro lo spaccio, e il cui rafforzamento militare è auspicato dal nostro assessore della Lombardia, sono come la famosa aspirina per curare il cancro, inutili. E’ probabile che questi provvedimenti diano una immediata visibilità e notorietà a chi li auspica, ma non affrontano mai il problema alla radice: il mercato esiste perché ci sono solidamente i due principali attori, consumatore e venditore. Con l’aggravante che quest’ultimo non è tanto il disgraziato che cerca di sbarcare il lunario con ciò che gli capita, ma dietro di sé ha organizzazioni criminali transnazionali che - tra produzione, trasporto, e spaccio – mettono a ferro e fuoco intere economie, socialità e politiche di Paesi del Quarto, Terzo, Secondo e Primo mondo.

Se si avesse a cuore la risoluzione del problema forse sarebbe il caso che, mettendo da parte i fervori ideologici, si affrontasse la questione a partire dalla liberazione del mercato dal giogo del divieto. Ma è disponibile il nostro assessore a discutere in merito al di là degli slogan che la droga fa sempre male?


1 – agenzia stampa Nova
 
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