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Elezioni 2018. Cambio casacca per Di Maio, Renzi, Salvini, Meloni e  Berlusconi. Le assonanze tra Berlusconi e Di Maio
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Comunicato di Primo Mastrantoni
26 febbraio 2018 13:25
 
   "Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il Parlamento è assemblea deliberante di una Nazione, con un solo interesse, quello dell'intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale". Così il politico inglese Edmund Burke (1774), concetto ripreso nella Costituzione francese (1791),"I rappresentanti eletti nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma della nazione intera, e non potrà essere conferito loro alcun mandato" e nello statuto Albertino (1848)"I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori" e nella nostra Costituzione (1947), "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".
La norma è comune alle democrazie dell'Unione europea.
Sull'argomento siamo già intervenuti.

Vero è, che più di un terzo degli attuali parlamentari, nel corso dell'attuale legislatura, ha "cambiato casacca" o ha aderito al gruppo Misto, il che ha suscitato indignazione e risentimento nei cittadini.
Quali le proposte?
Vediamo.

Luigi Di Maio (M5S) propone che, chi entra in Parlamento con un partito e poi lo cambia se ne torna a casa, come previsto dalla Costituzione portoghese. E' una bufala perché la Costituzione portoghese prevede, come è successo, che un parlamentare possa uscire dalla propria maggioranza e voti contro il proprio partito, confluendo in un gruppo di indipendenti (il nostro gruppo Misto). La proposta di Alessandro Di Battista (M5S) di dichiarare decaduto il parlamentare che cambia partito, incorrerebbe nella censura della Corte europea dei diritti dell'uomo (organo giurisdizionale internazionale).

Matteo Renzi e Matteo Salvini (Lega), sono sostanzialmente sulla stessa linea: un parlamentare che "cambia casacca" dovrebbe dimettersi", ma è un invito, e tanto vale. 

Giorgia Meloni (FdI) ha fatto sottoscrivere un patto d'onore che impegna i suoi a non "cambiare casacca". Quanto vale l'onore?

Anche Silvio Berlusconi (FI) è contrario al "cambio di casacca" (viene da sorridere pensando a Scilipoti e Razzi), modificando la Costituzione (vedi sopra).

Un'assonanza, pero', la troviamo tra le proposte di Berlusconi e Di Maio: in caso di mancato raggiungimento di una piena maggioranza, entrambi sono disponibili, sulla base di un programma, ad accettare il voto di altri parlamentari. E' appena il caso di ricordare che un governo si forma votandogli la "FIDUCIA" (lo scriviamo a lettere maiuscole) come primo atto (le convergenze su singoli provvedimenti possono essere trovate in seguito). Votare la "FIDUCIA" significa che si aderisce a un  governo e al relativo programma, il che equivale a chiedere ai parlamentari di altri partiti di cambiare casacca! Come la mettiamo, allora, con Di Maio e Berlusconi che sono contrari al "cambiamento di casacca"? Si afferma una cosa e, contestualmente, il suo contrario. Proposte furbe o ai limiti della ragione?
 
 
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