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Governo. Di Maio e la bufala del boom economico, smentito da Banca d'Italia e dal Fondo monetario internazionale. Trovato il nemico esterno sul quale scaricare le responsabilità: la Francia
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Comunicato di Primo Mastrantoni
22 gennaio 2019 10:33
 
  Il vicepremier e ministro, Luigi di Maio, ha annunciato "un nuovo boom economico", pari a quello degli anni '50 e '60".
E' una bufala.

Secondo il vicepremier Di Maio, dunque, il Pil (la ricchezza del Paese) dovrebbe crescere similmente agli anni del boom economico degli anni '50 e '60, vale a dire, in quattro anni, dal 1959 al 1962, rispettivamente del 6,4% del 5,8%, del 6,8% e del 6,1%, con una media del 6,2% di crescita.

Le stime del Governo, del quale fa parte Di Maio, dopo una previsione dell'1,5% di crescita, si sono ridotte all'1%, percentuale lontana stratosfericamente dal boom immaginato da Di Maio.
Insomma, il nostro vicepremier smentisce anche le previsioni del Governo del quale fa parte.

La Banca d'Italia, invece, prevede una crescita del solo 0,6%, stima confermata da Fondo monetario internazionale (Fmi), dovuta alla debole domanda domestica e ai maggiori costi di finanziamento legati ai rendimenti elevati sui titoli di Stato (spread), oltre che all'indebolimento del ritmo di crescita globale, in particolare delle economie avanzate.

Il Fmi aggiunge: "La situazione finanziaria dell'Italia, assieme a Brexit, è al primo punto fra i principali fattori di rischio globali".

Come reagisce il vicepremier Di Maio? "Sbaglia sempre" dice delle previsioni della Banca d'Italia. E del Fmi? "Le previsioni del Fmi non ci scoraggiano. Indietro non si torna".

Di fronte alle evidenti difficoltà, trova giovamento l'individuazione di un nemico, meglio se esterno, sul quale scaricare le tensioni interne (tattica millenaria), ed ecco che Di Maio apre un rapporto conflittuale con la Francia. Si badi bene, non con il presidente Emmanuel Macron, ma con lo Stato francese del quale siamo alleati!

Per Di Maio, la Francia imporrebbe una moneta "coloniale" agli Stati africani dai quali sarebbero costretti a partire i migranti per l'Italia. Solo che, nel 2018, la maggioranza dei migranti proveniva da Tunisia, Eritrea, Iraq, Sudan e Pakistan, Paesi che non adottano la moneta "coloniale" francese e che il numero maggiore di immigrati, attualmente in Italia, proviene dalla Romania.

Insomma, Di Maio è in piena campagna elettorale: non sa come affrontare i problemi, scarica su altri le proprie responsabilità e offre ai propri elettori motivi per continuare a votare M5S.

E del popolo? Chi se ne frega!
 
 
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