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Governo. Di Maio, Salvini e l'Alitalia, utile per la campagna elettorale a carico dei contribuenti
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Comunicato di Primo Mastrantoni
11 febbraio 2019 10:18
 
  Il governo pentastellato ha prorogato il prestito ponte, deciso dal governo precedente, fino a giugno 2019, giusto un mese dopo le elezioni europee.
E' quanto previsto dal decreto legge "Semplificazioni", approvato pochi giorni fa dal Parlamento.

Meno male che questo è il "Governo del Cambiamento".

Quando si parla di soldi pubblici, occorre ricordare che sono soldi del contribuente, ammoniva la premier britannica Margaret Thatcher. Cosi', il contribuente, ancora una volta, tira fuori dalle proprie tasche i soldi per l'Alitalia, che è un pozzo senza fondo.

Il vicepremier Luigi Maio vuole tutelare l'azienda. Già, ma dimentica di tutelare i contribuenti che, nel corso del tempo, hanno tirato fuori 9,4 miliardi di euro per salvare l'Alitalia.

Lo scorso anno, tanto per confermare, l'Alitalia ha registrato una perdita netta di 513 milioni, il che significa che l'azienda ha perso 1,4 milioni tutti i "santi" giorni del 2018. Per i primi tre mesi del 2019 si prevedono ulteriori perdite  per 194 milioni di euro.

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, ha dichiarato che "l'italianità è un punto fondamentale nel futuro di Alitalia", il che ci ricorda la frase di Silvio Berlusconi su "L'Alitalia agli italiani"; solo quella operazione è costata qualcosa come 3,2 miliardi, accollati al contribuente. Era il 2008, sono passati più di 10 anni, ma siano allo stesso punto di prima.
Nulla è cambiato.

Si è passati dalla gestione pubblica a quella privata e ai commissari.
Nulla è cambiato.

"Il turismo è il nostro petrolio", dichiarava il vicepremier Matteo Salvini, che vuole anche l'intervento dello Stato, cioè del contribuente, ma dimentica che per il traffico internazionale, da e per il nostro Paese, l'Alitalia rappresenta solo l'8,5% del mercato. Dal punto di vista turistico la presenza di Alitalia è ininfluente.

E' una questione di orgoglio nazionale, dicono altri. L'orgoglio di 30 anni di perdite? Bel biglietto da visita, della serie: siamo orgogliosi di avere una compagnia di bandiera che fa debiti e li accolla ai contribuenti italiani.

Eppure, nel 2008 (governo Berlusconi), l'Alitalia era stata ripulita dai debiti, accollati ai contribuenti, così poteva ripartire, si diceva.
Niente da fare.

C'è stato un successivo apporto finanziario della compagnia emiratina Etihad, con una iniezioni di capitale di 387 milioni di euro.
Niente da fare.

Alitalia non è concorrenziale sia nei confronti delle altre compagnie tradizionali, come Lufthansa, che ha riunito Austrian Airlines, Swiss, Brussels Airlines e Eurowings, o di British Airways, che ha coinvolto Iberia, Vueling e AerLingus o della AirFrance-KLM, sia di quelle lowcost, come Ryanair e Easyjet.

Il "Governo del Cambiamento", Lega-M5S, invece, vuole ripetere l'operazione "l'Alitalia agli italiani" con i soldi della Cassa depositi e prestiti, delle Ferrovie dello Stato e delle Poste.
In sostanza, con i soldi degli italiani, per cercare di ottenere voti alle prossime elezioni europee.
I contribuenti non saranno contenti ma basta abbindolarli, magari con l'aiuto della Rai.
 
 
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