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Governo. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con le condizionalità previste il rischio è che i fondi europei non arrivino
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Comunicato di Primo Mastrantoni
18 gennaio 2021 9:44
 
  Dopo la sfilata a suon di pifferi e tamburi del giugno scorso, con la esibizione del "Piano Colao", il Governo ha presentato, il mese scorso, una bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Finalmente, ci siamo detti, c'è un Piano. Le linee di intervento sono quelle delineate dalla Ue, cioè sostenibilità ambientale, parità di genere, digitalizzazione, coesione sociale, riforma della pubblica amministrazione, potenziamento della ricerca. Considerato che era una bozza, si poteva integrare, migliorare, arricchire e, grazie anche al contributo di Italia viva, il Piano è più dettagliato e contiene le somme destinate ai progetti.
Il 12 scorso è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, e sarà, quindi, oggetto di confronto con le parti sociali (imprese, associazioni, sindacati, ecc.), discusso in Parlamento e poi inviato alla Commissione europea.

E', quindi, ancora una proposta che attende ulteriori contributi.
I fondi del Next generation EU, in attuazione del Piano, prevedono forti condizionalità: se si raggiungono gli obiettivi, si avranno i fondi e le risorse dovranno essere impegnate entro il 2023 e spese entro il 2026. Nel Piano si prevedono consistenti investimenti pubblici e con i tempi della italica burocrazia il rischio è di finire impantanati. C'è molta politica sociale (inclusione, coesione) meno innovazione, digitalizzazione ed economia verde, e il rischio è che la Commissione europea ci rimandi buona parte del Piano. Un ultimo rilievo: gli investimenti devono avere un ritorno economico, altrimenti si finisce con la distribuzione di soldi a pioggia, malattia dei politici nostrani.

Non si lamentino, poi, i nostri governanti della "cattiva" Europa che non ci vuole dare i soldi. E' compito loro attuare un Piano che realizzi riforme (es. giustizia e pubblica amministrazione) e rilanci la crescita.
 
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