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Ora educazione civica a scuola. Si sono sforzati… per cosa?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
3 maggio 2019 12:11
 
  Manca ancora il voto del Senato, ma il voto della Camera c’e’ stato e – dicono – arriverà a Palazzo Madama come testo “blindato”, che in linguaggio non militare significa che non dovrebbe subire modifiche. Stiamo parlando della riforma scolastica che, tra provvedimenti meno assurdi sulla disciplina, prevede anche l’istituzione dell’ora di educazione civica. Il ritorno, sarebbe meglio dire, dopo che fu istituita nel 1958 fino al suo declassamento ad insegnamento intredisciplinare.
Sembra che si tratti di un provvedimento “fiore all’occhiello” del vice-premer Matteo Salvini. Sembra. E potrebbe esserlo se consideriamo lo stile a cui ci ha abituato questo ministro e non solo del governo in carica. Uno stile in cui tutto si annuncia, per dire dopo un po’ il contrario o quasi, e comunque puntando sull’effetto mediatico dell’annuncio *.
La reintroduzione dell’ora di educazione civica non prevede un docente che terrà le lezioni e non sarà un’ora in più di lezione, ma verrà sottratta agli altri insegnamenti. Quindi, siccome si è voluto che questa riforma fosse a costo zero, neanche un centesimo in più sarà previsto per questa ora settimanale. Saranno i docenti a decidere nell’ambito dell’autonomia della propria classe.
Certo, come si dice “meglio così che un dito in un occhio”. Ma a che serve una reintroduzione in questi termini? In pratica, per gli studenti, quanta differenza ci sarà rispetto alle diffuse volontà attuali dei docenti di insegnare in merito pur senza lo “stimolo” della legge? Crediamo che serva proprio come “fiore all’occhiello” ma non nel merito, bensì – per l’appunto – mediatico.
Quindi si continua a considerare marginale l’insegnamento per eccellenza che dovrebbe essere propedeutico al divenire cittadini consapevoli, italiani ed europei. Valutazioni se ne possono fare di diverso tipo senza entrare nel merito, per esempio, di cosa vorrebbe insegnare il ministro Salvini e di cosa vorrebbe insegnare, per esempio, il presidente Mattarella… ma prendiamo atto che è stata perduta una buona occasione. E crediamo che le istituzioni, proprio perché sconosciute, continueranno ad essere considerate da diverse persone come una fortezza da assaltare e nemiche della propria vita (come constatiamo che accade tra i sostenitori della maggioranza al potere).

NOTA
* non c’entra con quanto stiamo scrivendo ora, ma per far capire di cosa stiamo parlando, oltre ai numerosi articoli che abbiamo pubblicato sul nostro web, valga quest’ultima perla dell’ultimo weekend sempre del nostro ministro dell’Interno onnisciente: dice che l’Iva non aumenterà perché dopo le elezioni europee “nessuno verrà a chiederci i 23 miliardi necessari per tappare il buco” dei conti. Cioé: ammesso che i suoi amici sovranisti in Europa riescano ad avere la maggioranza in Europa (e sembra che sia difficile...), il nostro ministro si dice convinto che questo significherà che concederanno al nostro Paese di non rispettare le regole, che invece dovrebbero continuare a valere per tutti gli altri. No comment!
 
 
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