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I privilegi fiscali della Chiesa e non solo. Scardinarli per un Paese civile e giusto
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Comunicato di Vincenzo Donvito
25 settembre 2020 9:16
 
  Le parrocchie devono pagare l'imposta municipale (IMU) anche se svolgono le attività ricettive e scolastiche con finalità solidaristiche. Quello che i giudici tributari devono accertare è se le attività sono rivolte a un pubblico indifferenziato o a categorie predefinite di soggetti, se vengono svolte per tutto l'anno e quali tariffe e compensi vengono applicate. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (ordinanza 18831 del 10 settembre 2020), che ha annullato con rinvio la pronuncia dei giudici d'appello.

Un ulteriore passo contro gli smisurati privilegi che la Chiesa cattolica ha in sede fiscale, pur svolgendo lo stesso servizio di altri suoi concorrenti (scuole private essenzialmente) e, di conseguenza, svolgendo concorrenza sleale.
La collezione di sentenze in merito è smisurata, anche per i cosiddetti alberghi religiosi che, godendo di esenzioni fiscali, non pagano come fanno i loro concorrenti che – alcuni - nelle stanze per gli ospiti hanno solo la Bibbia in un cassetto e non anche un crocifisso appeso ad un muro.

Tutto nasce dal Concordato che lo Stato italiano ha siglato con la Chiesa cattolica romana e, andando “più in alto” dall’art 7 della Costituzione che ha inserito i Patti Lateranensi nella nostra Carta principale.

É bene ricordare che la Chiesa cattolica (e non solo) ha forme di finanziamento da parte dello Stato anche con l’8 per mille che viene devoluto alle confessioni religiose, e questo rende le esenzioni come quelle bocciate dalla Cassazione ancora più assurde e inique. Soprattutto se consideriamo il meccanismo di distribuzione di questo finanziamento: lo Stato comunque devolve alle chiese questo 8 per mille delle tasse che i contribuenti pagano, anche se questi ultimi non hanno indicato nella denuncia dei redditi la confessione a cui intendono devolverla: le percentuali di chi indica la confessione a cui versare il proprio 8 per mille vengono estese al totale dei contribuenti, anche quelli che non hanno dato indicazioni.

Logiche da Paese incivile e ingiusto
La stessa logica, per esempio, che viene utilizzata per finanziare la tv di Stato: ognuno finanzia l’informazione e il divertimento di Stato con una imposta per il possesso di un tv (il cosiddetto canone)… ma la tv di Stato è in concorrenza nel mercato pubblicitario con altre tv che non hanno finanziamenti di Stato ma vivono solo di introiti pubblicitari.

L’elenco dei privilegi dello Stato e dei suoi “fedeli” è sterminato. Questi sono solo due esempi venuti alla luce con l’attualità della sentenza di Cassazione dello scorso 10 settembre (il famoso “giudice a Berlino”?)

Questo lo chiamano Stato liberale e libero.
Quali forse politiche, e quali politici, presenti nelle istituzioni hanno intenzione di renderci liberi e uguali, con gli stessi doveri e gli stessi diritti? Sì che noi, contribuenti e comuni mortali, si possa pagare il Fisco con cognizione di causa e non di sudditi?
 
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