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L’irriverente e Babbo Natale. Quello dei piccoli e quello dei grandi?
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L'irriverente di Vincenzo Donvito
23 dicembre 2019 12:57
 
 Sicuramente non è popolare dedicarsi in questo periodo (e non solo) ai Babbi Natale della nostra vita. La “magia del Natale”, così come ci raccontano le pubblicità e sembra che coinvolgano diverse persone, è il motivo conduttore del periodo. Se non lo fosse le associazioni di commercianti, nonché di produttori entrerebbero in agitazione. Agitazione che prenderebbe anche non pochi genitori e famigliari e amici, nonché istituzioni benefiche pubbliche e private ché, altrimenti, dovrebbero meglio spiegare la loro disponibilità al dono. Siamo consapevoli della “sintesi” che un “buon Natale” accompagnato da un dono possa significare, ed è anche carino. E ci piace che avvenga. Ma la nostra consapevolezza non può ignorare la frenesia diffusa per cercare di soddisfare la lista che in tanti si sono preparati per mettere sotto l’albero di “chiunque” il dono col cartellino di “buon Natale”, anche per quel cugino che proprio non è gradito… ma “è Natale”.

Entrambe questi aspetti gravitano su questa industria culturale e commerciale del “Natale” che è stata creata ad hoc. Altrimenti non potrebbe essere, visto che viviamo nel 2019, società dei consumi, e se questa industria non ci fosse, in tanti ne resterebbero male, sia per la mancanza di doni in sé che per la mancanza dei profitti.

Sono diversi i luminari che si sono dedicati ad un problema: “ma è vero che Babbo Natale non esiste?” (1). Con fior fiore di scienziati di vari livelli che, oltre a spiegare questa “magia”, hanno cercato di classificare il “date-limit” di questa credenza (mediamente tra 8 e 12 anni), con i vari paragoni (fata Dentolina, ai miei tempi “topolino”) e i vari riflessi sulla psicologia infantile e di chi ha fatto da ”manovale” per mantenere in vita questa credenza.
L’argomento è ampio e, partendo da Babbo Natale, mette in discussione le credenze di vario tipo della nostra umanità (anche se il nome usato è “Dio”, da tradurre in varie lingue e sfaccettature).

Per nostra specifica speculazione filosofica e sociologica, tutte queste credenze sono assimilabili a Babbo Natale.

La “semplicità” di comprensione di questo ultimo (più adatta ai bambini) non ha niente da invidiare alla “semplicità/complessità” di qualunque altra credenza (con tanto di adulti e secolarizzazione). Con una differenza di non poco conto: mentre la credenza in Babbo Natale (ma non nell’uso e consumo) è a scadenza temporale (un cosiddetto adulto che credesse a Babbo Natale comporterebbe sicuramente una diffusa ilarità da parte di chi dovesse confrontarsi con una realtà del genere), non si può dire la stessa cosa per le altre credenze (che abbiamo semplificato con la parola “Dio”).

Noi siamo irriverenti e, come si dice che nella follia c’è sempre una ragione, tendiamo a credere che anche nell’irriverenza ci possa essere una simile ragione.
Svariati sono gli stimoli, commerciali e non solo, che ci vengono da ogni luogo e sentito di questo periodo. E li usiamo per ripensare ad una affermazione che spesso provoca reazioni a ‘mo di sorrisetti compassionevoli: “Dio? Il Babbo Natale dei grandi”.

NOTA
1 – utile servizio è reso in materia dall’associazione Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e Odontoiatri) che ha deciso, nel suo web “Dottoremaeveroche” di analizzare come questa domanda trova spazio nella letteratura scientifica e psicologica.
 
 
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