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L’irriverente a Firenze da Pitti Uomo
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L'irriverente di Vincenzo Donvito
8 gennaio 2020 14:04
 
  Puntuale è arrivata la fiera Pitti Uomo a Firenze. E puntuale, la città che sembrava essersi assopita (in un verso) e risvegliata (in un altro) dopo il passaggio della Befana, si ritrova a Carnevale. Ops… ma Carnevale non era a febbraio? Sarà lo sconvolgimento del clima, le giornate di sole che caratterizzano queste settimane del nuovo anno, ma sembra che Carnevale sia arrivato prima…. Eppure, basta andare a Prato o ad Arezzo e il Carnevale sparisce. Quindi? Beh, sarà che la moda quest’anno è (cosa non si fa e si dice per vendere...) green e bio (come il té e le carote), ma sembra proprio Carnevale, grossomodo come a Venezia. Un taxi, manco a pagarlo oro. Gli alberghi sono piu’ costosi. I ristoranti non da poveri, presi d’assalto. I media cartacei sembrano le edizioni domenicali di quelli inglesi e americani: cicciotti come non mai, con supplementi e supplementi dove la maggior parte delle pagine sono pubblicita’. Tv locali con lunghi servizi di corrispondenti “ogni stagione” che disquisiscono di moda.
L’irriverente sta giocando col fuoco, cioè col fuoco in versione mediatica: l’impopolarità, l’emarginazione, il fare le cose di nascosto. Dovrebbe uniformarsi e sentirsi come quelli che hanno partecipato (morendo in 50 e ferendosi in oltre 200) al funerale di Soleimani? No, meglio far la parte del topolino sgradito, del rompiscatole, ché proprio non ci si riesce a pensare che dovremmo andar vestiti con composizioni cromatiche che difficilmente vedremo in luoghi che non siano rappresentazioni teatrali bizzarre. Per esempio: pantaloni alla zuava di colori improbabili portati con disinvoltura insieme a stivali stile cavallerizzo, con blusa di raso fucsia a maniche larghe tipo domatore di leone da circo, con un soprabito rigidamente non abbottonato stile militari delle seconda guerra d’indipendenza del secolo 1800, il tutto con un cappello da Robin Hood color oro sgargiante; per finire al cappottone rigidamente aperto da cui spuntano due gambe fasciate da pantaloni corti color cobalto e stivali di altrettanto colore e sciarpa modello patchwork della California del nord.

E siamo assaliti da un dubbio gigantesco: ma veramente la moda maschile nei prossimi mesi seguira’ queste tendenze? Certo, non siamo modaioli e non pretendiamo di esserlo, ma non possiamo non notare che come noi, per strada a Firenze, specialmente nelle pause canoniche della fiera, sono in tanti che guardano l’abbigliamento di queste persone con curiosita’ e interrogativi.

Poi, ovviamente, se andiamo a vedere alcuni particolari c’e’ anche “roba seria” che pero’ ha il difetto di costare come minimo qualche migliaio di euro a pezzetto. Oltre al fatto che gli stilisti che contano nel mondo, molti sono italiani… ma che quasi sempre si realizzano oltre lo Stivale. E’ la moda, mi diranno gli esperti e tutti quelli che campano su eventi del genere, che sono tutt’altro che marginali.

E mi viene in mente quando alcune estati fa, in una località a decine di migliaia di chilometri dal nostro Paese, nell’emisfero Sud del Globo, a me italiano (raro in quel luogo) mi chiedevano se era vera l’immagine che si erano fatta degli italiani: fighettini che giravano tutti ben vestiti, alla moda, ricercati e sempre impeccabili… li “calmai” dando loro le percentuali della nostra disoccupazione e quelle dei nostri emigrati “di un certo livello di istruzione” che sceglievano d’andarsene altrove, stilisti inclusi.
 
 
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