testata ADUC
Un contratto è un contratto. O no?
Scarica e stampa il PDF
La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
13 agosto 2018 13:15
 
In questi ultimi giorni, a partire dall’otto-nove agosto, i riflettori dell’informazione si sono puntati sulla sforbiciata annunciata sulle cosiddette pensioni d’oro.
Infatti, il 6 agosto scorso è stata presentata alla Camera dei Deputati la proposta di legge ordinaria dal titolo “Disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili”. 
Firmatari i deputati Francesco  D’Uva del Movimento 5 stelle e Riccardo Molinari della Lega.
In attesa della pubblicazione della proposta sul sito della Camera si può leggerne una sintesi in un articolo che ne presenta i dettagli, e si viene a sapere che non ci si limiterà al ricalcolo delle pensioni secondo il sistema contributivo, come si era fatto credere, ma di una "riduzione convenzionale, basata non su una valutazione dell'entità della contribuzione accreditata quanto dell'età in possesso al momento del pensionamento dell'assicurato nonché al valore dell'assegno pensionistico lordo. Quindi, quanto minore è l'età del pensionamento maggiore è la riduzione del trattamento pensionistico a cui si andrebbe incontro" . Ne consegue che la riduzione potrebbe arrivare anche oltre al 20% dell'assegno fin qui goduto.
Qui non intendo discutere sul fatto che ci siano persone che godono di una pensione rilevante ricevuta, per altro legittimamente secondo le regole di quel dato periodo, in età piuttosto "giovanile", cosa che non mi scandalizza, e non voglio neppure discutere sul fatto che un governo serio che vuole rendere ricco il proprio paese non comincia con impoverire qualsivoglia categoria di persone, bensì con l'incrementare l'occupazione, vigilare sul rispetto delle leggi vigenti e perseguendo il lavoro nero e lo sfruttamento, oltre, ovviamente, la corruzione e la criminalità organizzata. In modo che chi ha meno abbia sempre di più per le vie attualmente aperte e senza togliere agli altri. 
Qui, invece, voglio esprimere il mio grande sconcerto per l’aspetto che contrasta con quanto contenuto nel famoso “Contratto per il governo del cambiamento” firmato da Salvini e Di Maio nel maggio scorso, dopo la consultazione della base dei 5stelle.
Infatti a pagina 48, alla la voce “Tagli dei costi della politica, dei costi delle istituzioni e delle pensioni d’oro”, l’ultimo comma dice così:
Per una maggiore equità sociale riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cd. pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati”.
Ma, nel progetto di legge presentato il 6 agosto scorso, ci sono due deviazioni da quanto stabilito nel contratto: intanto, come già detto, si abbassa la soglia della revisione, partendo dai trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili (invece dei 5.000 menzionati nel contratto), e poi non si parla più di ricalcolo delle pensioni col metodo contributivo, bensì di un ricalcolo basato sull'età dell'andata in pensione delle persone interessate.  
Si è dunque operata una sorta di gioco di prestigio: Ora sono 5.000!? E, oplà, eccoli diventati 4.000!". "Metodo contributivo!? Oplà- ora taglio diretto .sulle pensioni anticipate! Eh eh!".
In barba, appunto,a al cosiddetto “Contratto per il governo del cambiamento”. Se ne deduce che i firmatari di quel contratto, i signori Di Maio & Salvini, si possono permettere di cambiarne i termini a loro piacimento. Quello che oggi succede per questo settore, può succedere, e forse sta già succedendo, a nostra insaputa, per tanti altri settori.
In particolare, trovo molto grave la cosa (adesso, l'abbassamento del tetto pensionistico da sforbiciare e il mirare alle pensioni "precoci", ma anche altre eventuali così come eventuali altre future “variazioni su qualunque altro tema”), anche perché questo contratto è stato oggetto di votazione sulla famosa (o famigerata?) “Piattaforma Rousseau”, avvenuta dalle ore 10:00 alle ore 20:00 del 18 maggio 2018 
In pratica, il cambiamento di uno qualunque dei termini del contratto, significa calpestare la volontà di chi lo ha votato. Infatti quei 42.274 iscritti del Movimento Cinque Stelle (pari al 94% degli iscritti) avrebbero votato lo stesso questa stesura del contratto se si fosse parlato di tagliare le pensioni superiori non a 5.000 euro, ma solo a 4.000 e ricalcolarle in modo diverso dal sistema contributivo? 
O alcuni si sarebbero uniti ai 2.522 NO, facendo diminuire la percentuale quasi bulgara dei SI’?
La stessa domanda si pone e si porrà per ogni deviazione da quanto scritto nel contratto. E sarebbe bene che in primo luogo gli iscritti al Movimento 5 stelle facessero sentire la loro voce, esigendo, in nome della democrazia diretta tanto sbandierata da Di Maio & soci, un ritorno alle votazioni per ogni aspetto del contratto, che venga modificato. Ne vedremmo delle belle! Come sarebbe giusto che fosse.
Ma anche noi, comunissimi mortali, non aderenti a questo movimento, ma ben lontani da esso (e dalla Lega di Salvini) abbiamo tutto il diritto di fare le nostre rimostranze per questo comportamento che irride anche gli stessi firmatari; hanno messo una firma con tanta pompa e poi non la onorano quando fa loro comodo. Per esempio, nel contratto non c’è l’uscita dall’euro, ma possiamo stare tranquilli? Temo proprio di no!
Quindi, quello di Salvini e Di Maio rispetto alle pensioni d’oro è un comportamento più che scorretto, direi proprio disonesto. Degno del "gatto & la volpe” di pinocchiesca memoria. Un comportamento disonesto che annuncia altre deviazioni ancora più gravide di effetti gravi, drammatici, forse addirittura tragici per tutti gli italiani, anche per quelli che dovrebbero essere favoriti da quei tagli, perché, con quei soldi tolti ai "ricchi" si dovrebbero vedere alzare le loro magre pensioni.
In realtà, al posto del miglioramento dei ceti più svantaggiati, vedo un impoverimento generale del Paese. Perché quelle tanto deprecate pensioni d’oro, per esempio, si traducono in spese per acquisti, che tengono in piedi il commercio e l’artigianato di un certo livello, e anche  l’industria, per non parlare del risparmio. Tagliarle, significa colpire anche l’indotto, diciamo così, diminuire una clientela medio alta a tutta una serie di esercizi commerciali, e diminuire drasticamente la capacità di risparmio che viene investito in azioni, obbligazioni, o altro ancora, tutto a beneficio della società italiana. Sopravviveranno quegli esercizi commerciali, quelle imprese artigiane private di quella clientela medio-alta? O saranno destinati a chiudere, lasciando senza lavoro i loro gestori? Che andranno a ingrossare le fila dei disoccupati (con reddito di cittadinanza?)
Per ora mi fermo qui.
Ma mi sto leggendo questo infausto contratto, e ho già individuato qualche altro punto che non torna con l’applicazione. Ma voglio avere informazioni sicure.
 
P.S. Penso di non essere lontana dalla realtà se ipotizzo tutta una serie di ricorsi ai tribunali e/o alla Corte Costituzionale, già, peraltro annunciati, essendo l'intervento in questione  di dubbia costituzionalità , in quanto, secondo il costituzionalista Cesare Pinelli "non sarebbe possibile decurtare la pensione di una persona passandola da 4000 a 1500 euro. Senza contare che è in vigore, inoltre, una sentenza della Corte Costituzionale (la numero 314 del 2000) che sugli assegni più alti erogati dall'Inps consente solo interventi di "carattere eccezionale, transitorio, non arbitrario e consentaneo allo scopo prefissato"
 
 
 
 




 
 
 
LA PULCE NELL'ORECCHIO IN EVIDENZA
 
AVVERTENZE. Quotidiano dell'Aduc registrato al Tribunale di Firenze n. 5761/10.
Direttore Domenico Murrone
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori