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Non vanifichiamo il loro sacrificio! Coronavirus
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
10 marzo 2020 14:36
 
La decisione di restare a casa – il che significa, per me, lontano da Firenze, dove mi sento davvero a casa – l’ho presa domenica. Quel giorno ho capito davvero cosa significhi vivere ai tempi del Covid19. Tre giorni, dal 5 marzo, data della chiusura di tutte le scuole, mi ci sono voluti per metabolizzare la scossa datami da questo evento.
E l’8 di marzo ho compreso, finalmente, che stiamo vivendo qualcosa di davvero epocale, con cui nessuno di noi, non solo i settantenni, ma neppure i centenari, aveva mai dovuto fare i conti. E neppure i nostri genitori e nonni, perché l’esperienza delle guerre, che loro hanno subito (in alcuni casi anche assurdamente caldeggiato), è certamente diversa da questa presente sfida al genere umano e al nostro spirito di umanità, che è più pervasiva, più insinuante, più subdola. Si pensi solo alla sospensione dei servizi religiosi fino alla chiusura dei luoghi di culto, dove, anche le generazioni passate attraverso le guerre, potevano continuare a cercare conforto.
Ai credenti di oggi anche questo è negato. Per quanto tempo? Fino al 2 aprile? Fino a nuovo ordine? Chissà.
Voglio dire, però, sia pure en passant, che questo può essere un momento di resistenza e resilienza, cioè di far fronte a questa esperienza traumatica in maniera positiva, di riorganizzare e riordinare la nostra vita facendo appello alle opportunità positive che la vita ci offre anche adesso, proprio adesso.

Ma ora, eccomi a compiacermi che finalmente il nostro governo abbia dato l’ordine di restare a casa, consentendo di muoversi solo per comprovati motivi oggettivi (lavoro, necessità mediche, situazioni di necessità, come fare la spesa). Credo non sia stato facile per i nostri governanti prendere questa drastica decisione, anch’essa inaudita, nel senso più letterale della parola; ma cosa doveva fare dopo la scellerata fuga di notizie sul decreto, che ha spinto centinaia di incoscienti a rovesciarsi sui treni per il sud, e anche dopo la visione dell’oscena movida, a Milano, lungo i Navigli, di sabato sera?, peraltro andata in scena anche in altre città, anche in una piazza fiorentina?
Me ne compiaccio, perché ci obbliga tutti quanti a rispettare, se non la nostra salute e dignità, quella degli altri, innanzi tutto di chi è in prima linea per curare gli ammalati, e non conosce più riposo, ritorno a casa, figli e compagni/e. Medici e infermieri che, appunto, hanno fatto dell’ospedale la propria casa giorno dopo giorno, come rivela, tra gli altri, l’infermiera Sabina Baggioli dell’ospedale di Lecco, che, guardandosi fuggevolmente allo specchio, si vede invecchiata, e si chiede se sono passati dieci giorni o due anni da che è in servizio senza sosta. E si commuove fino alle lacrime quando, il ragazzo, che porta a lei e colleghi le pizze ordinate, rivela che sono già state pagate da una signora presente nella pizzeria, che ha voluto così ringraziarli e augurare loro buon lavoro.
Siamo così obbligati a rendere onore fattivamente a tutto il personale ospedaliero che purtroppo ha già contratto il Covid 19 e ai quali è doveroso augurare di guarire presto e bene. Siamo così obbligati a non dimenticare che in Italia abbiamo anche, purtroppo, almeno un decesso tra il personale ospedaliero – quello della dottoressa Chiara Filipponi, anestesista all’ospedale di Portogruaro. Senza dimenticare i medici di base che sono esposti alla malattia.

Insomma, siamo obbligati per decreto a renderci conto, come osservava due giorni fa Emmanuela Bertucci sul nostro web, che la salute non è, più un diritto, ma un dovere fondamentale!
Alla quale fa eco oggi Pietro Moretti, gridando “Restiamo a casa!”, e osservando come questo sia “l'unico modo per salvare la vita dei più vulnerabili, che potrebbero ammalarsi e morire nelle decine di migliaia. E se questo non bastasse a convincervi, è l'unico modo per aiutare chi da casa deve uscire per tenere in piedi gli ospedali e riempire gli scaffali dei supermercati. Senza di loro, siamo spacciati”.
Diventare saggi, comprendere come il nostro interesse sia strettamente connesso a quello delle altre persone, nel bene e nel male, scoprire dentro di noi belle doti finora sconosciute – questo l’augurio a me stessa e a tutte le altre persone in questo doloroso importante frangente.
 
 
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