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Teresa Bellanova e la sola licenza media
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
7 settembre 2019 11:27
 
Confesso con tranquillità che, fino a due giorni fa, non sapevo dell’esistenza di una senatrice che si chiama Teresa Bellanova.
Solo allora, la sua immagine e il suo nome mi sono diventati familiari, perché il greve sarcasmo, se non proprio i veri e propri insulti, di cui è stata fatta oggetto, prima per l’abito indossato alla cerimonia del giuramento del governo e poi anche perché ha “solo” la terza media, mi hanno spinto a cercare di conoscerne meglio la vita.
Metto subito da parte la questione dell’abito; capisco dalle sue gentili, signorili dichiarazioni su Twitter, che quell’abito ha rappresentato per lei una sorta di “Inno alla gioia”. “La vera eleganza” scrive infatti , “è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna #qualcosadiblu”. Sono contenta che si siano schierate dalla sua parte tantissime persone, tra cui – ed è un bel segno di sensibilità - tre donne che la pensano molto diversamente da lei, e cioè Giorgia MeloniMara Carfagna e Daniela Santanchè

Mi voglio invece concentrare sull’altro attacco, ancora più incivile perché rivolto a una cosa sostanziale, che la snobba perché possiede “soltanto”  la licenza di scuola media.
Vedendo la sua data di nascita (17 agosto 1958) capisco che fa parte della prima generazione di alunni che sperimentarono la riforma della scuola media unica, sancita dalla Legge 1859 del 31 dicembre 1962, che, dopo 14 anni, attuò almeno la prima parte dell’articolo 34 della nostra Costituzione L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
E’ infatti dall’anno scolastico 1963/64 che viene superato l’obbligo fino ad allora limitato ai cinque anni della scuola elementare, viene abolita la distinzione di scuole medie (con frequenza puramente volontaria) secondo i ceti sociali, cioè le scuole di avviamento professionale per chi doveva andare subito a lavorare, e la scuola media col latino per chi aspirava a proseguire gli studi,  e viene stabilito l’obbligo di istituire sedi di scuola media in ogni Comune (una o più a seconda della grandezza dei Comuni) .
Lo spirito animatore del dettato costituzionale si rinviene nella necessità di innalzare la cultura dei preadolescenti e consentire loro anche la maturazione necessaria per affrontare in un modo più consapevole il futuro, sia quello lavorativo sia quello scolastico successivo. E va anche osservato che, all’epoca, i 14 anni erano l’età minima per inserirsi nel mondo del lavoro.
L’attuazione di questa legge vide uno sforzo enorme, anche economico, profuso dai Comuni, dal ministero della Pubblica Istruzione e dai suoi uffici periferici, i Provveditorati agli Studi, per istituire e costruire sedi scolastiche adeguate, per stabilire i nuovi programmi scolastici e per reperire il personale docente necessario all’accresciuto numero degli alunni. Dopo una partenza difficile le cose si andarono normalizzando, e, per quanto riguarda una prima stabilizzazione, sia pur relativa,  dei docenti, l’anno di svolta fu il 1969/70, quando fu messa fine alla girandola delle supplenze annuali in mano ai presidi, con l’istituzione della nomina di docenti a tempo indeterminato, fatta dai Provveditorati ali Studi su graduatorie molto precise e controllabili dagli aspiranti docenti e dai loro sindacati.
 
Tornando a Teresa Bellanova,  ecco che proprio l’anno scolastico 1969/70 la vede entrare in prima media. E va detto subito che, pur avendo la nuova legge già compiuto i suoi primi cinque anni di vita, restavano ancora parecchie cose da fare anche per superare le resistenze che continuavano a esistere da parte di quelle famiglie che vedevano nell’obbligo scolastico una espropriazione della loro libertà di gestire i figli come volevano (tradotto: mandarli subito a lavorare, magari anche proprio per necessità).
Il fatto che Teresa Bellanova abbia assolto l’obbligo scolastico della scuola media unica, ma non abbia proseguito gli studi, dovrebbe far riflettere chi ha il minimo sindacale di sale in zucca, e invitarlo a chiedersi: perché è successo questo? Non aveva voglia di studiare? O piuttosto non significa che per lei, come per molti della sua generazione, la conquista della licenza media possa e debba considerarsi già il segno di un notevole desiderio di apprendere? E che non poté aspirare ad altro, perché il secondo dettato dell’articolo 34 della Costituzione “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” non fu attivato?
Quindi ricapitoliamo per chi non conosce bene le cose: il fatto che ella abbia conseguito entro i 14 anni la licenza di scuola media, significa, quanto meno, che lei (e anche la sua famiglia) comprese l’importanza dell’opportunità che le veniva offerta e si impegnò seriamente nello studio in una scuola che spesso giudicava molto severamente, per non dire spietatamente, “i figli dei contadini”, come ella sembra che fosse (ripassare, prego, la Lettera a una professoressa  della scuola di Barbiana pubblicata nel 1967).
Queste due semplici constatazioni dovrebbero spingere, chi è in buona fede nel proprio sconcerto per la “sola” licenza media, ad avere, invece – lo ripeto -,  il massimo rispetto per la “sola” licenza di scuola media in possesso di persone di questa generazione, che fece da apripista, per così dire, della scuola media unica.
Inoltre, basta scorrere la biografia di Teresa Bellanova per verificare che  a 14 anni, appena conseguita la licenza media, va a lavorare nei campi come bracciante agricola. Il che suggerisce, appunto, che la sua famiglia aveva bisogno anche delle sue braccia per andare avanti. A prescindere dall’eventuale desiderio di continuare a studiare della giovanissima Teresa.
Leggiamo, poi, che già a soli 15 anni divenne capolega della federazione dei braccianti della CGIL nella Camera del lavoro della sua città. Non è questo il segno che Teresa Bellanova si distinse subito per intelligenza, maturità e capacità di cogliere e trattare adeguatamente i problemi esistenti? Non è anche il segno che in quei “soli” tre anni aveva imparato davvero tanto, si era fatta una seria cultura di base?
Nel sindacato agricolo restò per circa 30 anni, sempre in lotta per contrastare lo sfruttamento dei braccianti, una lotta che dovrebbe essere rinvigorita nel nostro tempo e alla quale spero che proprio Bellanova possa dare nuovo, incisivo impulso. Poi, nel 1996, passò al sindacato degli operai tessili (FILTEA) fino ad arrivare alla segreteria nazionale. Entrata in politica, si legge, continuò a occuparsi delle condizioni di vita dei braccianti e dei lavoratori agricoli. Fece parte a lungo della commissione Lavoro e nel 2010 fu una dei principali artefici di una indagine sul caporalato, il lavoro nero e lo sfruttamento della manodopera straniera.  
 
Voglio concludere facendo presente che in queste scarne note non sono comprese le passioni culturali sicuramente coltivate da Teresa Bellanova, la quale, per quanto (non) ne sappiamo, potrebbe anche conoscere a memoria brani dell’Iliade o della Divina Commedia o dell’Orlando Furioso, che si leggevano alle medie,  potrebbe avere imparato in quegli anni i rudimenti di una lingua straniera, ampliandone la conoscenza successivamente, e sapere bene, dallo studio della storia, che la democrazia francese non è millenaria, ma affonda le sue radici certamente nella teoria della separazione dei poteri esposta nell’Esprit de loix (1748) di Montesquieu, su cui si basa anche la nostra Costituzione, su cui si giura e soprattutto, a quel che vedo, purtroppo si spergiura.
Insomma, di lei non sappiamo quante cose abbia coltivato nei suoi 61 anni di vita, anche facendo tesoro delle conoscenze apprese a scuola, grazie (ne sono convinta) a dei bravi insegnanti, e poi, naturalmente, grazie alla sua passione civile, sindacale e politica. Intanto è di grande conforto che di lei non si siano registrati gli svarioni di coloro che hanno addirittura la licenza del ben più "nobile" Liceo classico e persino una Laurea in Giurisprudenza . E penso che non succederà, perché una persona solida come sembra essere lei, formata alla scuola del lavoro concreto, sa che è saggio parlare solo di ciò che si conosce davvero, perché solo in quell’ambito è possibile dispiegare il proprio impegno e renderlo incisivo.
E dunque, ministro Teresa Bellanova, auguri a tutto tondo per la Sua attività in seno a questo governo!
 
 
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