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 MONDO - MONDO - Atei e agnostici sono discriminati in 106 Paesi del mondo. Rapporto Humanists International su libertà di pensiero nel mondo
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10 dicembre 2020 12:29
 
 Atei e agnostici sono discriminati in 106 paesi del mondo: in almeno 10 l’apostasia è punibile con la morte; in 68 la blasfemia è un reato; in 35 la legislazione statale deriva in tutto o in parte da norme religiose; in 48 a dirimere questioni familiari o morali sono tribunali religiosi; in 26 è in vigore il divieto per i non religiosi di ricoprire alcune cariche; in 34 è prevista istruzione religiosa obbligatoria nelle scuole statali; in 15 è difficile o illegale gestire un'organizzazione apertamente umanista; in 12 politici o agenzie statali emarginano e/o molestano i non religiosi quando non incitano apertamente all’odio e/o alla violenza contro di essi. È questo il quadro che emerge dalla nuova edizione, diffusa oggi, del Rapporto sulla libertà di pensiero nel mondo promosso dall’Humanists International, di cui l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti fa parte. La pandemia ha esacerbato la situazione: in alcuni paesi atei e agnostici sono stati additati come capro espiatorio della pandemia; sono aumentate le disuguaglianze preesistenti; inoltre il Covid-19 è stato utilizzato per imporre restrizioni eccessive sulle libertà di espressione e riunione.
"Nonostante le difficoltà - ha dichiarato Andrew Copson, presidente dell’Humanists International - siamo lieti di poter segnalare due buone notizie: il rilascio, dopo una campagna durata sei anni, di Mohamed Cheikh Mkhaitir in Mauritania e l'arrivo dell’attivista pakistana Gulalai Ismail negli Stati Uniti, dove ora vive con la sua famiglia". Mohamed Cheikh Mkhaitir ha passato sei anni in carcere per un articolo in cui si esprimeva contro il sistema di schiavitù in vigore in Mauritania. Gulalai Ismail, fondatrice di Aware Girls, un’organizzazione impegnata a fianco delle donne, è stata per anni nella exit control list del Pakistan, non potendo dunque lasciare il paese. Mauritania e Pakistan, non a caso, si piazzano - nell’edizione 2020 della classifica stilata dall’Humanists International - tra gli ultimi dieci paesi in materia di libertà di pensiero, in compagnia di Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, Maldive, Emirati Arabi Uniti, Malaysia, Brunei e Yemen.

L'Europa non sfugge del tutto alle critiche, anche se si tratta di casi di ben diversa gravità. L'Italia è al 101° posto della classifica globale, la Polonia 97°, la Germania 92°, il Regno Unito 84°. Ai primi cinque posti: Belgio, Olanda, Taiwan, Ecuador e Nauru. "La sezione del rapporto dedicata all’Italia - sottolinea Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti - delinea un nutrito elenco di problemi, da sempre denunciati dall’Uaar. L’aspetto più critico messo in luce dal Rapporto di quest’anno riguarda il fatto che le autorità di governo tendono a promuovere un’agenda politica di stampo conservatore, ispirata alla religione cattolica". "L'aggiornamento di quest'anno - aggiunge Giorgio Maone, responsabile delle relazioni internazionali dell’Uaar - pone un'attenzione particolare sulla gestione della pandemia. Per l'Italia abbiamo segnalato i privilegi accordati alle confessioni religiose, e in particolare alla Chiesa cattolica, rispetto alle (necessarie) limitazioni imposte alla libertà di riunione di cittadini e associazioni non confessionali".
 
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