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 ITALIA - ITALIA - Le buche di piazza delle Cure a Firenze
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Notizia 
9 giugno 2020 17:39
 
Lettera aperta al Comune di Firenze, signor/a Assessore/a
alle buhe e ai lavori pubblici interminabili, però fatti coi piedi
 
Piazza delle Cure, 8 giugno 2020
 
         Gentile Assessore/a alle buhe eccetera,
come anche lei avrà saputo, siamo ormai a metà giugno, Covid è in esaurimento e tutti, imprese e assessori inclusi, non chiedono che di correre al mare. Col che sarà ancora una volta scongiurato il rischio estremo di concludere i lavori in piazza delle Hure. Già col freddo era dura, poi c’è stato il virus, ora lo scirocco, quindi è meglio rimandare a un meteo più congeniale e umano, anno più, anno meno. Tanto aspettiamo solo dal 2018.
 
         Che vuole che sia l’asfalto tutto una buha già dalla festosa doppia o tripla inaugurazione dei lavori fatti coi piedi? Mi pare che lei abbia giurato sulla Costituzione e sul suo onore che, subito col bel tempo, avrebbe incatenato ai remi gli autori del capolavoro. Senza pietà. Per rifare tutto e completare a loro spese e senza usare i piedi. Ma il bel tempo, si sa, è cosa imprevedibile, un concetto fragile e soggettivo, sempre assai precario. Perciò benissimo ha fatto a rimandare. Festina lente, come dice l’inglese.
 
         Tra l’altro, con gli operai e i macchinari in strada si dà pure la possibilità di incidenti. E pazienza per i raccordi malfatti, gli scalini, i tombini profondi una ventina di centimetri, i cavi elettrici in giro. Se si spaccano i pneumatici, se qualcuno si fa male, lei che colpa ne ha?
 
         En passant, segnalo alla sua attenzione i molti cavi e tubi colorati, impianti a cielo aperto e chissà cos’altro, manufatti che allietano marciapiedi e aiuole. Qualcuno dice che sono pericolosi e che i bambini potrebbero ferirsi. I solti allarmisti. Semmai i bambini ci possono giocare, e comunque ne risulta un evidente beneficio per il paesaggio urbano.
 
         Dietro al mercato, in una parte del parcheggio, proprio sotto le case, c’è tuttora un cantiere aperto che lì fa la sua degnissima figura: un monumento al tempo, all’infinito, all’incompiuto, un po’ come i prigioni di Michelangelo. Chi ci abita ha la fortuna di goderselo tutti i giorni. Per uscire lungo il Mugnone l’asfalto ci regala ancora un po’ di buhe, però chi se ne frega. La vita è bella.
 
         Auguriamo perciò una felice vacanza a lei e all’impresa titolare dei misfat…pardon, dei lavori. Ci rivedremo quando lo riterrete opportuno.
 
Grazie e ossequi
Il popolo di Piazza delle Hure

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