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 ITALIA - ITALIA - Covid-19, come cambierà l’agroalimentare italiano? Le analisi Nomisma
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Notizia di Redazione
11 maggio 2020 12:37
 
Come cambierà l’agroalimentare italiano alla luce degli effetti derivanti dall’emergenza Covid? Non si tratta solo di fare i conti con i mutamenti indotti dalle nuove abitudini di acquisto ma anche di ripensare e avere consapevolezza della strategicità e dell’essenzialità di tutto il settore. Gli operatori del mondo agroalimentare hanno continuato a produrre, nonostante l’emergenza sanitaria, e devono fare i conti con le turbolenze innescate dal rapido cambiamento di abitudini, dal divieto di assembramento e dalla sospensione temporanea delle attività di ristorazione e dei pubblici esercizi che rappresenta un canale primario per la vendita del food & beverage, in Italia come in tutto il mondo. Nel report “Il Covid frena l’Italia agroalimentare” Nomisma Agrifood Monitor ha descritto lo scenario attuale delineando anche le tendenze di acquisto durante i primi mesi dell’anno:
A fronte di crescite nel valore degli acquisti che nei primi quindici giorni di febbraio hanno registrato aumenti di pochi punti percentuali, a partire dal mese successivo e in particolare nella settimana del 9-15 marzo (quella che ha segnato l’inizio del lockdown), gli acquisti di prodotti grocery (in cui l’alimentare rappresenta la componente più rilevante) sono aumentati del 30% rispetto alla stessa settimana dell’anno precedente, per poi diminuire nelle settimane successive rimanendo tuttavia su dinamiche superiori al 15%. Una riduzione peraltro attesa: dopo l’effetto “accaparramento” indotto dal timore di una riduzione dell’attività produttiva e soprattutto della circolazione delle merci, il consumatore italiano si è tranquillizzato e ha proceduto con acquisti meno frequenti (per ridurre il rischio di contatto) e di prodotti non solo di prima necessità ma che potessero fornire un supporto morale e consolatorio
L’Osservatorio Lockdown di Nomisma ha inoltre realizzato una rilevazione su un campione di 1.000 italiani responsabili degli acquisti (18-65 anni) per analizzare l’impatto della “reclusione” sulle vite dei cittadini: dallo stato d’animo, ai consumi, alle caratteristiche della quarantena (comfort e composizione dell’abitazione, compagnia di altri familiari e tempo libero …) fino ai desideri degli italiani per il post-Covid. Secondo tale indagine, nelle ultime tre settimane di marzo, è aumentata del 10% la quota di chi ha fatto spesa on line, direttamente dai produttori ordinando tramite app o sul sito del supermercato: 4 italiani su 10 hanno ordinato cibo da asporto e in particolare il 64% ha ordinato cibo pronto con consegna a domicilio. Il timore di contatti ed assembramenti, insieme alla necessità di uscire e spostarsi il meno possibile, ha anche portato gli italiani a privilegiare più di prima i negozi di vicinato (nello stesso periodo della rilevazione la quota di user è passata dal 40% al 54%). Al contrario, per lo stesso motivo, sono scesi gli ipermercati (dal 67% al 48%). È presumibile che questi comportamenti precauzionali da parte dei consumatori italiani continueranno anche in un prossimo futuro (e oltre la fine dell’emergenza), andando ad incidere non solo sulle modalità di acquisto ma soprattutto di consumo, con pesanti ricadute sul giro d’affari del canale on-trade (ristorazione, wine bar, eccetera) e sui prodotti direttamente interessati nella somministrazione. Il che comporterà, da parte degli operatori commerciali, un ripensamento delle proprie strategie di business e, conseguentemente a ritroso, sui produttori.
Ma gli effetti dell’epidemia sulla filiera agroalimentare non saranno solamente influenzati dai cambiamenti nei comportamenti di consumo, assumeranno sempre più importanza una serie di obiettivi come lo sviluppo di filiere agroalimentari più integrate a livello nazionale, il mantenimento di un tessuto produttivo diffuso sia a livello agricolo che industriale, il ritorno di catene del valore da globali a locali, a investimenti in tecnologia e innovazione per migliorare non solo la competitività ma anche la disponibilità dei prodotti in termini di sicurezza alimentare. Tutti obiettivi che nei prossimi anni assumeranno probabilmente sempre più importanza nello sviluppo delle politiche economiche di settore, andando così a incidere nella configurazione produttiva dell’intera filiera agroalimentare italiana.

(articolo di Una-Italia, Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova)
 
 
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