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 FILIPPINE - FILIPPINE - Guerra alla droga. Accusa di complotto per il prete che aiuta le vittime
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14 gennaio 2021 14:15
 
Padre Flavie Villanueva non ha mai fatto mistero di essere stato un tossicodipendente prima di indossare la tonaca sacerdotale. E’ stata anzi proprio la sua esperienza a trasformarlo in una delle figure più significative nella lotta contro le sanguinose campagne anti-droga condotte nelle Filippine su ordine del presidente Rodrigo Duterte fin dalla sua elezione nel 2016.
Nei centri aperti in diverse zone della metropoli di Manila il prete cattolico ha più volte ospitato e assistito le famiglie di alcune delle migliaia di vittime degli squadroni di vigilantes e poliziotti che hanno ucciso spesso persone innocenti o semplici consumatori, senza attendere un processo o un’indagine imparziale, come rivelano inchieste di stampa e delle stesse Nazioni Unite. Ma ora – ha riferito alla Bbc – è lui stesso a dover affrontare un tribunale per le coraggiose denunce degli abusi di questa vera e propria “guerra” ancora in corso. E’ accusato infatti di sedizione e complotto contro il governo del Presidente-Giustiziere, che ha più volte rivendicato il suo diritto di far uccidere chiunque sia coinvolto nello spaccio e traffico di droga.
Minacciato più volte di morte e tenuto sotto stretto controllo, padre Flavie pubblicò diversi hashtag con la richiesta di dimissioni di Duterte – come rivelano inchieste di stampa e delle stesse Nazioni Unite - e venne sospettato insieme ad altre 10 personalità tra le quali vescovi e un senatore di essere l’ispiratore di una serie di video virali che secondo il governo offuscavano la reputazione del già controverso leader politico.
Chiamati Ang Totoong Narcolist, i filmati collegavano al narcotraffico lo stesso Duterte e persone a lui vicine, ma il prete nega decisamente le accuse e spiega di aver solo svolto il suo compito missionario di assistere deboli, emarginati e vittime di persecuzioni. Per risolvere il problema della droga – ha spiegato alla Bbc e altri media locali – “uccidere non è la soluzione. Ho gestito un rifugio per i senzatetto – ha raccontato - e aperto loro le porte per migliorare le condizioni di vita delle vittime di questa campagna, e sono specialmente i più poveri, gli orfani che ancora si chiedono dove sono il padre o la madre. Se essere sedizioso vuol dire provvedere rifugio e cura a chi ha subito gli effetti di questa falsa guerra alla droga, allora sono sedizioso. Ma non trovo che sia un reato l’aiutare fratelli e sorelle, famiglie ferite”.
Padre Villanueva non è il solo prete cattolico ad essersi opposto in molti modi alla politica di Duterte e gli stessi vescovi sono scesi più volte in campo per fermare le stragi che secondo numerose organizzazioni umanitarie avrebbero già visto la morte di un numero tra le 12mila e le 20000 persone, ben più delle 5000 ammesse dal governo. Ma il sacerdote del “Verbo Divino” è spesso citato nelle cronache filippine per le sue dure dichiarazioni contro Duterte anche su altri temi, come le stesse vaccinazioni anti-Covid. Recentemente lo ha accusato di aver mentito al popolo dopo aver detto agli operatori sanitari lasciati privi di immunizzazione di non sapere se i militari dell'esercito avevano ricevuto per primi l’iniezione, smentendo una sua stessa dichiarazione precedente.
Nel frattempo il sacerdote continua a gestire un programma alimentare della "Società del Verbo Divino" che distribuisce cibo gratuito 5 giorni a settimana da aprile a chi è rimasto senza lavoro con la crisi della pandemia, passando da 250 pasti al giorno a oltre 1000. Sua anche l’iniziativa del Saint Arnold Janssen Kalinga Center, una struttura della Chiesa che si prende cura dei senzatetto della capitale. Da qui la sua grande popolarità negli slum dove ha partecipato a cortei e manifestazioni per i diritti, oltre a promuovere attività teatrali dove i parenti delle vittime delle campagne anti-droga hanno potuto mettere in scena la loro tragedia familiare, lavorando con emozioni talmente distruttive da aver scatenato una drammatica catena di suicidi.
"Ho un dovere e una responsabilità – ha detto Padre Villanueva quando ricevette le prime minacce di morte - Non posso restare a predicare sul pulpito".
(La Repubblica)
 
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