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 URUGUAY - URUGUAY - Legalizzazione cannabis. Le divisioni dei medici
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7 dicembre 2013 16:37
 
Il progetto di legge per legalizzare la marijuana ha provocato reazioni diverse tra i medici: alcuni sostengono che avra' come conseguenza un calo dei consumi di droghe pesanti, per altri invece banalizzera' gli effetti nocivi della cannabis.
Raquel Peyraube, medico esperta di droghe e consigliere della Presidenza della Repubblica per il progetto di legge governativo, considera che la legge servira' a “fa diminuire il consumo delle droghe piu' pericolose”. “Si considera la marijuana come la porta d'ingresso per altre droghe, ma questo non e' un dato certo (...) in tutti i casi, se c'e' una droga che e' sicuramente una porta d'ingresso, questa e' l'alcool, non la marijuana”. La regolamentazione di un mercato gia' esistente levera' il controllo dello stesso al narcotraffico, anche se “inizialmente potra' essere registrato un aumento dei consumi”.
Dalla parte opposta, lo psichiatra Pablo Trelles, con piu' di 20 anni di esperienza nel trattamento di giovani in contesti critici, allerta sulla possibilita' che in molti si avvicineranno al consumo “solo perche' non sono informati e i rischi di questo consumo per la salute pubblica saranno banalizzati”.
Trelles e' in “totale disaccordo” con la legge del presidente Josè Mujica, che trasformera' il Paese nel primo al mondo in cui lo Stato si fa carico di controllo e regolamentazione del mercato della cannabis.
“Se si avvalla questa legge il messaggio che viene inviato a tutta la popolazione e' che si tratta si' di una droga, ma meno pericolosa delle altre, per cui passibile di essere consumata”.
Uno degli aspetti piu' criticati della legge -che consente l'autocoltivazione, club di consumatori e vendita in farmacia di 40 grammi di marijuana ogni mese per consumatori e residenti nel Paese- e' il fatto che si espongono i minori al consumo della sostanza.
“Talvolta si e' lodato il presunto consumo benefico e non il pericolo che comporta per la salute, in particolare per i piu' piccoli e i meno protetti, quelli che vivono nei luoghi piu' precari” dice Trelles preoccupandosi di come sara' controllato il mercato al dettaglio (“el narcomenudeo”).
Cecilia Idiarte, presidente della Societa' di Psichiatria, sottolinea che “l'inizio del consumo comincia ad eta' sempre minori, ci sono bimbi di 8/9 anni che sono consumatori, essenzialmente nei contesti piu' critici. Il pericolo e' che quanto piu' precoce e' l'inizio del consumo, maggiore e' la possibilita' di una dipendenza”.
Della stessa opinione e' la presidentessa della Societa' di Psichiatria dell'Infanzia e Adolescenza, Beatriz De Léon, che fa notare come il consumo della sostanza nella popolazione piu' vulnerabile puo' aiutare allo sviluppo della schizofrenia, provocare situazioni depressive e disturbi di ansia.
In virtu' della preoccupazioni delle societa' di psichiatria -che precisano di non essere ne' a favore ne' contro il progetto di legge ma chiedono informazioni sui rischi derivati dal consumo di cannabis- i legislatori hanno preso in considerazione gli aspetti relativi alla prevenzione del consumo ed hanno vietato la pubblicita' specifica -dice De Léon.
Come i vari medici a livello mondiale, i professionisti uruguayani si dividono tra chi elogia gli effetti terapeutici della cannabis e coloro che considerano un pericolo l'esaltazione delle proprieta' di questa sostanza eludendone invece gli effetti nocivi.
Per Payraube, “la legalizzazione e' un percorso senza ritorno” che apre le porte ad un uso medico della pianta, che secondo molti esperti ha dato risultati in varie patologie e a basso costo.
Ma Idiarte sostiene che per alcuni studi “gli effetti terapeutici della marijuana non sono maggiori dei suoi rischi”.
“Non si puo' comunque escludere come farmaco dopo che altre strade siano state sperimentate”, ma rimane pur sempre il rischio della dipendenza.
Per Trelles, con l'approvazione della legge, “dal punto di vista terapeutico lo Stato si trasforma in un nemico”.
A queste critiche, Peyraube risponde: “Non pretendiamo da questa legge di essere in grado di supplire a quaranta anni di sconfitte” sulle politiche in materia di droghe.
 
 
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