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 COLOMBIA - COLOMBIA - Pablo Escobar. Parla la sorella che chiede perdono alle vittime
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2 dicembre 2013 13:34
 
“Talvolta ho l'impressione che avrei potuto fare qualcosa”, dice una delle sorelle di Pablo Escobar, chiedendo perdono alle vittime del famoso barone colombiano della droga, 20 anni dopo la sua morte, in un incontro con l'agenzia France Presse (Afp). Ucciso da un commando di polizia il 2 dicembre 1993 nella sua cita' di Medellin dopo uno scontro ferocissimo, il “capo” e' ancora onnipresente nella seconda citta' della Colombia, cosi' come dice Luz Maria Escobar. “Io non ho fatto apparizioni pubbliche perche' ero realmente bloccata dalla paura, dei suoi nemici, quella paura che mi ha fatto tacere per il timore di essere presa in giro”, dice evocando la figura di suo fratello. Sulla tomba di Pablo Escobar, che riposa accanto a sua madre, vi si recano numerosi turisti, curiosi o fedeli che gli sono grati per aver avuto beneficio dai suoi narco-dollari. I fiori non mancano al cimitero di Montesacro, curati quotidianamente, nella zona sud di Medellin. Alcuni visitatori aggiustano le pietre vicine alla tomba o gli lasciano dei messaggi. Altri consumano droghe al cospetto della tomba o si inebriano con acquavite. “Io provo diversi sentimenti contrastanti, speriamo che aprano il loro cuore per il perdono”, dice Luz Maria, che porta, essa stessa, un omaggio pubblico per le migliaia di vittime di quello che fu il trafficante piu' ricercato del mondo. Sua sorella rimane convinta che avrebbe potuto aiutarlo “nel momento della sua guerra, della sua lotta”, contemporaneamente “alle sue vittime e perche' lui stesso non portasse la sua vita in una voragine, cosi' come invece ha fatto”. Il barone della droga di Medellin, che aveva avviato un vortice di violenze per impedire la sua estradizione verso gli Usa, e' considerato responsabile di molti crimini, tra cui l'uccisione del ministro della Giustizia Rodriguo Lara, del direttore del famoso quotidiano El Espectados, Guillermo Cano, e quello del candidato alle presidenziali Luis Carlos Galan. Gli si imputa una bomba alla sede dei servizi segreti e su un aereo di linea ch fece un centinaio di vittime. Una ONG colombiano gli accredita qualcosa come 50.000 morti in tutto. “La mia vita, dopo la morte di Paolo, e' stata una lotta per recuperare la mia individualita'. Quando mi si dice 'tu sei la sorella di Pablo', e' come se vedessero il segno di un peso (la moneta colombiana, ndr) sulla mia fronte o se mi considerassero una mafiosa o un'assassina”, aggiunge Luz Maria. Lei stessa si sente come una donna comune, anche se riconosce di aver sofferto di discriminazioni per lei stessa e per i propri figli, essenzialmente nella ricerca di un lavoro. “Io sono una donna normale, e nonostante questo ci sono state delle universita' che hanno rifiutato i nipoti di Pablo Escobar”. Sua sorella assicura che lei svolge un'attivita' che non ha niente a che fare con quella del fratello che, nel 1980, convoco' tutta la sua famiglia per spiegare loro la realta' dei fatti. “Io non ho mai supposto nulla fino al giorno in cui ci ha dato il suo testamento: 13 anni prima di morire. Ci ha detto: 'vi voglio confidare una cosa. Io sono un mafioso, e i mafiosi muoiono giovani e sotto i colpi di arma da fuoco'”, racconta prima di glissare: “Noi non sapevamo neanche cosa fosse la mafia, ci e' toccato cercarlo su un dizionario”. “Per me, la vita di Pablo all'inizio mi e' sembrata bizzarra. Poi, piu' niente mi ha sorpreso”. Il “capo” colombiano ha, complessivamente, sei fratelli e sorelle. La sua vedova Victoria Eugenia Henao e i loro due figli, Juan Pablo e Manuela, si sono rifugiati in Argentina dopo la sua morte.
 
 
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