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 ITALIA - ITALIA - Spaccia droga dentro la scuola. Arrestato 17enne di Senigallia
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8 dicembre 2013 16:38
 
E' stato un professore a notare un pacchettino che lo studente teneva in mano cercando di nasconderlo. Il docente si è accorto però che non si trattava di una merenda, né di un telefono cellulare. Insospettito, ha così chiesto allo studente di consegnargli l'involucro. A quel punto il ragazzo si è rifiutato, sostenendo che si trattava del suo cellulare e che non aveva niente di particolare. Consultata la vicaria, sono però stati chiamati i carabinieri. «Quando abbiamo chiamato lo studente in una stanza precisa la vicaria gli abbiamo detto che era meglio se raccontava tutto, ma si è rifiutato di parlare ed ha cercato di sviare con la storia del cellulare. Poi ha approfittato di un momento favorevole per nascondere l'involucro sul davanzale della finestra. E quasi come un segno di sfida ci ha detto "Perquisitemi". Proprio questo atteggiamento ci ha spinto ad andare fino in fondo. Anche se lo studente ha negato fino all'ultimo, fino a che è rimasto qui».
Come hanno reagito gli altri studenti? «Molto bene, hanno commentato la vicenda in maniera positiva ed hanno visto il nostro comportamento come un modo per tutelarli». Gli insegnanti, non appena compreso quello che stava accadendo, hanno fatto letteralmente quadrato attorno agli studenti. Al secondo piano i docenti hanno così isolato ogni possibile contatto e la possibilità che qualcuno potesse uscire fino all'arrivo dei carabinieri. Poi il fiuto del cane lupo Blitz' ha fatto il resto, trovando sul davanzale di una finestra al secondo piano l'involucro contenente i 20 grammi di hashish ed i due grammi di marijuana. A quel punto il 17enne, residente a Monsano, è stato arrestato.
IL GIORNO DOPO
Il giorno dopo il ritrovamento di hashish e marijuana all'interno dell'istituto professionale Ipsia Padovano' e dell'arresto dello studente 17enne originario del Marocco, i primi ad essere rammaricati sono proprio gli insegnanti, come dichiara la vicaria dell'istituto, Paola Bartolacci. Professoressa Bartolacci, quale il suo commento sull'accaduto? «Si è trattato di un brutto episodio all'interno della scuola. Un fatto che fa male prima di tutto a chi riveste un ruolo di educatore». Però...? «Detto questo, abbiamo voluto lanciare un segnale forte. Di fronte a certe situazioni cioè, non si può voltare la testa dall'altra parte e fare finta che non sia successo niente. Su questo devo dire che c'è stato un grande coinvolgimento da parte dei docenti che hanno dimostrato responsabilità e coesione». Senza pensare magari che potesse essere intaccato il nome della scuola? «Ancor prima della funzione di educatori e di insegnanti, abbiamo quella di non tradire la fiducia delle famiglie che ci affidano i loro figli; qui abbiamo ragazzini anche di 14 o 15 anni. A loro dobbiamo garantire integrità in tutti i sensi. E quello che è accaduto è intollerabile. Quindi non ci abbiamo pensato un attimo, nonostante come dicevo tutti eravamo davvero dispiaciuti». Non era mai accaduto prima? «All'interno dell'istituto non è mai successo niente di questo genere. So che qualche ragazzo ha avuto dei problemi ma per episodi di vario genere accaduti fuori dalla scuola. Con la nostra denuncia sappiamo che non possiamo certo cambiare il mondo, ma era nostra intenzione dare un segnale forte ai ragazzi ed anche alle famiglie; come dire, noi ci siamo. In un momento nel quale c'è tanta confusione ed i ragazzi sono spesso disorientati, c'è bisogno anche nel nostro piccolo di un punto di riferimento, di qualcosa che possa alimentare la fiducia. Tanto è vero che anche i carabinieri ci hanno ringraziato». Si aspettava cose del genere? «Riguardo al caso specifico assolutamente no. E' stata una cosa improvvisa ed inaspettata. Quello studente era stato sì bocciato un anno, ma solo per assenze prolungate. Un ragazzo intelligente e sul quale non avevamo mai avuto niente da ridire, sia sul profitto sia per quanto riguarda il comportamento e la condotta. Speriamo che da questa esperienza possa trarre una lezione e l'augurio è di non perderlo e che possa in qualche maniera recuperare». Che cosa le lascia questa storia? «A parte il dispiacere e la delusione, la dimostrazione di aver avuto la possibilità di rispondere con un gesto concreto. Serve rispetto nei confronti di una istituzione scolastica. La scuola fa sentire la sua presenza tutelando la propria immagine e quella dei ragazzi, non tollerando comportamenti illeciti».
L'INSEGNANTE DI LETTERE
«NON ERO presente venerdì a scuola, ma conosco questo studente da tre anni. Mai dato un problema di alcun genere». A parlare è l'insegnante di lettere Stefano Sanjust. «Conosco bene anche la famiglia, persone serie, rigide e gran lavoratori». Professore, che cosa può essere allora successo? «Secondo la mia idea, lo studente è finito in qualche giro di ragazzi più grandi nella zona dove vive e magari abituati a questo genere di cose» ipotizza il docente. «In qualche maniera penso che lo abbiano spinto e lui ha commesso una ingenuità. Qui siamo caduti tutti dalle nuvole, è stata una botta tremenda. Non saprei come spiegarmi altrimenti una cosa del genere. Tra l'altro gli studenti vengono sempre tenuti d'occhio». In che maniera controllate gli alunni? «A parte le telecamere, ci sono dei veri e propri turni di sorveglianza durante l'intervallo, cioè il momento di maggior aggregazione.
Gli insegnanti controllano in maniera discreta quanto accade, mentre il personale Ata durante il normale orario di lezioni vigila sui corridoi. Quindi teniamo molto all'aspetto della sicurezza dei nostri studenti in tutti i sensi. Proprio per questo motivo quello che è accaduto ci ha sconcertato». Pensa che lo studente potrà rientrare? «Personalmente me lo auguro, anche se non so che cosa accadrà ora e che cosa decideranno i genitori una volta che questa vicenda sarà finita. Ma è necessario anche far comprendere che gli insegnanti hanno dimostrato che nei confronti di certi comportamenti non si rimane fermi a guardare».

 
 
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