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Elezioni tedesche- elezioni turche. Tenete di conto il Centro!
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Stati uniti d'europa di Redazione
4 ottobre 2017 17:20
 
 Chi ha vissuto le elezioni turche, si stupisce di quelle tedesche
Dopo aver votato, i tedeschi vanno a casa. I turchi, invece, quando si vota in Turchia, a causa di potenziali brogli elettorali, sono costretti a restare nel seggio e a sorvegliare le urne.
Il giro di dichiarazioni di tutti i capilista tedeschi in TV dopo le elezioni è un esempio di civiltà, del quale la Turchia non ha mai fatto esperienza.
Nella politica turca i perdenti praticamente non compaiono. Invece di “siamo in minoranza”, si dice in maniera più elegante, come fa Schulz, “Il popolo ci ha incaricato di stare all’opposizione”. Fare autocritica o trarre insegnamento dalla sconfitta non è cosa usuale. Le dimissioni meno che mai. Se ci sono errori, sono solo degli altri.
In Germania erano stati appena chiusi i seggi elettorali che i partner della coalizione erano già  definiti La formazione delle coalizioni si basa su una collaudata tradizione di accordi.
La politica autoritaria turca, al contrario, considera le coalizioni (proprio come la separazione dei poteri) una debolezza della democrazia. A  questo contribuisce l’instabilità dei precedenti governi di coalizione. Per garantire stabilità, si pensa che sia necessario riunire tutto il potere in una sola mano.
Accanto a queste differenze vi sono anche numerose somiglianze. Anche in Turchia i socialdemocratici non vanno oltre il 20-25%. Da anni il Paese viene governato dalla destra. Lo AKP [partito di Erdogan] è un frutto del declino della politica del Centro.
Ad ogni modo nella democrazia turca manca quel riflesso dell’azione comune contro il movimento populista, riflesso che ho potuto osservare nel fine settimana a Berlino.
Adesso due sono le insidie che attendono la politica tedesca – due insidie quali ha vissuto la Turchia con lo AKP:
in primo luogo, per non lasciare alcun voto allo AfD [Alternative fuer Deutschland - Alternativa per la Germania], la destra potrebbe avvicinarsi a quello che essa dice, e fare concessioni a spese della propria linea. In tal caso la AfD sarebbe, sì, all’opposizione, ma il suo patrimonio ideologico sarebbe al governo.
Ma, finché c’è l’originale, l’elettore non dà il voto agli imitatori.
In secondo luogo, il fanatismo di destra, che si basa sui voti di protesta, potrebbe piano piano spostare la linea rossa del sistema e determinare sempre di più l’agenda. A causa delle sue polemiche i problemi reali del Paese potrebbero essere messi in disparte.
Che i socialdemocratici non vogliano lasciare alla AfD la guida dell’opposizione è un passo importante per la stabilizzazione del Centro. Allo stesso modo del discorso comune contro il pericolo AfD lanciato dagli altri partiti alla vigilia delle elezioni.
Dalla notte delle elezioni mi resta in mente soprattutto la “definizione di forza”, che Merkel ha dato verso mezzanotte. “La forza sta nella calma”, ha detto la cancelliera.
Una osservazione invidiabile per me, cittadino di un Paese che da quindici anni vive nell’agitazione a causa di un eccesso di forza.

(articolo di Can Duendar, pubblicato sul “Die Zeit” del 30 settembre 2017)
 
 
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