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GRANDI STAZIONI... O GRANDI DESERTI? OVVERO QUANDO LA "MODERNIZZAZIONE" CI RIPORTA AL MEDIOEVO
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Articolo di Annapaola Laldi
1 luglio 2008 0:00
 
No, non intendo fare qui una riflessione sul deserto come simbolo della solitudine estrema, che e' dato di scoprire proprio nei luoghi piu' affollati come possono essere le grandi stazioni ferroviarie. Potrebbe essere un bel tema, ma ora non mi interessa.
 
Dalla constatazione …
 
Il deserto che evoco adesso e' quello piu' letterale, ossia la totale mancanza di acqua, la mancanza di questo elemento prezioso per la sopravvivenza, l'igiene, la gioia del nostro corpo, e quindi, complessivamente di tutto il nostro essere (e di ogni altro essere vivente).
Perche' le grandi stazioni ferroviarie italiane sono ormai totalmente prive dell'accesso diretto all'acqua, quindi, da questo punto di vista, dei veri e propri deserti. E subito bisogna che aggiusti il tiro, dato che ormai anche le altre stazioni vengono sempre piu' private di quelle benefiche fontanelle che prima erano su tutti i marciapiedi, pronte a dispensare un rinfrescante getto d'acqua per i piu' disparati bisogni del viaggiatore: dal placare la sua sete o quella del suo compagno di viaggio a quattro zampe al lavare un frutto, dal darsi una rinfrescata al riempire una borraccia … Le fontanelle sono un segno di grande civilta', una testimonianza dell'intelligenza civile che tiene molto all'igiene intesa nel piu' ampio senso del termine, e di cui, in qualunque caso, e' garante esclusivamente l'acqua corrente potabile. Tutto il resto (fazzolettini rinfrescanti, acqua in bottiglia, eccetera) essendo semplici ausili d'emergenza, ma non validi e certi sostituti dell'acqua corrente.
Nelle stazioni ferroviarie italiane (dico "italiane" perche' conosco bene solo queste, e poi perche', come italiana, mi interessa lo stile di vita nostrano), grandi o piccole, presidiate o impresidiate (leggi: abbandonate a se stesse) che siano, sembra invece che stia vincendo il piu' assoluto disprezzo dell'igiene, e in questo senso le ritengo dei monumenti all'incivilta' all'insegna di un movimento retrogrado che ci riporta indietro di secoli, dove chi viaggia, per quanto riguarda i servizi piu' elementari a terra, e' abbandonato a se stesso e, peggio ancora, lasciato in balia di una ottusa speculazione che, per esempio, per mezzo litro di acqua minerale (sia pure refrigerata), esige in questo periodo dai 90 centesimi a euro 1,10/1,20, a seconda se lo si acquisti dal distributore automatico o a quel "monopolio bevande e cibi" che sono i bar delle stazioni (in un minimarket a 5 minuti a piedi dalla stazione di Firenze S.M.N. il costo della medesima bottiglietta refrigerata arriva al massimo a 40 centesimi!). Non a caso ho parlato di un ritorno a secoli (non anni ne' decenni, ma secoli!) addietro, perche', scusate, che differenza c'e' fra il costume odierno invalso nelle stazioni ferroviarie di impedire alla gente di accedere direttamente all'acqua, obbligandola a spendere fior di quattrini per averne un po' a disposizione, e le gabelle imposte in antico ai viaggiatori sulle strade, che so, per superare una strettoia della strada, per usare un guado o, magari, scendere sulla riva di un fiume o un lago per refrigerarsi? Io vi trovo una perfetta somiglianza, vi colgo la stessa identica prepotenza, con l'aggravante che chi frequenta una stazione ferroviaria e' in grandissima parte una persona che ha gia' pagato il "lasciapassare", vale a dire il biglietto del treno (sempre piu' costoso) e ha quindi il diritto di ricevere dei servizi (fra cui quelli igienici, in cui rientra l'accesso diretto all'acqua corrente e potabile) anche a terra -come del resto succede negli aeroporti dove tali servizi (erogazione dell'acqua e uso della toilette) sono gratuiti non solo per chi ha il biglietto aereo, ma, nell'area prima del ceck-in, proprio per tutti. Nelle stazioni, e' ovvio, pero' il problema si pone in modo diverso, perche' qui, per la loro struttura, il bisogno di "punti acqua" si moltiplica per il numero dei marciapiedi esistenti, e quindi risultava perfetta la distribuzione di un tempo che, per esempio, nelle stazioni di testa (come Firenze S.M.N. o a Roma Termini) prevedeva una fontanella in testa ai binari e/o un'altra alla meta' di ogni marciapiede, di modo che anche i viaggiatori di un treno in sosta avessero la possibilita' di usufruirne. Osservare per credere, dato che in queste due stazioni la struttura delle fontanelle esiste sempre, solo che esse sono tristemente, disperatamente all'asciutto.
Ho dianzi rammentato i "servizi igienici" in senso globale, compreso, cioe' l'accesso diretto all'acqua. E forse e' bene che ora mi ci soffermi anche nell'accezione piu' comune di questo termine, cioe' quello di "toilette" o "bagni" o "gabinetti" che dir si voglia -il luogo, cioe', dove depositare cio' che il nostro organismo ha deciso di espellere, in una forma che sia appunto "igienica", che cioe' non nuoccia in alcun modo al decoro e alla salute pubblica. Bene; in un posto che voglia definirsi civile, la disponibilita' immediata di simili strutture e' una necessita' assolutamente, oggettivamente primaria, proprio come l'accesso diretto all'acqua, e non una concessione alla comodita' privata. Di conseguenza, in un luogo pubblico molto frequentato come una stazione ferroviaria (grande o piccola, presidiata o impresidiata che sia) i servizi igienici devono necessariamente essere direttamente e gratuitamente accessibili a chiunque, mantenendo, e' ovvio, un elevato grado di pulizia (senno' che servizi igienici sarebbero mai?). Cosa che erano fino a qualche anno fa, quando, al massimo, l'utente poteva, volendo, lasciare una "mancia" alla persona che sorvegliava l'ambiente e lo teneva pulito. Ma anche qui vi e' stato un rituffo nel Medioevo (va bene, via, facciamo la Milano seicentesca dei Promessi sposi), quanto meno nelle Grandi Stazioni italiane amministrate dall'omonima societa' che fa capo alle Ferrovie dello Stato (per vedere quali sono clicca qui). Infatti, per fortuna, altre stazioni (per esempio Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte) e molte stazioni piu' piccole offrono ancora questo servizio gratuitamente, ma che tale gratuita' duri nel tempo e' da vedersi (segnali di imbarbarimento vi sono gia', per esempio, a Viareggio). Nelle grandi stazioni invece, da parecchio tempo, i servizi igienici sono esclusivamente a pagamento (almeno 70 centesimi, che non sono pochi) e so per certo che questo fatto provoca un abbassamento del livello di igiene in questi luoghi; infatti, per evitare l'odiosa o semplicemente insostenibile gabella (quanti sono, ad esempio, i senza fissa dimora che vivono nelle e intorno alle grandi stazioni?), c'e' chi sale su un treno in sosta, sceglie magari un vagone un po' piu' lontano dalla parte centrale del marciapiede e ne usa la "ritirata" confidando nella totale disattenzione del personale ferroviario che si trovi eventualmente a transitare da quella parte. Oppure cerca un luogo appena appartato che si trova sempre in tutte le stazioni e lascia li' i suoi piu' o meno olezzanti depositi … Oppure … in condizione di bisogno, le risorse umane sono pressoche' infinite! Orrore orrore! Che barbarie! Sinceramente, non me la sento di scandalizzarmi. La barbarie c'e', senza dubbio, ma non sta dalla parte di chi fa i propri bisogni fuori dai "servizi igienici", quanto ed esclusivamente dalla parte di chi impone una gabella su un'esigenza di vitale importanza, di un'impellenza assoluta, addirittura piu' dello stesso mangiare o bere. Quindi, se un pollice verso ha da esserci, per me lo e' certamente nei confronti di chi vuole spremere denaro da necessita' che non possono proprio soddisfarsi altrimenti (un pezzo di pane si puo' dare a un affamato, ma un gabinetto non si crea con la bacchetta magica).
E a questo proposito, voglio riferire un episodio di cui sono stata testimone oculare, anche se si e' svolto sul treno in movimento e non all'interno di una stazione.
Il 1.o aprile scorso (ma non fu un pesce d'aprile!) viaggiavo in tarda mattinata sulla carrozza 2 del treno regionale 23375, un convoglio formato dall'ultimo grido in fatto di modernita' sui binari toscani (il suo nome e' "Vivalto"). I sedili dall'altra parte del corridoio erano occupati da una famigliola (uomo, donna, bambina sui quattro anni) che aveva un aspetto che anche mia nonna, che era terribilmente classista, avrebbe definito "civile"… Poco dopo la stazione di Empoli, la signora si alzo' con la bambina e scomparve alla mia vista. Ritorno' dopo un certo tempo e, con calma olimpica, tolse le mutandine alla bimba, si chino' verso terra sostenendo la piccola nella posizione di chi si appresta a fare un bisogno, mentre io la guardavo stupita e le dicevo con: "Signora, ma che sta facendo?". La risposta fu addirittura serafica: "Signora", mi rispose, "i gabinetti sono in condizioni schifose. Non posso rischiare che uno sbalzo del treno ci faccia schizzare addosso quella roba o peggio cascare dentro". "Ma almeno ci metta qualcosa in terra…", replicai. Al che, in effetti, la signora tiro' fuori dei fazzolettini, e, appena la bimba ebbe fatto la sua pipi' (per fortuna non tanta), tolse accuratamente la piccola pozza che si era formata e blocco' pure un rivoletto birichino che stava scappando verso il corridoio.
Quando posso, mi piace constatare direttamente la situazione, e cosi', in prossimita' di Firenze, mi feci tutto il treno (6 carrozze 6) per verificare coi miei propri occhi che tre toilette risultavano fuori servizio e le altre tre (compresa quella per gli handicappati) erano davvero in condizioni che dire nauseabonde e' dire poco. Sembrava che in ciascuna delle toilette si fosse dato un appuntamento un esercito di persone con la diarrea.... e tutto era rimasto li' quasi a colmare le tazze del WC col rischio, colto dalla signora, che una franata improvvisa del treno facesse schizzare fuori sulla bambina e su lei stessa quel po' po' di …popo'. Dunque, la signora non aveva avuto effettivamente altra scelta; come potevo biasimarla? (E qui si aprirebbe l'altro scenario, purtroppo nient'affatto inconsueto, sulla trasandatezza con cui sono tenuti i cosiddetti servizi igienici sui treni -compresi i costosissimi convogli Eurostar).
 
…un invito ad agire …
 
Anche per aiutare la societa' che gestisce le grandi stazioni a realizzare seriamente il primo punto della propria mission (o compito, che piu' semplicemente dir si voglia), cioe' quello di soddisfare i bisogni (dei propri clienti), invito chi lo ritiene giusto e necessario a intervenire presso "Grandi Stazioni s.p.a.",e anche presso gli enti pubblici preposti a garantire l'igiene del territorio, per perorare la causa del ripristino delle fontanelle nelle stazioni nonche' la gratuita' dei servizi igienici, mantenendo, e' ovvio, in essi, un elevato standard di vigilanza e pulizia. Penso a deputati e deputate, a senatori e senatrici, penso all'ADUC e ad altre associazioni consimili, ma penso anche alle persone comuni, come del resto sono io, che possono prendere carta e penna, o monitor e tastiera, per dire a chi di dovere: basta con questo imbarbarimento! Basta con questa prepotenza cosi' pericolosa per l'igiene pubblica!
Per facilitare il compito, riassumo qui gli argomenti che depongono a favore di quanto sono andata chiedendo in queste noterelle:
Primo: il ripristino delle fontanelle pubbliche su tutti i marciapiedi delle stazioni e' una misura di igiene pubblica, perche' l'acqua e' assolutamente necessaria non solo per bere direttamente e a volonta' (che e' comunque di primaria necessita'), ma anche per riempire una borraccia o una bottiglia di proprieta', lavare un frutto,per sciacquarsi le mani che si sono sporcate, per rinfrescarsi, per far bere un animale domestico che paga il suo biglietto ferroviario (e non puo' bere dalla bottiglietta!), eccetera. L'obbligo di acquistare bottiglie di acqua minerale a prezzi imposti dai gestori delle stazioni e' una totale vessazione, e inoltre non soddisfa ai molti usi dell'acqua, come si sono enucleati poco sopra. Rappresenta poi un incentivo all'uso e abuso delle bottiglie di plastica, in un momento in cui da molte parti siamo richiamati a comportarci in modo piu' responsabile, non da ultimo, con l'impegno che molti Comuni dispiegano pubblicizzando l'uso dell'acqua del proprio acquedotto, rendendola -guarda caso- accessibile al vasto pubblico anche per l'asporto in punti diversi delle citta'.
Va inoltre notato che specialmente nell'estate, quando le temperature si attestano, come adesso, verso i 40°C., e per consiglio degli esperti, siamo invitati a bere molto, anche quando non abbiamo sete, l'accesso diretto all'acqua nelle stazioni diventa di vitalissima importanza in considerazione del fatto che molto spesso gli utenti devono restare in stazione, esposti al calore e, a volte, al sole, per molto tempo, a causa dei tradizionali ritardi dei treni…
Secondo: l'accesso gratuito ai servizi igienici e' anch'esso una misura di igiene pubblica, perche' questo e' l'unico modo per impedire a tante persone, che non possono (o non vogliono) spendere per un bisogno cosi' elementare, di trasformare, come l'esperienza insegna, in cesso all'aperto i binari e ogni spazio appena appena appartato che si riesca a trovare in una stazione, con conseguenze nefaste per l'ambiente e la gente che vi circola. D'altra parte, i gestori delle stazioni, grandi o piccole che siano, non possono non tenere conto del fatto che esiste un discreto numero di persone, prive, spesso non per colpa loro, di una propria dimora, che nelle stazioni ferroviarie trovano un sia pur precario rifugio, passandovi la giornata e, a volte, la nottata. E' pensabile che possano pagare il servizio igienico? E qual e' allora la soluzione del problema, se non quella di rendere gratuito l'uso delle toilette, dato che e' incomparabilmente meno grave che una societa' per azioni abbia una piccola rimessa in un settore cosi', rispetto al fatto che un certo numero di persone sporchino ogni giorno dove capita? D'altra parte, come gia' fatto notare, i viaggiatori muniti di biglietto ferroviario hanno tutto il diritto di vedere incluso in quel prezzo anche il servizio (igienico) a terra e quindi, in realta', il prezzo del servizio delle toilette si paga da se' con la vendita dei biglietti (basta, eventualmente, un giroconto fra "Trenitalia" e "Grandi stazioni s.p.a." che poi sono membri della stessissima famiglia).
Non mi viene in mente altro, ma se chi legge avesse qualche altra idea … per esprimerla (almeno qui) non si paga niente.
 
 
 
 
NOTA
Per curiosita' e magari anche per ridere un po' (piu' o meno amaramente), elenco tutti i punti del compito (o mission) che si prefigge la societa' "Grandi stazioni spa" (clicca qui ):
soddisfare i bisogni,
anticipare desideri,
cogliere slanci,
far vivere esperienze a 360 gradi,
rendere i clienti protagonisti del nostro mondo,
restituire al pubblico patrimoni di estremo valore culturale, sociale ed economico,
creare nuovi poli di aggregazione, socializzazione, scambio,
reinventare il ruolo del passeggero attraverso la piacevolezza del tempo passato in stazione.
 
(a cura di Annapaola Laldi)
 
 
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