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Professoressa anti-Segre a Firenze. Siamo al delirio?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
4 febbraio 2020 13:48
 
  La vicenda è entrata anche nelle cronache nazionali dei media: un’insegnante fiorentina in classe ha detto che “la sen. Liliana Segre fa quello che fa per farsi pubblicità”. In tanti (giustamente, anche a nostro avviso) hanno stigmatizzato questa affermazione. Il problema è diventato “particolare” quando il preside della scuola di questa professoressa di inglese ha temporaneamente sospeso l’insegnante, invitandola a non presentarsi in classe, in attesa di indicazioni precise da parte degli organismi disciplinari.
E questa insegnante ovviamente non è andata in classe lo scorso lunedì (ferie o malattia, non si sa). Mentre il preside sta continuando ad impegnarsi per comminarle un qualcosa che, al momento, non si sa cosa possa essere, visto che si tratta di un insegnante di ruolo. Ma sembra che, tra media (con grandi interviste ad alcuni genitori di questa scuola), istituzioni (Sindaco e ministro della Pubblica Istruzione inclusi) tutti siano concentrati per stigmatizzare l’accaduto e la “colpevole”.
In particolare, alcuni media stanno cercando di screditare l’insegnante anche oltre il fatto in sé. Anche se l’insegnante non aveva mai parlato di politica in classe prima di questo episodio, sembra che fosse considerata un tipo strano, “al di sopra delle righe”, tant’é che i suoi presunti danni da insegnante erano stati mitigati limitandola ad alcune prime classi.
Insomma, ci dicono, questa signora sembra che avesse la gobba… e si sa i gobbi sono cattivi, sempre. Manca solo che la nostra insegnante sia stata beccata mentre faceva qualche colpo di tosse, e magari un’amica o un amico cinese… ed è probabile che verrebbe accusata di essere tra le infettattrici del coronavirus.
Ricordiamo che l’insegnante ha detto che secondo lei la sen.Segre fa quello che fa per farsi pubblicità. Non ha, per esempio, negato l’esistenza della Shoah… e per questo, di conseguenza, non dovrebbe insegnare qualunque cosa abbia a che fare con la storia, ché libri con tali convincimenti non ci risultano siano adottati da qualche istituto scolastico.
Abbiamo titolato: Siamo al delirio? Lo diciamo noi che, contrari a tutti i reati d’opinione, abbiamo individuato anche in questo caso un tentativo (anche ben riuscito al momento, sembra) di tagliare la lingua a chi esprime un’opinione diversa da quella diffusa. E in questo caso non ci si limita a dire che vengono dette cose non vere e, magari, impegnarsi per dimostrare il contrario con un confronto tra le parti in causa proprio nella stessa scuola in cui sarebbe stato commesso il reato d’opinione. No. Si dice che il reo è gobbo e si cerca anche di levargli il pane di bocca (il lavoro), così se muore di fame la giustizia sarebbe ancor più giusta.
Non è questo un delirio?
 
 
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