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La differenza fra diritto e obbligo dell'avvocato in giudizio: la giustizia che vorremmo
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Osservatorio legale di Claudia Moretti
1 aprile 2007 0:00
 
Chissa' perche' in alcuni Paesi occidentali anglosassoni, cosi' come nell'Europa continentale, in Francia ad esempio, il diritto e l'obbligo alla difesa tecnica sono concetti che non coincidono.
E chissa' perche', sempre in Francia e negli Usa, il diritto all'autodifesa e' sancito in modo chiaro, netto e solo in casi determinati si ha la rappresentanza obbligatoria di un legale (Art. 18 NOUVEAU CODE DE PROCEDURE CIVILE "Les parties peuvent se défendre elles-mêmes, sous réserve des cas dans lesquels la représentation est obligatoire")
Il nostro articolo 24 della Costituzione, al pari di molte costituzioni straniere, sancisce il diritto alla difesa. Perche' dalla Suprema Corte americana cio' significa diritto inviolabile proprio di ogni persona ad autodifendersi, anche senza difensore e da noi, invece, imporre alla persona la difesa tecnica anche se volesse, a torto o a ragione, esercitare in proprio il proprio diritto.
Il giudice francese e' soggetto a quel semplice e intuitivo principio generale, contenuto nel codice di procedura francese nella sezione VII rubricata La défense, secondo cui puo' sempre sentire le parti stesse.(art. 20 <7>NOUVEAU CODE DE PROCEDURE CIVILE "Le juge peut toujours entendre les parties elles-mêmes" ).
Noi italiani, invece, possiamo "stare in giudizio" solo "con il ministero di un difensore" (salvo per cifre irrisorie di 516, 00 euro circa), cioe' solo se rappresentati e difesi da un avvocato abilitato e siamo sentiti dal giudice civile solo a chiarimento dei fatti (interrogatorio libero delle parti), o per formare una prova a noi contraria (l'interrogatorio formale) o a scopi conciliativi. Ma non "a fini di difesa".
Credo che esista una relazione di causa-effetto fra la distanza cittadino-giustizia e lo stato attuale di quest'ultima, della sua lentezza, della sua farraginostita', cavillosita' e burocrazia.
In Italia la complessita' e cavillosita' delle procedure e prassi giudiziarie e' tale da impedire di fatto l'esercizio del diritto di difesa proprio di ogni cittadino. Non ci sono dubbi. Ma la soluzione non e' impedirgli per questo l'accesso diretto al giudice.
L'ordinamento, infatti, testimone di tanta distanza fra il cittadino medio e la risoluzione giudiziale di una sua controversia, anziche' tentare di ridurla come dovrebbe, ponendo drasticamente mano alla semplificazione normativa, allo snellimento delle procedure, all'utilizzo di formulari, schemi, guide pratiche... l'aumenta, fino a renderla incolmabile. Colmabile solo con la mediazione di categoria.
In altre parole, il gia' affievolito diritto alla difesa, dovuto all'inghippo procedurale, oltre che all'indomabile corpo normativo italiano, lo si riduce ancora, togliendo al cittadino la possibilita' dell'autodifesa. Doppio scacco. Siccome e' -te lo abbiamo reso- difficile, allora non e' per te. E l'originario "diritto alla difesa" cede il passo all' "obbligo di munirsi di un difensore".
Sappiamo bene quante insidie comporti una citazione in giudizio, sappiamo sempre bene quanti risvolti giurisprudenziali si nascondono dietro ad una notifica, conosciamo le preclusioni che derivano dal non capitolare bene le prove testimoniali. Credo anche pero' che la giustizia in Italia sia questa matassa arrotolata e incomprensibile (molto spesso per i tecnici stessi!), proprio perche' roba da avvocati e non da cittadini.
Forse cosi' non sarebbe se il diretto interessato fosse maggiormente coinvolto nella tutela dei propri diritti e doveri. Quegli stessi diritti e doveri che gli si chiede quotidianamente di adempiere, salvo poi tenerlo fuori dai meccanismi e dai tempi di difesa.
E' evidente che l'obbligo dell'avvocato inibisce alla radice molte cause di modesto valore, soprattutto dove la parcella le rende in automatico antieconomiche. Molte, troppe, questioni non valgono la pena del giudizio, gia' di per se' lungo, incerto e troppo costoso, salvo che non divengano questioni di principio. Ma se i propri diritti e doveri non valgono la pena, il cittadino si arrende al diniego di giustizia. E torna in auge la legge della giungla.
Domani, anche senza l'obbligo dell'avvocato forse il "neonato" cittadino non se la sentira' di sfidare l'ignota aula tutto solo, o rimarrebbe traumatizzato. Ma dopodomani? Fra uno, due, cinque, dieci anni? Se alla possibilta' di avvalersi di un legale (anche con il gratuito patrocinio a spese dello Stato se non abbiente) si aggiungesse questa possibilita' in piu', la propria autodifesa, forse le cose dovrebbero necessariamente cambiare.
Forse potremo cominciare a veder circolare nei tribunali quello che vediamo oggi per i ricorsi verso le multe al codice della strada: moduli chiari e leggibili, giudici che verbalizzano i contenuti delle domande giudiziarie dei singoli cittadini, siti Internet di istruzioni chiare e concise sui temi piu' comuni, a disposizione dei volenterosi che vogliono attuare tutta la tutela e la difesa che lo Stato gli promette, e non solo quella che conviene, al netto delle spese legali.
L'avvocato avra' comunque e sempre il suo spazio vitale e fondamentale nelle cause dove sara' voluto, richiesto e pagato. La sua professionalita' potra', ad esempio, esplicarsi con le consulenze stragiudiziali anche precedenti ad una causa. Altrettanto potranno fare le associazioni che si sentono qualificate.
In tutto questo il cittadino prendera' quella coscienza che oggi e' preclusa dal filtro e dalla mediazione del legale: quali siano davvero, in concreto, i propri diritti e i propri doveri e le prospettive giudiziali degli stessi. Diventera' piu' consapevole delle proprie operazioni quotidiane, dai risvolti legali delle stesse (dall'adesione ad un contratto ad una bega di vicinato, al recupero di un credito). Saranno cittadini piu' consapevoli e preparati perche' lo Stato li dovra' ascoltare e rispondere in prima persona. Piu' responsabili e con capacita' critiche che potranno, nella migliore delle ipotesi, tradursi anche in un elettorato piu' maturo e meno manipolabile. Magari decideranno che la giustizia debba davvero esser riformata.
Dal canto suo, le corti si dovranno finalmente alzare dal cavillo e dal cicciolo avvocato/controavvocato-giudice per diventare al servizio di chi la interpella. Con sentenze comprensibili e finalmente, oltre che "In Nome Del Popolo Italiano." anche per il popolo italiano, non solo per i suoi avvocati.

Qui una nostra proposta di legge in materia, a partire dal giudice di pace:
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* legale Aduc, avvocato iscritto all'Ordine di Firenze
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