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La citta', l'invenzione piu' complessa dell'Umanita'. Incontro Onu a Quito per 193 Paesi
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Articolo di Redazione
18 ottobre 2016 16:55
 
  Spiegamento imponente di polizia, strade chiuse alla circolazione e barriere di sicurezza, domenica 16 ottobre, cosi' si presentava l'ingresso del parco al centro citta' di Quito. Il quartiere di Marsical non era mia stato sottoposto ad un simile livello di sicurezza, ma l'evento che ospita e' eccezionale per lui stesso.
Dal 17 al 20 ottobre, tutti gli attori delle questioni urbane (eletti locali, rappresentanti della societa' civile, universitari, professionisti dell'urbanismo, vari privati… piu' di 23.000 persone complessivamente) partecipano, nella direzione della Casa della Cultura equadoregna, situata nel cuore del parco, alla terza conferenza delle Nazioni Unite sull'alloggio e lo sviluppo urbano durevole, piu' comunemente chiamato Habitat III.
Urbanizzazione anarchica
Avviato nel 1975 con la creazione di una Fondazione delle Nazioni Unite per l'habitat e gli insediamenti umani, il principio dell'ONU di un incontro sull'urbanizzazione ha preso corpo l'anno dopo a Vancouver (Canada) in occasione di Habitat I,ed  e' gia' stata fatta la constatazione di una urbanizzazione anarchica e di disparita' crescenti tra citta' e campagne, affìdando agli Stati il compito di correggerne le derive.
Venti anni dopo, a Istanbul, mentre l'urbanizzazione continuava il suo sviluppo, emerge la problematica del diritto all'alloggio e quello dell'accesso ai servizi pubblici. Di fronte all'incapacita' dello Stato pianificatore, Habitat II fece appello all'azione decentralizzata delle autorita' locali per razionalizzare l'espansione urbana.
Oggi e' dunque la capitale andina che si propone di esplorare “la citta', l'invenzione piu' complessa dell'umanita'”, secondo Gustavo Baroja, prefetto di Pichincha, la provincia di Quito, uno degli oratori dell'assemblea mondiale dei Sindaci convocata il 16 ottobre come preludio di Habitat III.
Nuova agenda urbana
Ma Habitat III non ha come esclusiva finalita' di offrire un forum di dibattito ed un quadro di analisi sulla crescita delle citta'. “Questa terza conferenza deve anche strutturare la comunita' urbana intorno ad un'agenda”, fa notare Laure Criqui, ricercatrice all'Istituto dello sviluppo durevole e di relazioni internazionali (Iddri). I 193 Paesi rappresentati a Quito si lasceranno il 20 ottobre dopo aver steso una dichiarazione, frutto di due anni di negoziati preparatori, destinati a fissare le grandi linee di questa nuova agenda urbana.
Anche se non vincolante, questa “dichiarazione di Quito” (un testo di 166 articoli e 21 pagine, formalizzato dopo due anni di riunioni regionali e tematiche) resta un esercizio difficile cosi' come le questioni relative all'urbanizzazione evolvono velocemente -spinta migratoria, lotta contro la poverta', marginalizzazione di alcuni quartieri, densita' dei trasporti, la pressione dei terreni, impatto sul riscaldamento climatico, rivendicazioni cittadine. Molto pu' velocemente rispetto al rito degli incontri dell'ONU.
70% di urbani nel 2050
“Perche' tenere una conferenza ONU Habitat ogni venti anni, perche' non scegliere un intervallo piu' corto?”, si interroga Miguel Angel Mancera, Sindaco di Messico, megalopoli di piu' di 20 milioni di amministrati. Secondo le stime dell'ONU, il 56% della popolazione mondiale, nel 2015, vive in un ambito urbano. Questa cifra' dovrebbe attestarsi al 60% nel 2030 e al 70% verso il 2050, mentre all'inizio del secolo era solo il 10%. Le citta' sono spesso percepite come dei luoghi di caos, mentre esse sono dei motori positivi per lo sviluppo, dice Laure Criqui.
“Circa 1 miliardo di persone (su una popolazione mondiale stimata di 7,4 miliardi) vive in alloggi indegni, le ineguaglianze sono ancora molto marcate nei tre numerosi Paesi e nelle tre numerose citta'”, dice il direttore esecutivo di ONU Habitat, il barcellonese Joan Clos.
L'adozione a settembre 2015 di 17 obiettivi di sviluppo durevole (ODD), poi tre mesi dopo un accordo universale contro il riscaldamento nell'ambito della COP21, sono incitazioni ad agire. Occorre “prendere in considerazione che le citta' siano aperte a tutti, sicure, elastiche e durevoli”, annuncia l'ODD n.11 delle Nazioni Unite. Le citta' fanno parte della soluzione nella deregolamentazione climatica, dice in sostanza l'accordo di Parigi sul clima.
Tre priorita'
“La questione dei mezzi destinati alle citta' per rispondere agli obiettivi dello sviluppo durevole” e' al centro delle discussioni di Habitat III, assicura il ministro per la casa e l'habitat durevole Emmanuelle Cosse, attesa nella capitale equadoregna. “Si dibatte anche sul tipo di sviluppo urbano che si giudica accettabile in rapporto alle sfide climatiche, aggiunge il capo della delegazione francese. La diffusione urbana si accompagna notoriamente con un esaurimento delle risorse naturali e una precarieta' energetica”.
Il governo francese dovrebbe difendere tre priorita' a Quito: un patto contro l'esclusione urbana, un patto per la transizione ecologica e un patto per co-produrre la citta', altrimenti detto per includere differenti attori del territorio nell'azione locale. La Francia ha in questo un vantaggio sostanziale, poiche', insieme all'Ecuador presiede i lavori di Habitat III.
Il Peru' aveva ottenuto l'organizzazione della COP21 nel 2014, l'Ecuador voleva anch'esso la propria conferenza internazionale: questa e' Habitat III. La Francia non era candidata per completare il binomio Nord-Sud che impone il meccanismo dell'ONU, ma essa si e' imposta, in mancanza di altri candidati nei Paesi sviluppati.
“In Europa, la questione urbana rinvia a politiche pubbliche gia' assunte, ma per molti Paesi del Sud, resta ancora un grosso problema di democrazia, di diritti politici e sociali”, osserva Emmanuelle Cosse. Le citta' contano di ben approfittare della cassa di risonanza di Habitat II per rivendicare un maggiore potere decisionale.
“Le autorita' locali devono cessare di essere delle forze di appoggio ai governi nazionali, ha detto il Sindaco di Dakar, Khalifa Sall, a margine dell'assemblea dei Sindaci. Questa deve tradursi nella messa a disposizione dei mezzi finanziari di cui esse hanno bisogno”.

(articolo di Simon Roger, inviato speciale a Quito, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 18/10/2016)

Qui le conclusioni del convegno
 
 
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