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Salva la natura, salva il terreno. Petizione europea
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Articolo di Redazione
21 febbraio 2017 14:28
 
 Dopo sessanta anni di una rivoluzione cosiddetta verde, il lavoro degli agricoltori e’ stato snaturato ed ha creato delle pratiche insostenibili per i terreni. Grazie alla trasformazione tecnologica di base e alla massificazione dell’uso dei prodotti chimici, l’Unione Europea e’ riuscita ad aumentare i rendimenti agricoli per nutrire una popolazione in costante crescita. Il prezzo da pagare e’ troppo elevato. E’ tempo di instaurare un quadro per regolamentare la protezione dei terreni. Questa agricoltura del XX secolo si e’ diffusa ed e’ andata fuori del suo obiettivo primario: nutrirci. Sovrapproduzione alimentare, utilizzo eccessivo di componenti chimici, sovraindebitamento. La popolazione di agricoltori si e’ sciolta come neve al sole e le fattorie son diventate gigantesche. Malato, questo sistema ha messo gli agricoltori sotto pressione monetaria e chimica. Ed e’ difficile per loro venirne fuori. Il modello agricolo europeo e’ senza fiato e il terreno, risorsa base per il lavoro agricolo, e’ stato maltrattato. Eroso perche’ lasciato nudo tra due colture, ingolfato perche’ solcato da trattori sempre piu’ pesanti, contaminato perche’ nutrito da prodotti fitosanitari, reso artificiale per rispondere ai bisogni dell’espansione urbana. Questa base dell’agricoltura e’ in uno stato pietoso. Per fortuna, il terreno e’ uno strumento elastico.
Delle alternative stanno gia’ comparendo su tutti i territori, con l’intento di produrre meglio e meno. Una migliore qualita’, un migliore guadagno per i produttori e soprattutto una migliore integrazione della fattoria nel suo ambiente. Lavorare con la natura e non contro di essa. Lasciate che i lombrichi rendano arioso il terreno invece di farlo con l'aratura, rimettere siepi perche’ i loro abitanti si nutrano di parassiti, associare alcune varietà tra loro e aumentare la diversita’ delle colture per combattere le malattie. Queste soluzioni alternative ai trattamenti chimici rappresentano un’economia di tempo e denaro per l’agricoltura. Questi sistemi agricoli innovativi hanno le loro radici nell’agroecologia. Portano ad una triplicazione delle performance economiche, ambientali e sociali, e fanno parte di un movimento di riduzione dei consumi di proteine animali e di prodotti caseari. Per smettere di segare il ramo su cui poggia, la professione agricola deve avviare questo cambiamento e rimettere la sanita’ dei terreni al centro del suo funzionamento. Il rinnovamento passera’ attraverso la diversita’ dei paesaggi e la conservazione delle fattorie a livello umano e che forniscano i circuiti di distribuzione di prossimita’. La salvaguardia dei terreni e’ un meccanismo societario forte rispetto ai numerosi servizi che ne derivano, stockando del carbone, filtrando la nostra acqua, etc. L’agroecologia considera la qualita’ del terreno come essenziale allo sviluppo dei sistemi agricoli. Essa propone un nuovo patto tra l’agricoltura e la societa’.
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Questo appello alla mobilitazione civica per la protezione dei terreni mira a riconciliare agricoltura e ambiente. Se l’UE e’ stata responsabile del cambiamento di una professione da sessanta anni, perche’ non potrebbe agire oggi per rendere diffusa l’agroecologia? E’ quello che stanno chiedendo 400 organizzazioni (associazioni di protezione della natura, ricercatori, agricoltori) che hanno raggiunto il movimento People4soil chiedendo alla Commissione europea di proteggere i terreni cosi’ come oggi essa protegge aria e acqua. Come? Grazie all’iniziativa civica europea. Questo meccanismo di democrazia diretta permette ad 1 milione di cittadina europei di proporre un provvedimento e di chiederlo direttamente alla Commissione europea. Abbiamo tempo fino a settembre per raccogliere le firme attraverso la campagna People4soil

(articolo pubblicato sul quotidiano Le Monde del 21/02/2017)
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